Elezioni del 4 marzo e “rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo” (di Romualdo Carini – Fisioterapista e Giornalista Pubblicista – Responsabile Blog)

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* Tratto modificato (solo nella grafica e non nella sostanza) da “Riabilitazione Oggi” – Anno XXV – n. 3 – Marzo 2008 – pag. 2

“Personalmente (PERSONALMENTE) cercherò di fare in modo, con il mio modesto voto, di allontanare il più possibile, nella prossima legislatura, simili personaggi da qualsiasi leva di potere, così da impedire loro di fare altra confusione ed altri danni alla mia Professionalità e, per quanto ad essa collegato, alla Collettività che ha bisogno delle mie prestazioni.”

Tratto da “Centrosinistra furbo, inadempiente e inaffidabile: mandiamoli tutti a casa”, pubblicato su “Riabilitazione Oggi” – Anno XXV – n. 3 – Marzo 2008 – pag. 1

 

 

Elezioni del 4 marzo: inevitabile, necessaria, sacrosanta “resa dei conti”.

Consultando, su internet, i Servizi Sanitari delle varie Regioni, nel capitolo “Lavorare in sicurezza” si possono leggere precise disposizioni riguardo la gestione e lo smaltimento dei “rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo”.

La premessa all’elenco di tali rifiuti è sempre più o meno la seguente: “Si definiscono rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo quelli che possono comportare rischio per la salute pubblica”.

Ritengo che una metaforica etichetta del genere, possa e debba essere tranquillamente appiccicata, in prospettiva “resa dei conti” alle prossime elezioni, a diversi esponenti del Governo e Parlamento uscenti, personaggi che si sono attivamente distinti, con il loro “compiacente atteggiamento” (benevolo eufemismo), per far diventare (previo inciucio) osteopati e chiropratici professioni sanitarie “per grazia ricevuta”, con l’art. 7 della Legge 3/2018 appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

A partire dalla Lorenzin, ministra della Salute, ora alla fine del suo mandato, che per molti settori della Sanità definire impreparata e inadeguata, per il ruolo e per quanto ha prodotto, è farle un complimento (vedasi, su quotidianosanità. it, voti di fine legislatura a lei assegnati persino dai medici: Sindacato Medici Italiani voto 5; Anaao-Assomed Voto 5; CIMO voto 5; Aaroi-Emac voto 4; Nursind voto 4; Fedirets voto 4; Cisl Medici voto 7), Lorenzin sponsor degli osteopati e mandante dell’inghippo che ha generato il citato art. 7.

E’ ormai stato completamente appurato, che nel testo originario del Ddl (ora diventato legge 3/2018) che ha preso il suo nome, approvato da un Consiglio dei Ministri di inizio Legislatura e poi inviato alle Camere per la sua trasformazione in legge, non era prevista l’istituzione delle professioni sanitarie di osteopata e chiropratico, perchè altrimenti il Consiglio dei Ministri non avrebbe dato il suo consenso, perché trattavasi di vistosa incongruenza rispetto al contenuto e alle finalità del provvedimento.

Poi, chissà come, “curiosamente”, al testo uscito dal Consiglio dei Ministri e in discussione presso la Commissione Igiene e Sanità del Senato sono stati presentati, in palese contrasto con quanto stabilito a proposito dell’istituzione di nuove professioni sanitarie dall’art. 5 della legge 4/2006, i due emendamenti istitutivi, poi trasformati in articoli e successivamente unificati nell’art. 7 alla Camera. Per intervento….divino.

Sullo stesso piano della Lorenzin va messa l’esimia se.ce De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato e Relatrice (?) in questo ramo del Parlamento del Ddl.

Se la Lorenzin è stata la mandante, questa è stata il suo “braccio armato”. Suoi i due emendamenti citati e semplicemente vergognoso il modo con cui ha ricoperto il delicato ruolo di Relatrice del provvedimento, ruolo che istituzionalmente dovrebbe essere neutrale nei confronti delle questioni trattate, da arbitro imparziale, pur ovviamente avendo diritto ad esprimere la propria opinione riguardo ciò di cui si discute.

Ha invece sempre dimostrato una sfacciata partigianeria nei confronti degli osteopati, al punto da partecipare, alla faccia dell’imparzialità, come gradita ospite, a loro congressi e altre varie iniziative, rassicurandoli (!) sull’esito positivo dell’inciucio.

A seguire l’on. Marazziti, Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera e Relatore del provvedimento in questo ramo del Parlamento dopo la sua approvazione al Senato.

Alla Camera, la Commissione citata da lui presieduta, si è resa conto che non poteva approvare, sic et simpliciter, la “porcata” (vedi Treccani) uscita dal Senato e così, adeguatamente imbeccato dalla ministra e dalla De Biasi, Marazziti, menando per un bel po’ di tempo il can per l’aia, si è lambiccato il cervello per trovare un espediente (e convincere la sua Commissione), che permettesse di risolvere la situazione di stallo, riuscendo così a distillare, con non poche difficoltà e “licenze normative”, l’escamotage per risolvere la situazione compromessa, la furbata che ha permesso di aggirare, con il complicato art. 6 della legge 3/2018, le norme fino a ieri vigenti per l’individuazione di nuove professioni sanitarie (art. 5 legge 43/2006).

E che dire poi della Binetti, l’”amico del giaguaro”. Nel 2014, presentò l’ormai famosa Interrogazione al Ministero della Salute, in cui si richiedeva di chiarire chi avesse titolo ad esercitare l’osteopatia, Interrogazione alla quale, fuor di metafora, il Ministero rispose che le attività svolte dall’osteopata rientrano nel campo delle attività riservate alle professioni sanitarie”, ratificando quindi, di conseguenza, che chi praticava osteopatia senza essere in possesso di una laurea sanitaria o di un titolo ad essa equipollente, commetteva reato di “esercizio abusivo di professione sanitaria”.

Binetti che poi però vediamo presentare, il 7 luglio sempre del 2014, “folgorata sulla via di Damasco”, una sua Proposta di Legge per l’istituzione della professione sanitaria di osteopata, e che infine sentiamo sostenere, nelle Audizioni tenutesi alla Commissione Affari Sociali della Camera di cui faceva parte a proposito di osteopati e chiropratici: “Mi chiedo fino a che punto noi possiamo inserire, in un Disegno di Legge che fa riferimento a professioni che sono vecchie, antiche, strutturate anche legittimamente, professioni che non dico stiano nascendo (osteopata e chiropratico – NdA), però in ogni caso devono fare un percorso che è il percorso principale per quello che riguarda gli osteopati, per esempio, e cioè la definizione del curriculum…(omissis)…credo onestamente che ci sia tutta una serie di problemi che è giusto affrontare, che è giusto porsi, ma che in questo momento fanno da freno assoluto a tutta quella che è la chiarificazione che riguarda le altre professioni sanitarie…..è certo che questa è da un lato una delle parti più pasticciate della legge e dall’altro è una delle cose che maggiormente accentua le conflittualità tra le professioni e io credo che è uno dei freni più forti di fatto da portare avanti. E’ un problema che mi dispiace, perché ci troviamo all’ultimo anno della legislatura…..”. Ondivaga….

Infine l’on. Maurizio Romani, vicepresidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. Dal pensiero eufemisticamente un po’ “confuso”, che così celebra, pro domo “elettorale” sua, quello che ritiene un suo successo: “Nel decreto Lorenzin sono stati accolti due miei ordini del giorno che impegnano il Governo a considerare il riconoscimento legislativo del laureato in scienze motorie (esiste già, è la legge 178/1998) e il suo inserimento tra le professioni sanitarie (mentre la legge istitutiva della loro Laurea, stabilisce testualmente, al punto 7 dell’art. 2, che: “Il Diploma di laurea in scienze motorie non abilita all’esercizio delle attività professionali sanitarie di competenza dei laureati in medicina e chirurgia e di quelle di cui ai profili professionali disciplinati ai sensi dell’articolo 6, comma 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502, e successive modificazioni e integrazioni”). Si trattacontinua l’ineffabile Romani di un piccolo passo verso il giusto riconoscimento di questa figura professionale, da sempre impegnata nella promozione della prevenzione della salute, e ad oggi ancora senza riconoscimento professionale (e la Legge n. 178 del 1998 di cui sopra allora cos’è?) L’obiettivo è quello di un inquadramento normativo chiaro, che miri a coinvolgere personale qualificato nelle strutture dove si praticano a vario titolo attività motorie e sportive. Bisogna combinare la necessità di veder maggiormente tutelato il diritto alla salute attraverso la garanzia del corretto svolgimento delle attività fisico-motorie con l’esigenza conseguente di evitare che l’abuso di una professione così importante, permetta a persone non qualificate di svolgere attività che potrebbero compromettere la salute di chi vi si affida”. Lascia senza parole.

Lorenzin, De Biasi, Marazziti, Binetti, Maurizio Romani sono indubbiamente stati i principali registi ed attori di questo “Pasticcio” all’italiana, dal titolo “Osteopata e chiropratico professioni sanitarie per grazia ricevuta” andato in scena in Sanità.

Una composizione a più mani, che presenta tante note stonate:

  • Un precostituito art. 6, che permetterà in futuro, a possibili nuove professioni, anche “le più fantasiose, di vedersi riconoscere come sanitarie per via politica e non più scientifica (basta che trovino un’altra Lorenzin, un’altra De Biasi, un altro Maurizio Romani). E non solo in ambito riabilitativo!
  •  L’eliminazione, dall’art. 5 della legge 43/2006, del comma 3, che prevedeva, per dare “un parere tecnico-scientifico riguardo nuove professioni”, la nomina di “apposite commissioni, operanti nell’ambito del Consiglio superiore di sanità”, di cui dovevano fare parte anche “rappresentanti degli ordini delle professioni di cui all’articolo 1, comma 1”. Tanto per capirci, è stato eliminato il “paletto” dei Fisioterapisti sulla strada del riconoscimento dell’osteopata e del chiropratico (e potrebbe succedere in futuro anche per altre nuove professioni).
  •  Un enorme “pericolo sanatoria” per tutti quei personaggi, fino a ieri considerati abusivi della riabilitazione e che, per ora solo “individuati” come osteopati, usciti da corsi, scuole e scuolette, dovrebbero ottenere, appunto “per grazia ricevuta”, la qualifica di professione sanitaria, alla faccia di chi ha superato test di ingresso all’Università ed ha frequentato per 3 o 5 anni un impegnativo Corso di Laurea.

Ora, la gestione dei “rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo” da parte dei Servizi Sanitari citata all’inizio di queste considerazioni, prevede che le operazioni di raccolta e smaltimento devono essere effettuate in modo da “garantire elevati livelli di tutela dell’ambiente e della salute pubblica”.

Nel caso dei nostri rifiuti, a mio giudizio, per garantire quanto sopra l’unica maniera è toglierli di mezzo una volta per tutte dalle scene politiche, impedendo così a loro di fare ulteriori danni a noi Fisioterapisti, ad altre Professioni Sanitarie e alla Collettività e l’occasione imperdibile per farlo sono le elezioni del 4 marzo.

Indicazioni per lo “smaltimento”

Chi vuole condividere, fosse interessato personalmente, o disponibile ad un passa parola, sappia che:

Beatrice Lorenzin, già Forza Italia, già Il Popolo della Libertà, già Nuovo Centro Destra, già Alternativa Popolare, ora, dopo aver fondato il suo “petaloso” partito Civica Popolare, si presenta nei Collegi Plurinominali della Camera Campania 1 – Friuli 1 – Lombardia 1 – Piemonte 1.

Emilia Grazia De Biasi, del Partito Democratico, si presenta per la Camera nel Collegio Uninominale 5 di Milano.

Paola Binetti, già Scelta Civica per l’Italia, già Per l’Italia, già Centro Democratico, già Area Popolare (NCD-UDC), già Misto, già Misto-UDC-IDEA, ora Noi con l’Italia – UDC, si presenta nel Collegio Plurinominale del Senato Campania 01.

Maurizio Romani, già Movimento 5 Stelle, già Italia dei Valori, sembrava transumato in Civica Popolare con la Lorenzin, ma non ho trovato sua traccia fra i candidati.

Mario Marazziti, Democrazia Solidale – Centro Democratico è stato escluso dalle candidature in queste elezioni, è già stato “smaltito”.