Fisioterapia e Riabilitazione…..vero e umiliante “Far West” della Sanità (di Romualdo Carini – Fisioterapista e Giornalista Pubblicista, Responsabile Blog)

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Fisioterapia e Riabilitazione…..vero e umiliante “Far West” della Sanità

Lettera Aperta alla Ministra della Salute, on. Giulia Grillo, in occasione dell’8 settembre, Giornata Mondiale della Fisioterapia

 

Alla cortese attenzione

dell’On. Giulia Grillo

Ministra della Salute

 

Gentile Onorevole Grillo bentrovata.

Se il buongiorno si vede dal mattino, sono state certamente beneaguranti, qualche mese fa, le Sue dichiarazioni di intenti, appena nominata Ministra di questo “Governo….del cambiamento”: “Mi sono insediata al ministero della Salute e sono già al lavoro sui primi Dossier. Questo è un ministero davvero centrale e mi impegnerò senza sosta per garantire la tutela della Salute dei cittadini italiani.”…..“Non vi prometto cose straordinarie, ma solo cose ordinarie, quelle che non sono mai state fatte, ma che serviranno a tutti noi per vivere meglio….”. (quotidianosanità del 4 giugno). Una promessa al pubblico.

C’è da sperare, allora, che fra i tanti Dossier alla Sua attenzione, arrivi presto anche quello che riguarda la Riabilitazione in generale e la Fisioterapia in particolare, settore da anni ormai diventato un vero e proprio “Far West” in ambito sanitario.

Una “Terra di Frontiera”, in cui spadroneggia (ed è tollerata, se non in alcuni casi addirittura favorita, dalle Istituzioni) la Legge del più furbo, del più ammanicato, del più raccomandato, del più spregiudicato, del più….tante altre cose.

Terra di Frontiera infestata da vere e proprie bande di “fuori…legge”, da avidi “cercatori d’oro”, da “sceriffi e vigilantes …al servizio di…”, da imbonitori autoreferenziatisi guru e venditori di elisir (leggasi terapie) buoni per curare tutto, da “bari” e “giocatori d’azzardo” tranquillamente seduti nei “saloon” della formazione e dell’aggiornamento (anche con il benestare del Suo Ministero, perchè “chi tace…acconsente”).

Per restare nella metafora, chi Le scrive é un navigato (nel senso terrestre) “trapper”, un esploratore, che in questa Terra di Frontiera ha trascorso 44 anni della sua vita esercitando con passione la professione del Fisioterapista, ma anche annotando e raccontando poi, come giornalista pubblicista Direttore Responsabile di “Riabilitazione Oggi”, una storica pubblicazione di settore, fatti e misfatti di cui è stato protagonista o testimone, fatti e misfatti succedutisi, in tutti quegli anni, in questa Terra “sregolata”.

Sregolata = in cui le regole, le leggi che dovrebbero conformarla e disciplinarla sono da tempo disattese, ignorate, al servizio spesso di interessi particolari.

E il Governatore, anzi la “Governatrice” di questa Terra che l’ha preceduta, nella scorsa legislatura, nel delicato e fondamentale ruolo ora da Lei ricoperto, l’on. petalosa Beatrice Lorenzin, si è ben poco impegnata per mettere le cose a posto, per portare ordine, anzi, in alcuni casi si è dimostrata sodale con i “fuori…legge” e ben disposta nei loro confronti.

E credo che Lei abbia già avuto abbondantemente modo di rendersi conto di persona, di questo Far West, quando, sempre nella precedente Legislatura, come Membro della Commissione Affari Sociali della Camera, si è trovata a discutere e a decidere su quel contestatissimo articolo, frutto di un vergognoso inciucio fra “fuori…legge” e precedente Governatrice, che ha fatto diventare, con l’art. 7 della legge 3/2018, osteopati e chiropratici professioni sanitarie “per grazia ricevuta”.

Nella Affari Sociali vi eravate subito accorti che quell’articolo, inventato “su commissione” dalla Sen.ce De Biasi al Senato, era incostituzionale, vergognosamente contra legem 43/2006, e l’on. Marazziti, Presidente della Commissione, si è dovuto arrampicare sui vetri, per farvi uscire dal tunnel in cui vi avevano infilato.

E che si trattasse in sostanza di una “mascalzonata”, l’aveva esplicitamente riconosciuto anche il Movimento 5 Stelle, di cui Lei fa parte, stanti le pesanti affermazioni del Suo collega di allora, on. Massimo Enrico Baroni, al momento della votazione in Aula: “Presidente, passiamo alle dolenti note, perché, per quanto ci riguarda, il lavoro fatto fino adesso ci ha visti favorevoli: in realtà sull’articolo 7 si inizia il gran pasticcio, di cui abbiamo una parte di responsabilità, perché come opposizione non abbiamo chiarito bene che l’articolo 7 andava soppresso, insieme all’articolo 8, a causa di un cattivo lavoro ab origine svolto dalla Lorenzin, che si è fatta scrivere articolo per articolo da altre persone questo disegno di legge, e a causa del Senato che non ha lavorato bene….” (Resoconto parlamentare Camera della seduta dell’Assemblea n. 877 del 24 ottobre 2017, pag. 45).

Si parla tanto di “certezza e rispetto della pena”, per riportare la Collettività a credere nella Giustizia, ma per la Collettività della Riabilitazione (utenti e professionisti), forse bisognerebbe prima recuperare la certezza e il rispetto della legge”, ormai da anni assente nel nostro Far West.

Le considerazioni che ora seguono, ovviamente personali, vogliono solo segnalare (o forse è meglio dire denunciare) alla Sua attenzione “situazioni” (benevolo eufemismo) presenti da anni nel Far West in cui svolgo la mia attività professionale, fatti e misfatti che non si capiscono, è difficile accettare, indignano e anche umiliano professionalmente non solo me ma anche tanti altri Colleghi, pronto però a ricredermi se mi saranno fornite chiare e documentate controdeduzioni al mio modo di vedere, interpretare e valutare certe radicate “anomalie” (sempre benevolo eufemismo) riscontrate.

Come detto: “la certezza e il rispetto della legge”.

Osteopati. Tutto il mondo sa, che stanno diventando (non lo sono ancora) professione sanitaria “per grazia ricevuta”, favoriti appunto da un vergognoso inciucio tra la “Governatrice” che l’ha preceduta al Ministero e le loro associazioni rappresentative.

Stando all’art. 7 della legge 3/2018 (articolo che tratta anche dei chiropratici) la professione sanitaria di osteopata per ora è però solo INDIVIDUATA, ma non ancora ISTITUITA, mancando profilo, competenze, iter di studi, riconoscimento dei titoli pregressi.

Se le cose stanno così, può essere già ESERCITATA se non è ancora VIVA? E per esercitarla occorre anche una ABILITAZIONE (= Autorizzazione all’esercizio di un mestiere, di una professione, di una mansione secondo quanto disposto dalla legge).

La sentenza del Consiglio di Stato n. 3410 del 21 giugno 2013, ha stabilito che “Le nuove professioni non possono cominciare a vivere nell’ordinamento se manca l’individuazione dei profili che le caratterizzano e la descrizione dei relativi percorsi formativi”.

E allora, i tanti per ora “fuori…legge”, presenti nel nostro settore, che si propongono come osteopati avendo frequentato, presso scuole o corsi privati (non certificati da nessuna nostra Istituzione pubblica), 6/8 seminari di 3 giorni cadauno all’anno (in totale18/24 giorni) per 5/6 anni (in totale 90/120 giorni) possono “tranquillamente” continuare (o addirittura iniziare) ad esercitare?

Dove stanno “la certezza e il rispetto della legge”?

Se “…le valutazioni di tipo scientifico non competono alla politica. La politica non fa scienza, la scienza la fanno gli scienziati” (parole sue), perchè, per la valutazione scientifica dell’osteopatia, si è sostituito questo passaggio (art. 5 comma 3 legge 43/2006) con un semplice “parere (non vincolante a quanto pare, ndA) del Consiglio Superiore di Sanità”? (art. 6 legge 3/2018)?

Dove stanno “la certezza e il rispetto della legge”? E anche del buon senso?

Se la legge 3/2018 ha stabilito che dall’11 febbraio 2108 (data della sua pubblicazione in G.U.) la pratica dell’osteopatia deve essere considerata professione sanitaria REGOLAMENTATA SOLO dallo Stato, perchè si tollera che continuino ad esistere, o addirittura iniziare, le scuole e i corsi privati di cui sopra (al modico prezzo, con un esempio preso a caso dal web, di 20.850 euro + IVA) che permettono, a chi si iscrive, dopo 5 anni, di proporsi poi come osteopata? Scuole o corsi anche autorizzati dal MIUR con “rilascio di diploma straniero”, o addirittura con “titoli in linea con la legge 3/2018”, come si legge in certi siti. Come fanno a sapere già che i loro titoli “sono in linea”? Hanno ottenuto dal Ministero promessa che verranno tutti “sanati”?

Dove stanno “la certezza e il rispetto della legge”?

Massofisioterapista post ’99. A proposito di questi “fuori…legge”, occorre rilevare prima di tutto che il Ministero della Salute, negli anni, si è distinto per avere assunto varie posizioni ambigue nei loro confronti, posizioni che hanno determinato al riguardo una “anomalia” ora fuori controllo.

E questo nonostante il D.L.vo 502/92 (del 1992!) avesse chiaramente stabilito la soppressione di tutte le figure che non fossero state riordinate, quindi anche quella del massofisioterapista.

Ma per dare tempo a quanti stavano frequentando ancora dei corsi regolari o stavano per iniziarli, venne stabilito il 17 marzo 1999, data di entrata in vigore della legge 42/99, come data “stop” dei corsi in oggetto. E tale data è ancora in vigore!

Ma nel nostro Far West, dove le leggi sembrano fatte per non essere rispettate, sono allora calati alcuni “cercatori d’oro”, che avevano intuito come fossero una vera e propria miniera quei corsi e, come corsi privati, “coperti” da alcune Delibere Regionali compiacenti, hanno continuato ad organizzarli, e a sfornare nuovi massofisioterapisti, sicuri che….“tanto ci sarà prima o poi una sanatoria”.

Dove stanno “la certezza e il rispetto della legge”?

I massofisioterapisti post ’99, diplomatisi frequentando corsi privati iniziati dopo il 31 dicembre 1995 e terminati dopo il 17 marzo 1999, che pretendono (!), rivolgendosi ai TAR, l’equivalenza, se non l’equipollenza, al Fisioterapista (alcuni hanno addirittura tentato di effettuare la pre-iscrizione al relativo Albo!) non sono neppure “professione sanitaria ausiliaria” (qualifica abolita dalla legge 42/99), ma soltanto “operatori di interesse sanitario”, per di più con nessuna autonomia, come ha sancito la sentenza n. 5/10 del TAR dell’Umbria; pronunciamento ripreso anche dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 3325/13, che li ha collocati addirittura ad un livello inferiore rispetto non solo alle Professioni Sanitarie, ma anche rispetto alle “arti ausiliarie delle professioni sanitarie”.

Ora, se il “vecchio” massofisioterapista, con diploma triennale conseguito in base alla legge 403/71 e ottenuto entro il 17 marzo 1999 da corsi iniziati entro il 31 dicembre 1995, è equipollente, come titolo, al Fisioterapista in base all’articolo 4, comma 1, della legge 42/99 e il massofisioterapista con diploma biennale, conseguito in base alla legge 403/71 e ottenuto entro il 17 marzo 1999, frequentando corsi iniziati entro il 31 dicembre 1995, è equivalente al Fisioterapista, grazie al DPCM 26 luglio 2011, ipotizzare di far nascere una nuova figura, seppure di interesse sanitario, ma che mantiene curiosamente la stessa denominazione, la stessa base normativa e cioè la 403/71 e praticamente le stesse competenze, sembra proprio vistosa “anomalia” (più che mai benevolo eufemismo).

Tanto più che la legge 43/06 e la stessa 3/2018, stabiliscono che nel creare nuove figure si devono evitare “parcellizzazioni e sovrapposizioni con le professioni già riconosciute o con specializzazioni delle stesse”.

Dove stanno “la certezza e il rispetto della legge”?

Massaggiatore capo-bagnino. Altra banda che scorrazza nel nostro Far West.

Il Regio Decreto n.1334 del lontano 1928 (!), che ha permesso ai soliti “cercatori d’oro” di riesumare questa figura come arte ausiliaria delle professioni sanitarie”, leggendolo sembra riferirsi, in realtà, a due figure distinte definite come specializzazioni di quell’infermiere generico: il “massaggiatore” e il “capo-bagnino” degli stabilimenti idroterapici, non si tratta di un’unica figura. Ecco cosa dice il Regio Decreto:

Art. 1.

Saranno rilasciate, a termine dell’art. 2 della legge 23 giugno 1927, n. 1264, distinte licenze per l’esercizio di ciascuna delle seguenti arti ausiliarie delle professioni sanitarie:

A) dell’odontotecnico;

B) dell’ottico;

C) del meccanico ortopedico ed ernista;

D) dell’infermiere.

La licenza per infermiere, però, riguarderà o l’esercizio generico di tale arte, o le distinte specialità del massaggiatore e del capo bagnino degli Stabilimenti idroterapici.

Si tratterebbe, quindi, in realtà, di due SPECIALIZZAZIONI distinte della istituita figura dell’infermiere generico di quell’epoca (altrimenti se fosse un’unica specializzazione credo dovrebbe essere scritto…la distinta specialità..…).

E, per entrare nei dettagli, l’art. 15 sempre del Regio Decreto stabilisce le mansioni di questo infermiere:

Art. 15.

Soltanto sotto il controllo del medico curante è consentito agli infermieri di praticare:

A) medicazioni di ulcere e piaghe esterne;

B) medicazioni vaginali e rettali;

C) massaggi e manovre meccaniche su organi e tessuti del corpo umano.

Fare “massaggi e manovre meccaniche su organi e tessuti del corpo umano”: massaggi significa “fisioterapia”manovre meccaniche  significa “terapie fisiche strumentali”? stante il fatto che fanno tecar, ultrasuoni, laserterapia, ecc…..

Ora: se quell’infermiere NON ESISTE PIU’, avendo la legge 243 del 3 giugno 1980 soppresso tutti i corsi di formazione del personale infermieristico e psichiatrico, ponendo quindi tale figura ad esaurimento, viene da chiedersi, secondo logica, come possano sopravvivere le sue specializzazioni. E per di più assommate in un’unica figura (sempre a caso dal web: 1.000 ore in 2 anni, 200 ore di tirocinio, frequenza settimanale serale, oppure full immersion dal giovedì alla domenica una volta al mese). Che razza di anomalia è questa?

Dove stanno “la certezza e il rispetto della legge”?

Inoltre, il massaggiatore capo-bagnino può svolgere la propria attività esclusivamente in rapporto di dipendenza e sotto la supervisione e responsabilità del fisioterapista, come ha stabilito il TAR di Milano, con sentenza n. 676/11, ad oggi esecutiva. Non può compiere atti riservati alle Professioni Sanitarie, ma solo svolgere attività meramente esecutive.

Anche per il Consiglio di Stato, si tratta di una figura formalmente esistente ma vuota. Questo appunto il senso della sentenza del Consiglio di Stato, la n. 3410 del 21 giugno 2013, che ha smentito quanto sancito dal TAR Abruzzo che, con sentenza n.311/02, aveva sostenuto che, anche in assenza di un assetto unitario a livello nazionale, le Regioni potevano organizzare i corsi per massaggiatori capo-bagnini attingendo ai programmi svolti da coloro che chiedono il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero.

Ma non può essere così, perché per il Consiglio di Stato: La circostanza che il Testo Unico delle Leggi Sanitarie (T.U.L.S.) contempli ancora la figura del massaggiatore capo-bagnino è irrilevante in assenza di una compiuta disciplina di settore armonicamente ricomposta sui due livelli di competenza previsti dalla Costituzione (statale e regionale)”. Questo perché, spiegano quei giuristi: Le nuove professioni non possono cominciare a vivere nell’ordinamento se manca l’individuazione dei profili che le caratterizzano e la descrizione dei relativi percorsi formativi. La stessa sentenza (la n. 3410 del 21 giugno 2013) che dovrebbe riguardare gli osteopati.

Dove stanno “la certezza e il rispetto della legge”?

Se le cose stanno così, il “massaggiatore capo-bagnino degli stabilimenti idroterapici”, così come risulta scritto sul sito ufficiale del Ministero della Salute, non solo non dovrebbe quindi esistere come “arte ausiliaria delle professioni sanitarie”, ma neppure semplicemente esistere. La denominazione inserita dal Ministero in quale norma vigente trova la sua giustificazione?

E naturalmente “esercitano”….come se fossero fisioterapisti.

Dove stanno “la certezza e il rispetto della legge”?

Laureato in scienze motorie. Storico “fuori…legge” della Riabilitazione. Abusivo principe da anni del settore, che non teme di “esercitare” la professione di fisioterapista alla luce del sole, addirittura in propri studi o centri, “coperti”, spesso, da medici compiacenti o prestanome, ma sempre pronto a mimetizzare la propria attività illegale come semplice “attività motoria” o “attività fisica adattata”.

La Legge istitutiva della loro Laurea (D.L. 8 maggio 1998 n.178, pubblicato sulla G.U. n.131 dell’8.6.1998), stabilisce infatti testualmente, al punto 7 dell’art. 2, che: “Il Diploma di laurea in scienze motorie non abilita all’esercizio delle attività professionali sanitarie di competenza dei laureati in medicina e chirurgia e di quelle di cui ai profili professionali disciplinati ai sensi dell’articolo 6, comma 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502, e successive modificazioni e integrazioni”. E tra i profili citati si trova il Profilo del Fisioterapista, per cui il laureato in scienze motorie non può attribuirsi le sue competenze.

Dove stanno “la certezza e il rispetto della legge”?

Nel 2006, in concomitanza con l’approvazione della legge 43, legge di delega al Governo per l’istituzione degli Ordini delle Professioni Sanitarie (delega poi lasciata decadere), si tentò anche subdolamente di far diventare fisioterapisti i laureati in scienze motorie tramite il famigerato art. 1-septies della legge 27 sempre del 2006 (un articolo introdotto illegalmente in una legge di urgente approvazione), che però venne fortunatamente abrogato (non senza difficoltà) il 5 aprile 2011 col DDL 572/B.

Dove stanno “la certezza e il rispetto della legge”?

I “furbetti” della legge 4/2013. Questa legge venne approvata dal Governo Monti poco prima della conclusione del suo mandato, sul filo di lana. Il suo scopo era favorire il miglioramento delle professioni emergenti non organizzate in ordini o collegi, escludendole però tassativamente dall’area sanitaria.

Così infatti recita il comma 2 dell’art. 1: Ai fini della presente legge, per «professione non organizzata in ordini o collegi», di seguito denominata «professione», si intende l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative”.

Ma a 5 anni dalla sua entrata in vigore, come conseguenza di una sua incontrollata applicazione, è possibile constatare il proliferare di un grande numero di “nuovi professionisti pseudosanitari”, che invece di procedere ad una regolare richiesta di riconoscimento al Ministero della Salute, si autoreferenziano (o “autocertificano”, come va di moda) come tali, utilizzando subdolamente la legge in oggetto. Molti utilizzando addirittura, nell’autodefinirsi, il suffisso “terapista”: musicoterapista, arteterapista, posturologo, chinesiologo, analogista-terapista olistico……entrando nel mondo sanitario con “certificazioni creative” di ogni tipo, autoqualificandosi arbitrariamente per quello che dicono di essere e citando sul proprio curriculum “in base alla legge 4 del 2013”.

Dove stanno “la certezza e il rispetto della legge”?

Col Governo del cambiamento….”arrivano i Nostri”?

Gentile on. Grillo, nuova “Governatrice”, in quanto Ministra della Salute, di questa Terra di Frontiera, tanti “trapper” come me, giovani e meno giovani, si chiedono se Lei ha intenzione, stante il suo Incarico, di mettere in atto qualche intervento per cercare di promuovere un “cambiamento” anche nel nostro settore..

Continuerà il Far West? Le apparenti anomalie segnalate (denunciate) a proposito dei tanti “fuori…legge” citati, se risulteranno essere tali dopo opportuna verifica normativa, verranno eliminate o continueranno ad essere tollerate o addirittura “legittimate”?

Cambiamento = sanatoria clientelare (come tante volte in passato), con garantiti ringraziamenti da parte dei vari “cercatori d’oro”, “sceriffi e vigilantes”, “imbonitori”, “bari e giocatori d’azzardo” che pullulano in questo Far West, oppure cambiamento = certezza e rispetto della Legge a difesa della professionalità, della dignità e della (me lo consenta) onestà di chi, appunto nel rispetto della legge, è quotidianamente impegnato in questa Terra di Frontiera?

Come nei momenti più eccitanti dei migliori film western, col Governo del cambiamento….”arrivano i Nostri…” a sistemare le cose?

Ringraziandola per la paziente attenzione, un cordiale saluto e sinceri auguri di buon lavoro.

Postato il 10 settembre 2018

Romualdo Carini

Fisioterapista e Giornalista Pubblicista

Responsabile Blog www.riabilitazioneinfo.it