CARDIOLOGIA – Focus di aggiornamento sul paziente ultrasettantenne cardioperato (di Melania Marconi, Antonio Mazza)

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MELANIA MARCONI, ANTONIO MAZZADottori in Fisioterapia

I.C.S Maugeri, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico – Unità Operativa di Cardiologia Riabilitativa – Istituto di Pavia.

 

INTRODUZIONE

L’età media dei pazienti cardiopatici sottoposti a cardiochirurgia è in crescita, e questo soprattutto per lo sviluppo delle tecniche operatorie e postoperatorie, che ha portato ad una riduzione della mortalità e della morbidità ospedaliera.

L’anziano è un problema quantitativo (in UTIC 27-34% e in CR 33%), poiché ha un’indicazione elettiva alla Cardiologia Riabilitativa per una documentata efficacia rispetto alla “usual care” soprattutto nei pazienti ad alto rischio per mortalità od eventi cardio-vascolari, deterioramento funzionale e cattivo stile di vita; e qualitativo, poiché l’intervento tradizionale di Cardiologia Riabilitativa e Preventiva non risponde appieno ai bisogni del paziente, dato che l’età (≥75 aa) rimane fortemente predittiva di non aderenza e nuovi eventi (MACE + reospedalizzazioni) a 1 anno (ICAROS SURVEY).

Da questo emerge la necessità di rispondere a pazienti con sempre maggiori e diversi bisogni riabilitativi e preventivi con interventi diversificati e individualizzati.

Sono state pubblicate raccomandazioni specifiche per la riabilitazione del paziente anziano, nelle quali è indicata l’opportunità di disegnare strategie operative centrate sui bisogni peculiari del paziente.

È, infatti, indubbio che per lunga durata di malattia, comorbidità, presenza di limitazioni funzionali precedenti, tono dell’umore spesso flesso verso la depressione, la somatizzazione e l’ostilità, il paziente anziano possa essere portato a rifiutare del tutto o a non aderire completamente al programma riabilitativo.

Il nostro programma riabilitativo, specificamente disegnato per pazienti ultrasettantenni dopo recente intervento di cardiochirurgia, è risultato efficace e gradito ai pazienti.

Esso prevede una Valutazione Multidimensionale a cui poi segue un Programma di Training Individualizzato.

 

VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE

La valutazione è compiuta mediante diverse scale ed indici:

– l’indice di Maslow dei bisogni fisiologici umani per la compromissione della funzionalità

– il Mini Mental State Examination, valuta l’efficienza intellettiva e la presenza di deterioramento cognitivo

– la Geriatric Depression Scale

– l’EuroQol che rappresenta l’autopercezione dello stato di salute

– il Balance Performance Oriented Mobility Assessment

– il Get-Up-and-Go test

– il test Chair Stand, per la forza degli arti inferiori

– il test Arm Curls, per la forza degli arti superiori

– il test Chair Sit-and-Reach, per la flessibilità degli arti inferiori

– il test Back Scratch, per la flessibilità degli arti superiori

– il Six Minutes Walk Test

I risultati del BPOMA e del Get-Up-and-Go test sono utilizzati per la stratificazione iniziale dei pazienti: se il paziente esprime un BPOMA score >19 e un tempo al Get Up and Go ≤10 secondi è categorizzato come “no frail”. Se il BPOMA score è ≤19 o il tempo al Get Up and Go è >10 secondi il paziente è categorizzato come “moderate frail”; se lo score al BPOMA è ≤19 e il tempo al Get Up and Go è >10 secondi il paziente è categorizzato come “severely frail”.

 

PROGRAMMA DI TRAINING INDIVIDUALIZZATO

  • I pazienti “severely frail” seguono 2 sessioni quotidiane di cammino assistito (e con ausili se necessario) in camera e in corridoio, esercizi di contrazioni isometriche del quadricipite, di rinforzo muscolare dell’estensore e del flessore del ginocchio e dell’adduttore dell’anca, eseguiti mediante pesi d’intensità crescente da 0.5 a 2 Kg.
  • Se (o quando) i pazienti sono classificati “moderate frail” avviano un programma che comprende sedute giornaliere di esercizi di forza e flessibilità degli arti. Si utilizzano gli stessi esercizi dei test valutativi, con 2 set costituiti da un numero crescente di ripetizioni (da 8 a 12) e con pesi di intensità crescente (a partire da 0.5 Kg per le donne e 1 Kg per gli uomini). Inoltre i pazienti eseguono esercizi di equilibrio di difficoltà crescente: fermi per 10” a piedi uniti, poi con un piede accostato ma avanti all’altro (semitandem), con un piede immediatamente davanti l’altro (tandem) e infine con un piede sollevato.
  • I pazienti “no frail” (così categorizzati all’inizio o quando raggiungono i requisiti richiesti) aggiungono al programma descritto per i pazienti “moderate frail” esercizi aerobici, alla cyclette e al tappeto scorrevole: 2 serie di 20 minuti, a partire da camminata o pedalata libera con aggiustamenti crescenti di carico individualizzati su scala di Borg per la fatica (livello 12 -13).

Nel giorno dell’avvio degli esercizi alla cyclette o al treadmill, i pazienti eseguono anche la salita e la discesa di due rampe di scale, assistiti dal Fisioterapista.

 

DISCUSSIONE

Ogni evento acuto, come un’ospedalizzazione per cardiochirurgia, può essere nel paziente anziano un fattore accelerante verso la disabilità. Scopo della riabilitazione è appunto quello di recuperare la mobilità indipendente, migliorare il funzionamento fisico e, così, la qualità di vita.

Individualizzare i percorsi, stratificando i pazienti in base al loro grado di fragilità funzionale all’arrivo in Cardiologia Riabilitativa, ci permette di attuare un intervento “mirato” agli effettivi bisogni dei pazienti.

Per la stratificazione abbiamo scelto due test che, investigando il rischio statico e dinamico di caduta e il dinamismo, si complementano nel dare informazioni sul grado di dipendenza e sui bisogni d’assistenza infermieristica e fisioterapica del paziente.

Abbiamo quindi disegnato un percorso di training fisico diverso per i vari livelli di fragilità, che ci ha consentito di dedicare sessioni di fisioterapia al letto o in camera ai più fragili e di avviare precocemente in palestra i pazienti senza fragilità funzionale.

Corrispondenza: marconimelania@gmail.com;antonio.mazza@icsmaugeri.it

Postato il 10 settembre 2017

 

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