Il comma 566: tra mito e realtà (di Antonio Bortone, Fisioterapista – Presidente Nazionale CoNAPS)

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ANTONIO BORTONE – Fisioterapista
Presidente Nazionale Coordinamento Nazionale Associazioni Professioni Sanitarie (CoNAPS)

Legge di Stabilità 2015 (Legge 23/12/2014 n° 190, pubblicata in G.U. Il 29/12/2014) – Comma 566: “Ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia, con accordo tra Governo e Regioni, previa concertazione con le rappresentanze scientifiche, professionali e sindacali dei profili sanitari interessati, sono definiti i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, anche attraverso percorsi formativi complementari. Dall’attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

Dopo la conferma del Comma nella Legge di Stabilità, sono piovute valanghe di opinioni, anatemi, profezie e tanto altro che, a dire il vero, non se ne può più!
È bastato annunciare un percorso di revisione ed eventuale nuova definizione di competenze per le Professioni Sanitarie, che l’intero “pianeta medico” si scatenasse in attacchi alle Istituzioni, barricate e resistenze ad oltranza.
Ma come mai tutto questo clamore? Proviamo a vedere le ragioni intime di questo scenario molto simile all’immaginaria suggestione prodotta dai racconti del 1889 dei Ragazzi di via Pàl.

Qual è la finalità del Comma? Definire: (…) i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi (…)

A chi si rivolge? (…) delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (…)

Come intende fare? (…) previa concertazione con le rappresentanze scientifiche, professionali e sindacali dei profili sanitari interessati (…) anche attraverso percorsi formativi complementari.

La lettura così “scandita” del Comma non lascia dubbi: mira ad un processo di ammodernamento delle competenze, definite oltre vent’anni fa, sulla scorta di un contesto professionale profondamente cambiato, grazie ad un progresso tecnico, tecnologico e metodologico, nonché uno status giuridico radicalmente diverso rispetto al ’94. Il tutto provocato dalla Legge 42 del 1999, che introduce l’assunzione diretta ed esclusiva delle responsabilità di ogni Professionista Sanitario, abolendo definitivamente la condizione di ausiliarietà che le stesse Categorie professionali avevano rispetto al Medico prima di tale Legge.
È così logico quindi prevedere un corretto allineamento tra competenze e responsabilità.
Allora, perché la Classe medica ha reagito così duramente? Perché sono stati prefigurati scenari rasentando il terrorismo psicologico, agitando il pericolo di carente garanzia della salute del Cittadino, addirittura lo stato di rischio ed incolumità del paziente?
Le lagnanze dei Rappresentanti di Categoria del Medico non hanno ragione di esistere.
A maggior ragione se si leggesse la prima affermazione del suddetto Comma: Ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia (…). È chiaro che le accuse mosse alla presunta pericolosità prodotta dall’implementazione del Comma sono illogiche e fuori luogo. Denotano se mai una preconcetta resistenza al cambiamento, una pervicace quanto pericolosa difficoltà a lavorare in squadra, esprimono un disagio culturale di valorizzare l’interesse comune prioritario rispetto all’interesse di parte, finendo pretestuosamente per imputare, agli altri, comportamenti e finalità di cui si è, a volte, inconsapevolmente portatori.
Ricorre utile, anche in questo caso, richiamare la citazione della “pagliuzza e della trave”. Comportamenti autoreferenziali sono accecati davanti al cambiamento proposto ed a volte imposto dal progresso scientifico e metodologico.
La complessità clinica oggi non può trovare risposte appropriate solo da una Professione, fosse anche la più importante e completa in termini di formazione.
Una corretta ed efficace gestione delle complessità obbliga, un Sistema che intende essere serio e responsabile, ad agire con un laborioso ed articolato “gioco di squadra”; la specializzazione delle diverse competenze e la loro integrazione alla ricerca della soluzione più appropriata al bisogno di salute della Persona, sono la risposta operativa più intelligente ed ineludibile nello scenario complesso, ed a volte anche complicato, dei tanti bisogni che una Persona denuncia per il mantenimento o recupero della sua salute, che è il bene in assoluto più prezioso.
Ogni altra considerazione è fuori tempo.
Il processo di crescita e sviluppo delle competenze è comune in tutto il mondo.
La metodologia di lavoro in équipe è un patrimonio culturale e scientifico oramai insopprimibile. Pensare di arrestare, solo in Italia, questo processo, significherebbe condizionare davvero la qualità della Salute nel nostro Paese, pregiudicando la buona reputazione che il nostro SSN ha in tutto il mondo.
Il mito di “Superman”, del solo medico che decide, sceglie e dispone degli altri come fossero strumenti del suo pensiero, è un mito oramai anacronistico e pericoloso.
Sarebbe auspicabile uno scatto intelligente verso una Sanità di eccellenza, dove ogni componente della Squadra si allena a migliorare ed aiuta gli altri a fare altrettanto. Insomma, al mito vetusto di “Superman” contrapporrei il mito inossidabile dei “Fantastici Quattro” (erano i miei preferiti).
In questo momento storico e politico, mentre in Italia si sprecano energie vivaci in lotte e contrapposizioni di questo tenore, mentre si fatica a proporre un disegno di sviluppo formativo sostenibile e compatibile con gli altri Paesi europei, mentre imperversa l’ennesima odissea di un Disegno di legge per l’istituzione degli ordini professionali mancanti in Sanità, mentre accade tutto questo ed altro del genere, l’Europa va avanti nella crescita e nello sviluppo culturale, senza preoccuparsi più di tanto del rallentamento provocato dal nostro Paese.
Una Nazione che ha paura di cambiare, non cresce! Senza sviluppo, il destino è segnato, non tanto nel presente ma per le generazioni future!
Credo che sia giunto il momento di reagire con ferma determinazione a questo stato di cose, incominciando a confidare nell’impegno assunto dal Ministro della Salute, che, in funzione di “arbitro”, ha dichiarato che la parola d’ordine è: concertazione! Speriamo che si concertino intelligenze ed interessi comuni; piuttosto che altro! Machiavelli docet!

Non è cosa più difficile a trattare, né più dubbia a riuscire, né più periculosa a maneggiare, che farsi capo ad introdurre ordini nuovi; perché lo introduttore ha per nimici tutti quelli che degli ordini vecchi fanno bene, e ha tepidi defensori tutti quelli che degli ordini nuovi farebbero bene. La quale tepidezza nasce, parte per paura degli avversari, che hanno le leggi dal canto loro, parte dalla incredulità degli uomini, li quali non credono in verità le cose nuove, se non veggano nata una ferma esperienza. (N. Machiavelli)