Ddl Lorenzin. Ecco perché le norme su osteopati e chiropratici andrebbero stralciate (di Paolo Boldrini e Andrea Fontanella)

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PAOLO BOLDRINIPresidente Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER)

ANDREA FONTANELLAPresidente della Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI)

 

E’ stato pubblicato, su “quotidianosanità” dell’11 giugno scorso, un devastante articolo, a firma del Dott. Paolo Boldrini, Presidente della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa e del Prof. Andrea Fontanella, Presidente della Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI), dal titolo “Ddl Lorenzin. Ecco perchè le norme su osteopati e chiropratici andrebbero stralciate” (che qui potete leggere in toto), che, con una serie di particolareggiate e approfondite argomentazioni affonda le velleitarie aspirazioni dei sostenitori dell’osteopata e chiropratico nuove professioni sanitarie. Una vera e propria “bordata”

Una disamina precisa ed impietosa del “perché NO” a queste nuove professioni sanitarie e, inevitabilmente, anche un esplicito messaggio alla Commissione Affari Sociali della Camera che, forse questa settimana, dovrebbe prendere in esame i numerosi emendamenti agli artt. 4 e 5 del DDL Lorenzin, per mezzo dei quali si vorrebbero contrabbandare, appunto per professioni sanitarie, gli attuali “esercenti” queste attività.

Propongo, all’attenzione del Lettore, alcuni interessanti passaggi dell’articolo in questione, che ovviamente condivido, anche commentandoli, fornendo così, magari, ulteriori informazioni ed elementi di giudizio riguardo la “porcata” (dalla Treccani – porcata: “azione indegna, sleale o poco onesta, spec. a danno d’altri, mascalzonata”) approvata nel maggio dello scorso anno dal Senato, che vorrebbe osteopata e chiropratico professioni sanitarie “per grazia ricevuta”.

…..i numerosi emendamenti proposti agli articoli sull’istituzione delle professioni di osteopata e chiropratico, contenuti nel DDL 1324 (ora A. C.3868 al Senato – ndR), attualmente in esame in sede referente presso la XII Commissione Affari Sociali della Camera, hanno riacceso l’attenzione su un provvedimento che fin da subito ha suscitato le critiche di Società Medico Scientifiche, di Associazioni tecnico-professionali ed anche di organizzazioni di rappresentanza dei cittadini e dei fruitori dei servizi sanitari.”

Vedasi ad esempio:

…..A giudizio della SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa) e di FADOI (Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti) il numero e la varietà delle modifiche proposte in Commissione confermano le criticità del metodo con cui si è impostato l’iter normativo, nonché le carenze dei presupposti culturali e scientifici con cui è motivato il riconoscimento di queste nuove professioni….”.

  • .“le criticità del metodo con cui si è impostato l’iter normativo”.Parlare di “criticità” è benevolo e riduttivo. Utilizzare, come “metodo per impostare l’iter normativo”, in vergognosa deroga a quanto stabilito dalla normativa vigente (Legge 43/2006), due emendamenti al testo in discussione alla Commissione Igiene e Sanità del Senato (emendamenti inventati ed imposti dall’esimia sen.ce De Biasi, Presidente della Commissione citata, nonché Relatrice del DDL Lorenzin in quella sede, per cui avrebbe dovuto avere un ruolo neutrale sulla questione, neutralità di cui se n’è fatta un baffo), emendamenti trasformati poi in articoli, invece, appunto, dell’art. 5 della legge 43/2006, che disciplina l’individuazione di nuove professioni sanitarie, fa pensare a precedenti clientelari accordi intercorsi fra gli “esercenti l’osteopatia” aspiranti a diventare professione sanitaria e la Casta: un inciucio per far diventare l’osteopata e il chiropratico professioni sanitarie “per grazia ricevuta”.

  • le carenze dei presupposti culturali e scientifici con cui è motivato il riconoscimento di queste nuove professioni….”. E chissà perché, proprio a proposito di “presupposti culturali e scientifici”, stranamente (oppure no), dai citati articoli 4 e 5 del DDL che riguardano osteopata e chiropratico, articoli che tentano, nella loro formulazione, di imitare l’art.5 della legge 43/2006 di cui sopra, è misteriosamente scomparso il comma 3 di tale articolo, che così recita: “L’individuazione è subordinata ad un parere tecnico-scientifico, espresso da apposite commissioni, operanti nell’ambito del Consiglio superiore di sanità, di volta in volta nominate dal Ministero della salute, alle quali partecipano esperti designati dal Ministero della salute e dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e i rappresentanti degli ordini delle professioni di cui all’articolo 1…..”. Si vuole sottrarre l’osteopatia e l’osteopata, la chiropratica e il chiropratico da questo tipo di validazione? Si cerca di tenerli lontani da confronti scomodi? Si preferiscono evitare pareri tecnico-scientifici “istituzionali”, perché (viene maliziosamente da pensar male)…forse rischiosi? Basta proclamare che “l’osteopatia è riconosciuta pratica sanitaria in tutto il mondo” (mentre non è così)? E la tutela, garantita dalla nostra Costituzione, della salute del Cittadino dove sta? L’osteopata e il chiropratico devono diventare professioni sanitarie “a scatola chiusa”?

  • Senza parlare poi di come quegli articoli “hanno fatto scuola”. Indicano la scorciatoia da seguire per altri allegri riconoscimenti. Vedasi di seguito questo “curioso” emendamento che è stato proposto:

    Dopo l’articolo 4, aggiungere il seguente art. 4-bis.

    (Istituzione e definizione della professione di musicoterapista)
    1. Nell’ambito delle professioni sanitarie è istituita la professione del musicoterapista. Per l’esercizio della professione sanitaria di musicoterapista è necessario il possesso della laurea abilitante o titolo equipollente. Sono fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 5, commi 1, 2, 4 e 5, della legge 10 febbraio 2006, n. 43, ai fini dell’individuazione delle competenze riconducibili alla professione del musicoterapista. Ricalca gli artt. 4 e 5, “dimenticando”, appunto curiosamente, anche in questo caso, il comma 3 dell’art. 5 della legge 43/2006. Certo: perché osteopati e chiropratici sì e musicoterapisti no?

…..Per quanto riguarda gli interventi ed i trattamenti cui l’osteopatia e la chiropratica attribuiscono valenza terapeutica, va rilevato che si tratta per lo più di pratiche basate sull’applicazione di metodiche manuali, che in poco o nulla differiscono, sul piano del meccanismo d’azione, da metodiche che rientrano nell’armamentario terapeutico della Medicina Clinica.
Si tratta, per l’appunto, di “pratiche”, che non possono giustificare una configurazione disciplinare autonoma, ma che rientrano nel novero degli interventi “fisici”, basati sull’applicazione di energia meccanica dall’esterno del corpo. Essi possono essere eventualmente impiegati solo in riferimento ad una diagnosi e prognosi precisate in termini clinici, ed in eventuale associazione ad altri interventi terapeutici, educativi ed informativi…”

  • …pratiche basate sull’applicazione di metodiche manuali…”. Considerando quindi l’osteopatia, da un certo scientificamente legittimo punto di vista, solo ed esclusivamente una pratica terapeutica, alla stregua della Terapia Manuale, della Riabilitazione Neurocognitiva, della Riabilitazione Cardiorespiratoria….

“….Nelle medesime documentazioni, si specificava che l’introduzione di queste figure nell’ambito delle professioni sanitarie porterebbe ad una estrema difficoltà nella definizione di ambiti di competenza e nella integrazione con le altre professionalità….”.

  • Sarebbe più che ovvio il rischio di sovrapposizione con le competenze del Fisioterapista, il cui iter normativo e formativo è ben diverso….e serio. Senza parlare della conflittualità “sul campo” che ne deriverebbe.

…..Per quanto riguarda l’area specifica dell’assistenza riabilitativa, si ritiene che il panorama delle professionalità esistenti sia ampiamente sufficiente a rispondere con adeguata competenza ai bisogni di salute dei cittadini, e soprattutto a garantire interventi di validità riconosciuta, condivisa e documentabile….”.

  • Elogio del Fisioterapista.

…..In relazione al metodo con cui si propone di istituire tali professioni e di inserirle nel contesto dell’organizzazione sanitaria, si ribadisce come non (sia) appaia assolutamente legittimo il fatto di istituire nuove professioni sanitarie prescindendo dai requisiti e dagli iter previsti dalle normative esistenti, dando avvio ad una sorta di “sanatoria” che considerato il sotteso interesse costituzionalmente garantito di tutela della salute presenta – per l’appunto – anche dubbi di costituzionalità.
Non è un caso che diversi emendamenti proposti in Commissione richiamino alla necessità di rispettare i corretti percorsi istituzionali che regolano il riconoscimento delle professioni in ambito sanitario, evitando nel modo più assoluto provvedimenti che, in forma più o meno esplicita, si possano configurare come una sanatoria per situazioni di fatto estremamente eterogenee e la cui fondatezza culturale e scientifica è molto eterogenea, e in molti casi dubbia….”.

  • Affermazioni, queste, che, a mio giudizio, portano in primo piano quello che definirei “il lato oscuro”, nascosto, il vergognoso “dietro le quinte” degli articoli del DDL che riguardano osteopata e chiropratico, ma che ritengo, per molti “esercenti l’osteopatia”, il reale obiettivo della loro lotta. SANATORIA (dalla Treccani): “atto in cui l’autorità competente legittima uno stato di cose irregolare, ovvero una situazione di fatto che si protrae da tempo in modo anomalo; nell’uso comune, atto di indulgente generosità con cui si decide di soprassedere nei confronti di mancanze più o meno gravi commesse da più persone, o comunque si omette di prendere i provvedimenti o di infliggere le pene previste”. Quanti “furbetti”, abusivi della Riabilitazione (e non c’è bisogno di citarli, perché tutti li conosciamo), quanti osteopati “puri” (come amano definirsi), diventerebbero in questo modo professione sanitaria “per grazia ricevuta”? Dopo il patetico “Fertily day” la ministra Lorenzin, sponsor degli osteopati, vuole l’”Abusivismo day”?

Solo per mercoledì 14 giugno, alle ore 14.40, è convocata la Commissione Affari Sociali della Camera con all’ordine del giorno il seguito della discussione, in sede referente, del DDL Lorenzin. Nell’occasione dovrebbero forse finalmente essere presi in considerazione gli emendamenti a suo tempo presentati agli artt. 4 e 5 citati.

Non è il caso di fare previsioni, di sbilanciarsi su come potrebbero andare le cose.

Qualcuno ipotizza la cancellazione secca, sic et simpliciter, degli articoli; altri prospettano soluzioni che sanciscano il ritorno al rispetto delle normative vigenti; altri ancora immaginano soluzioni da serie A e serie B (osteopata e chiropratico professioni sanitarie + tecnico osteopata e tecnico chiropratico).

Staremo a vedere.

Postato l’11 giugno 2017