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Osteopata: professione sanitaria…..”per grazia ricevuta?” Chiarire per evitare rischi a professionisti, pazienti o clienti (di Cesare Cerri, Neurologo – Membro Giunta Conferenza Permanente dei CdL delle Professioni Sanitarie)

CESARE CERRI – Neurologo
Presidente Consiglio Coordinamento Didattico CdL Fisioterapia e Neuropsicomotricità Età Evolutiva
Membro Giunta Conferenza Permanente dei CdL delle Professioni Sanitarie
Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa
Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale
Università degli Studi di Milano Bicocca

 

L’osteopatia nasce alla fine del 1800 negli Stati Uniti come proposta per “rifondare” la Medicina.

Successivamente, in Europa, si è differenziata dalla Medicina basata sul riduzionismo scientifico sviluppando un percorso alternativo, per rispondere al bisogno di salute/benessere delle persone.

Parallelamente al diffondersi ed al progredire di una epistemologia osteopatica, si sono sviluppate una serie di tecniche manipolative, finalizzate a “riequilibrare la persona” eliminando le conseguenze delle “disfunzioni osteopatiche” che ne minerebbero il benessere.

Questo secondo aspetto è all’origine della percezione di una sovrapposizione e confusione con l’attività del fisioterapista, che utilizza tecniche manipolative apparentemente uguali con finalità sanitarie riabilitative.

Esemplificando un po’ rozzamente: è a tutti chiaro che l’estetista che utilizza un apparecchio da elettrostimolazione od un laser estetico, non può, per questo, esser definita un professionista sanitario alla stregua del fisioterapista che tratta una tendinite con laserterapia. Se un osteopata effettua una manovra cranio-sacrale non è altrettanto chiaro a tutti che anche lui non può essere assimilato al fisioterapista.
Non entriamo per ora nell’analisi del come si sia sviluppata questa situazione e sulla buona o mala fede di chi ha contribuito al suo consolidarsi, ma riflettiamo su cosa è utile fare per chiarire le cose ed evitare rischi per professionisti, persone assistite o clienti.

Anzitutto occorre essere chiari sul fatto che l’osteopatia non è (e non vuole essere) parte della Medicina Allopatica e che quindi l’osteopata non ha nulla a che fare con i professionisti sanitari della riabilitazione (come peraltro una parte significativa del mondo osteopatico ha affermato).

In secondo luogo sarebbe opportuno, per quanto possibile, non utilizzare termini osteopatici per descrivere manovre utilizzate dal fisioterapista nella propria attività (o peggio usare la terminologia osteopatica per finalità commerciali associandola alla professione di fisioterapista).

Infine è fondamentale mantenere separati i percorsi formativi di osteopati e fisioterapisti e conseguentemente anche le modalità dell’esercizio della professione: corso universitario con esame di stato alla fine ed iscrizione all’Ordine professionale per il fisioterapista, formazione certificata ed iscrizione volontaria al Registro delle professioni non normate per l’osteopata.

In questo contesto è quindi fondamentale la Mozione approvata all’unanimità dalla Giunta della Conferenza Permanente delle Lauree delle classi sanitarie, che ribadisce l’inutilità di creare, con un percorso a se stante, una nuova professione sanitaria, dal momento che le competenze di quest’ultima sarebbero già ricomprese fra quelle del fisioterapista.