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Covid-19 e Fisioterapia. Come cambierà il nostro “modus operandi”? (di David Di Segni, Fisioterapista*)

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La data del 21 febbraio 2020 rimarrà forse indelebile nella memoria collettiva e nei libri di Storia, come la data in cui il primo paziente italiano è stato diagnosticato, a Codogno in provincia di Lodi, con diagnosi Covid19.

Di li a poco è stato un susseguirsi di eventi, notizie, aggiornamenti, disposizioni, decreti, polemiche, che hanno investito il mondo del lavoro italiano e, inevitabilmente, anche la nostra professione, in un turbine veloce e con una potenza devastante, catapultandoci in una situazione di emergenza..

Nel giro di poche settimane ci siamo ritrovati in un mondo diverso, le nostre abitudini completamente stravolte, e soprattutto con una professione che da un giorno all’altro non poteva essere più praticata come lo si faceva un momento prima.

E’ stato stabilito che si può lavorare indossando i DPI e ad una distanza di sicurezza almeno di un metro; ma la nostra è una professione che non può fare a meno, nella stragrande maggioranza dei casi, di un contatto fisico. Di fatto, solo con quanto stabilito sembrerebbe possibile operare, sia per proteggere noi stessi (perché chiaramente si entra in contatto con tantissime persone in una giornata lavorativa) sia per proteggere gli stessi pazienti.

Ci siamo trovati improvvisamente a maneggiare disinfettanti (forse senza averne, molti di noi, una conoscenza specifica), ad indossare mascherine e guanti, ad applicare più stringenti norme igieniche nei nostri luoghi di lavoro.

Poi ci siamo trovati costretti a chiudere i nostri studi, sia per mancanza di pazienti sia, soprattutto, per senso di responsabilità, perché credo che nessuno di noi voglia correre il rischio di diventare untore e provocare involontariamente sofferenza al prossimo.

Ormai siamo oltre la metà di aprile, a più di un mese da quando è stato imposto il lockdown a tutta Italia; si intravedono spiragli di un miglioramento della situazione (minori morti, svuotamento graduale delle terapie intensive), ma chiaramente siamo ancora lontani da un ritorno alla normalità.

Quale allora potrà essere il Futuro per la nostra professione?

Il “fare” del Fisioterapista prevede, necessariamente, un contatto stretto con il paziente. Le nostre mani, per poter dare un aiuto, un sollievo, un correttivo, devono poter testare, palpare, trattare…incoraggiare. D’ora in poi, inevitabilmente, tutto questo “modus operandi”, dovrà essere rivisto e adeguato al dopo emergenza, che speriamo abbia quanto prima inizio.

A queste problematiche si aggiunge poi un grandissimo Caos, generato dalle Istituzioni, che anche in questa occasione, semmai ce ne fosse stato dubbio, sono incapaci di dare una risposta univoca e soprattutto concreta alle tantissime richieste di chiarimenti da parte dei professionisti, molti dei quali spesso mi contattano in privato o sul gruppo Facebook, per confrontarsi e avere notizie su DPI e su come organizzarsi per una eventuale prossima riapertura degli studi e ambulatori.

Sì, perché, sia chiaro, seppur con difficoltà, ci sarà, nelle prossime settimane, un graduale allentamento delle restrizioni, e se dovesse esserci per tutti la possibilità di riprendere (o continuare, per chi non ha mai smesso) la nostra attività in studio o al domicilio, sarà molto importante dotarsi per tempo di mascherine, guanti, camici monouso, disinfettanti e quant’altro garantisca a noi e ai pazienti sicurezza.

Ma, a proposito di mascherine, quali saranno a norma e quali no? Come potremo garantire, con questa protezione, la nostra salute e la salute dei nostri pazienti? Arriveranno indicazioni dalle Istituzioni?

Ad oggi, almeno per quanto si può capire, grazie alle informazioni ricevute dall’unica fonte esauriente attualmente nel panorama social, quella di Piero Ferrante (che ringrazio pubblicamente per tutti i suoi contributi, per la dedizione e soprattutto per la COMUNICAZIONE), sembra che vada fatta una decisa distinzione tra chi lavora con pazienti SICURAMENTE Covid19 e pazienti che non sappiamo se sono o meno infetti.

Questa distinzione viene di fatto raccomandata dal documento condiviso dall’ISS

(Visionabile Qui: Documento Iss)

Da quello che si può capire, quindi, in assenza, ripeto, di una comunicazione precisa e puntuale da parte dell’Albo, sembra che per lavorare in studio potrebbero bastare:

– 1 mascherina per il terapista

– 1 mascherina per il paziente

– guanti

eventualmente si può usare un camice usa e getta.

Ognuno può scegliere cosa fare della propria salute, ma è bene tenere presente che le mascherine chirurgiche proteggono al 100% in uscita e al 20% in entrata dal Virus, per cui alcuni potrebbero optare per l’uso di due mascherine, una posta al contrario, e avere quindi una protezione completa.

Se si vuole invece usare una mascherina FFP2, si tratta chiaramente di un’altra possibilità, ma i costi sono evidentemente più alti.

Anche in virtù dell’estate che incombe, e forse col rischio che non si potrà usare l’aria condizionata, dovremo scegliere quindi una modalità di protezione più soft.

Dal documento sembra si possa desumere che, almeno, non sia necessario bardarsi.

Ciò che mi sento di consigliare, è la misurazione della temperatura a tutti i pazienti, una breve intervista ad ognuno riguardante le loro condizioni di salute, con particolare attenzione ad eventuali problematiche respiratorie, cercare di mantenere la distanza prevista dalle recenti disposizioni (quindi, quando possibile, preferire almeno per il momento terapie strumentali alle terapie manuali), e, purtroppo è triste a dirsi…..sperare di non infettarsi.

Sì, perché prima di questa emergenza non eravamo abituati a questo livello di attenzione, e potrebbe non essere facile evitare di commettere errori, gesti automatici, come ad esempio toccarsi il naso che prude, o stropicciarsi un occhio.

Inoltre credo che sarà importante scegliere prodotti per la pulizia assolutamente idonei, e magari chiedere anche a qualche Ditta produttrice informazioni sul loro corretto utilizzo potrebbe essere una scelta da considerarsi.

Per quanto riguarda la normale areazione dell’ambiente dopo ogni trattamento, potrebbe essere utile, per chi ha più stanze, dotarsi anche di un purificatore di aria. Qualcuno propone un purificatore ad Ozono, ma sinceramente non saprei consigliare nulla al riguardo.

Infine, stanti gli attuali elevati costi dei Dispositivi, consiglierei di comprarne delle quantità minime, ed aspettare qualche settimana, perché probabilmente nei prossimi giorni arriveranno sul mercato davvero tantissimi prodotti che per ora giacciono in dogana.

Inoltre, vista la carenza dei Dispositivi e i costi che stanno raggiungendo (grazie, anche, ad imprenditori che stanno alimentando, nel mercato, un assurdo rialzo..) sarebbe opportuno che ci si muovesse per tempo, per farci trovare pronti non appena ci verrà confermata la possibilità di tornare sul campo a svolgere la nostra professione.

Interessante la seguente chiacchierata di Gianni Cavinato (Registro Nazionale delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione – RIR) in cui ci fornisce il suo punto di vista sui Dpi

https://youtu.be/ju6XYCh32sc

Tornando al modus operandi, con le nuove condizioni di lavoro quali terapie si potranno applicare e quali no? Questo è un altro aspetto professionale che mi sta molto a cuore e costituisce un’altra grande incognita.

Credo che, nonostante i DPI, qualora arrivasse, dalle Istituzioni, una Circolare precisa e puntuale, sarà importante mantenere la distanza minima, per cui tutte quelle terapie che richiedono un contatto diretto e continuativo col paziente, suppongo che per il momento debbano essere limitate al minimo.

Mi riferisco a terapia manuale, mobilizzazioni passive, massaggi e tutte quelle pratiche che necessitano di una certa vicinanza tra operatore e paziente. Immagino sarà invece consentita tutta la terapia fisica, che appunto prevede una certa distanza (quindi niente terapie fisiche come Tecarterapia manuale, Laserterapia manuale).

In barba a chi si ostina ancora a non trattare i propri pazienti utilizzando l’esercizio terapeutico, sarà sicuramente opportuno rendere la terapia meno passiva e più, appunto, attiva, incentivando e motivando il paziente ad eseguire esercizi sia in studio con il Fisioterapista sia soprattutto a casa.

Credo che, in definitiva, sarà molto importante che ci sia una certa apertura mentale da parte di tutti. Probabilmente questo evento epocale farà da spartiacque tra una Fisioterapia ancora ancorata a certi dettami, e una Fisioterapia diversa, per cui, almeno per un certo periodo, dovremo cercare di lavorare e offrire un beneficio concreto ai nostri pazienti proprio utilizzando un “modus operandi” terapeutico diverso.

Speriamo che tutto passi in fretta, e che, se abbiamo in questi mesi fermato la nostra attività, si possa presto riabbracciare i nostri pazienti e soprattutto metterci in una condizione ottimale per svolgere la nostra professione al meglio.

* Fisioterapista – Blogger dell’ Mdm Fisioterapia e Amministratore del gruppo Facebook Fisioterapia che registra oltre 30.000 Fisioterapisti iscritti.

Postato il 15 aprile 2020