Deroga iscrizione agli Albi. Una soluzione possibile (a cura della Federazione Nazionale Ordini TSRM e PSTRP)

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Relativamente al dibattito suscitato dall’emendamento 41-bis (Disposizioni in materia di figure professionali), nel frattempo riconosciuto inammissibile dalla Commissione bilancio, rimanendo drammatica e urgente la questione alla quale tentava di dare soluzione, nel rispetto delle funzioni che sono proprie dei diversi attori coinvolti, ci permettiamo di suggerire una tassonomia che potrebbe risultare utile a una miglior focalizzazione della questione, quindi alla definizione di una soluzione rapida, efficace ed equa.

Tenuto conto del fatto che, ai sensi della legge 3/2018, anche l’esercizio delle 17 professioni sanitarie, di cui al DM 13 marzo 2018, è consentito solo a chi è iscritto al relativo albo e che tale iscrizione è consentita solo a coloro che posseggono un titolo idoneo, la situazione attuale vede la popolazione interessata divisa in due gruppi e sei fattispecie:

Gruppo I. Coloro che possono iscriversi all’albo, cioè i professionisti che posseggono titoli:

1. abilitanti;

2. equipollenti;

3. equivalenti.

Gruppo II. Coloro che non possono iscriversi all’albo, cioè i seguenti soggetti:

4. potenziali equivalenti;

5. non potenziali equivalenti entrati e rimasti nel sistema sanitario alla luce del sole;

6. non potenziali equivalenti entrati e rimasti nel sistema sanitario nell’ombra, cioè gli abusivi.

La predetta normativa rende drammatica e urgente la situazione delle tre fattispecie appartenenti al secondo gruppo, cioè di quei soggetti che non hanno uno dei requisiti necessari per iscriversi all’albo.

Bisogna fare molta attenzione a definire soluzioni che, anche solo indirettamente, favoriscano gli abusivi, cioè quelli da contrastare con la massima determinazione e intransigenza, non solo perché oggi ce lo impone la norma, ma anche perché da sempre ce l’hanno suggerito il senso civico e la deontologia.

La prima cosa da fare è sostenere la quarta fattispecie con una soluzione tecnica, cioè attraverso la (ri)apertura dei percorsi per l’equivalenza, mediante i quali i soggetti interessati rientrerebbero tra quelli in possesso di un titolo idoneo per l’iscrizione all’albo.

L’emendamento 41-bis si riferiva a questa fattispecie (…omissis… poiché, pur avendone titolo, non hanno potuto conseguire l’equivalenza …omissis…), proponendosi di sostenerla attraverso una soluzione politica, invece della suindicata soluzione tecnica.

L’emendamento avrebbe sanato quei professionisti che, se messi nella condizione di poterlo fare, potrebbero acquisire l’equivalenza, quindi la possibilità di iscriversi a pieno titolo all’albo.

Abbiamo sempre manifestato la nostra piena disponibilità a promuovere, sostenere e recepire in modo convinto qualsiasi soluzione, tecnica e politica, che fosse rapida, efficace, percorribile e, soprattutto, equa. Ne sono a conoscenza i professionisti, le Organizzazioni sindacali, le Regioni e il Ministero, al quale settimane fa abbiamo fornito la sintesi di un’analisi qualitativa realizzata col supporto del Comitato Nazionale Professioni Sanitarie (CONAPS) e delle Associazioni Maggiormente Rappresentative (AMR) che vi aderiscono.

In tale sintesi sono contenuti i casi che meritano una soluzione a difesa dei lavoratori, senza che ciò si configuri quale detrimento per i cittadini. Questo è ciò che sentiamo di dover fare, restando all’interno di ciò che ci è proprio: garantire le persone assistite, favorire e difendere il lavoro e la sua qualità, contrastare l’abusivismo.

Tratto da “quotidianosanità” del 21 novembre 2018

Postato il 21 novembre 2018