Analisi e Proposte (di Vincenzo Pietrogrande – già Direttore Ist. Clinica Ortopedica – Univ. di Milano)

Ricevi già la nostra newsletter? Se non la ricevi e sei interessata/o ai contenuti del Blog, registrati, utilizzando il box presente qui a fianco. Sarai così sempre periodicamente aggiornata/o su quanto viene pubblicato.

Esercizi per una memoria riabilitativa

Nell’ormai lontano 1992, Carlo Perfetti pubblicò, con la Idelson Liviana, un libro, per quegli anni come al solito antesignano, dal titolo curioso ed emblematico: “Esercizi per una memoria riabilitativa”.
Si trattava di una raccolta di articoli, scritti vari, testi in genere, lettere, documenti, comunicati, a firma sua o di appartenenti al suo Gruppo (o “tribù”, come a volte lo definiva), oppure a firma di altri personaggi della Riabilitazione di quei tempi, dati alle stampe o in qualche modo divulgati nei 20 anni precedenti la pubblicazione del libro in oggetto e naturalmente attinenti il modo di concepire, valorizzare, difendere la Fisioterapia e il Fisioterapista (Terapista della Riabilitazione 20 anni fa), la Riabilitazione e il Riabilitatore di allora e le relative problematiche.
“Non dimentichiamo mai” – scriveva Perfetti nella Prefazione – “che dobbiamo costruire oggi il passato del domani e che domani non vogliamo vergognarci di quanto non fatto, fatto male o trascurato per stanchezza, o per mancanza di fiducia”. “Esercizi per una memoria riabilitativa” fu l’occasione per ripensare, dal suo critico e pungente punto di vista, al “come eravamo” in quei tempi.
Questa sezione del Blog vuole quindi proporre, all’attenzione di chi può essere interessato e curioso, contributi significativi, sulla Fisioterapia e il Fisioterapista, sulla Riabilitazione e il Riabilitatore, riguardo al “come eravamo” in un passato remoto (ma volendo anche recente), confrontandoli con testi riguardanti il “come siamo” ora, ma anche con testi dedicati al “come dovremmo (o dovremo) o potremmo (o potremo) essere” in futuro. Spunti per ricordare e riflettere e ci si augura utili per migliorare il proprio impegno ed agire professionale. Chi vuole collaborare segnalando “esercizi” di questo tipo è il benvenuto (vedere le norme per gli Autori). Saranno graditi anche considerazioni, commenti, critiche agli “esercizi” proposti.

Ft. Romualdo Carini – Responsabile Blog

 

“COME AVREMMO DOVUTO GIA’ ESSERE 30 ANNI FA?”
(Da “Riabilitazione Oggi” – Anno I – n. 2 – Novembre 1984 – pag. 11)

VINCENZO PIETROGRANDE
Direttore Istituto Clinica Ortopedica – Università degli Studi di Milano

Il problema riabilitativo in Italia é stato lungamente contrassegnato da alcuni equivoci, che ancor oggi non sono stati completamente eliminati.
Il primo è consistito nella mancanza in Italia, fino agli anni ’50, di una classe di Terapisti a sé stante, formata da apposite scuole e con precisa mentalità.
Il secondo dal fatto che in Italia sono stati creati prima gli specialisti medici, medici in fisiatria, con l’equivoco di scuole di “terapia fisica” nate nell’ambito della radiologia e cioè creando medici esperti in terapia con i vari mezzi radianti, ma assai poco esperti in quella che si andava affermando come base della riabilitazione: la kinesiterapia.
Lo sviluppo, in questo senso, che si é avuto negli Stati uniti ad opera di Rusk, che dopo la guerra di Corea ha dato un nuovo impulso al concetto di riabilitazione globale, ha fatto nascere la riabilitazione nel senso di “recupero” del minorato, che non necessariamente deve essere un “motuleso”, variando in ciò il concetto con cui era, nel Nord Europa e principalmente in Svezia, Danimarca, Gran Bretagna e successivamente in Svizzera ed in Germania, nata una “fisioterapia” quasi completamente rivolta alle lesioni dell’apparato locomotore.
Terzo equivoco è stata la mancata differenziazione, nelle scuole professionali, nella attività ospedaliere e nella mentalità comune, tra massaggiatori e e terapisti della riabilitazione. Solo ora si é ovviato a ciò con la ibrida formazione dei “massofisioterapisti” con scuola triennale, ma con provenienza dagli studi medi inferiori, che in realtà poco si differenziano dai “fisiokinesiterapisti”, titolo questo con cui viene ancora denominata negli ospedali la figura del terapista della riabilitazione, formato con corsi triennali, ma proveniente da studi medi superiori, quelli che danno accesso agli studi universitari.
Quarto e ultimo equivoco é che le normative di legge, quando hanno previsto la formazione di questi due ordini di scuole professionali, hanno dovuto in un certo senso autorizzare “de facto” i numerosi elementi che già in qualche modo praticavano la fisioterapia, sia negli ospedali che negli studi professionali e cioé persone provenienti dagli infermieri generici che avevano, ma non sempre, frequentato scuole della più svariata durata (corsi semestrali, annuali o biennali) ed i cosiddetti “massaggiatori sportivi”, i quali, molte volte senza alcuna seria preparazione, sono andati ad ingrossare le file dei “massofisioterapisti”.
I problemi, anche ora che sono state istituite in Italia scuole abbastanza numerose ed in genere con programmi piuttosto simili secondo due ordini direttivi, quelle ora triennali per “massofisioterapisti” e quelle triennali per terapisti della riabilitazione, permangono per due motivi: la non netta definizione dei compiti e dei limiti tra specialisti medici in fisioterapia e terapisti della riabilitazione, e la tendenza, sempre presente negli educatori fisici, provenienti dalle diverse scuole ISEF, ad estendere il loro campo di azione, attraverso la ginnastica medica, all’intero campo della riabilitazione motoria.
Questo é lo stato di fatto, in Italia, della “riabilitazione”.
Per poter adeguare il campo riabilitativo italiano a quanto si fa nella maggior parte dei Paesi “progrediti” occorre, a mio giudizio, chiarire, eventualmente con disposizioni di legge alcuni punti.

  1. Istituire corsi di abilitazione ai diversi livelli per sanare, in modo legale, tutte le situazioni “equivoche” ancora presenti, senza attendere che per l’età dei soggetti il problema vada esaurendosi di per sé.
  2. Adeguare rigorosamente i programmi di tutte le scuole che ora, con diversa matrice, esistono: universitarie, ospedaliere, regionali e private. Scuole che logicamente danno titoli non omogenei e che solo la permessività concede di unire in una unica valutazione, ma che in realtà, dal punto di vista legale, sono profondamente diversi (dal diploma al semplice attestato).
  3. Precisare i relativi “mansionari” e se possibile istituire albi professionali.
  4. Chiarire i limiti e la natura dei rapporti tra fisiatri e terapisti della riabilitazione.
  5. Determinare, in modo chiaro e definitivo, i limiti dei “cinesiologi” nel campo riabilitativo.

A mio giudizio, il futuro della riabilitazione in Italia dovrebbe, in tal modo, poter dare:

  1. Un corpo di medici “fisiatri” intesi nel senso più ampio della parola: medici preparati in tutti i campi della riabilitazione, anche internistica e non solo neurologica o ortopedica. Medici che possono affiancarsi, in un lavoro di équipe, ai diversi sanitari pere stabilire un programma riabilitativo globale e che, una volta impostato il programma, possano seguirne la evoluzione e giudicare le tappe raggiunte e da raggiungere.
  2. Un corpo di “terapisti della riabilitazione” con una posizione, tra il gruppo dei paramedici, molto vicina a quella del medico, per la particolare specifica preparazione, e che sappia “interpretare” e programmare in dettaglio le istanze che la équipe medica e il fisiatra hanno dato. Terapisti che siano in grado di valutare non solo i risultati, ma anche la risposta del malato, di variarne il dettaglio della terapia, in un rapporto di collaborazione con il fisiatra e non in un rapporto di semplice subordinazione come in genere fino ad ora é stato. Il mantenere ciò da una parte “svilisce” il compito del terapista che ha un “bakground” di tipo assai affine all’universitario e dall’altra fa identificare il fisitra con il fisioterapista.
  3. Una coscienza del pubblico che conosca le relative qualificazioni e possa vedere, nel terapista della riabilitazione, il vero agente della sua rieducazione, quello che gli sta vicino, che lo guida e lo consiglia, ma che nello stesso tempo, se ben preparato anche nei suoi compiti e nei suoi limiti, non si sovrapporrà mai al medico in compiti e quesiti che non gli spettano.
  4. Un corpo di “massaggiatori” in cui l’esecuzione della terapia fisica dovrebbe essere limitata alla sorveglianza delle “applicazioni” con le varie energie ed al massaggio nella sua pratica. Essi dovrebbero collaborare, nelle rispettive sfere, con i “riabilitatori” e non interferire negli altrui compiti.