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Il Fisioterapista di famiglia. Una svolta per il S.S.N.? (di Lorenzo G. Ricucci, Dottore in Fisioterapia*)

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Si ripropone all’attenzione del settore questo articolo, già pubblicato qualche tempo fa su quotidianosanita.it. Vale la pena segnalarlo nuovamente, perchè descrive un Progetto assolutamente interessante, garantista per noi e condivisibile, da promuovere e sostenere…….anche al fine di evitare che, prima o poi, in caso di assenza del Fisioterapista, le nostre competenze se le possa attribuire (in altri termini “ce le possa scippare”) l’ormai santificato “Infermiere di famiglia e di comunità”……Progetto da promuovere e sostenere soprattutto presso le nostre Commissioni d’Albo.

E’ infatti di questi giorni la presentazione di un Disegno di Legge (vedi Allegato), prima firmataria la senatrice Boldrini del Partito Democratico, proprio relativo all’istituzione dell'”Infermiere di famiglia e di comunità”. Un Disegno di Legge interessante, che potrebbe diventare anche il prototipo per l’istituzione del “Fisioterapista di famiglia e di comunità”.

In esso si fa quasi ovunque esplicito ed esclusivo riferimento all'”assistenza infermieristica” che verrà prestata da questa professione sanitaria investita di questo nuovo ruolo; non compaiono riferimenti ad interventi di carattere riabilitativo, se non, genericamente, al punto d) del comma 1 dell’art.1, in cui gli si attribuisce “….attenzione agli aspetti preventivi, curativi e riabilitativi clinico-assistenziali e psico-educativi in una prospettiva multidisciplinare”.

Di notevole interesse, invece, il comma 3 dell’art.1, di rilevanza quasi rivoluzionaria, ben spiegata dalla senatrice Boldrini nella Presentazione del Disegno di Legge: si prevederebbe un accreditamento diretto del singolo “Infermiere di famiglia e di comunità”, anche in regime di libera professione, da parte delle Aziende Sanitarie, con buona pace delle tante Cooperative o altre Istituzioni, che alimentano il mercato delle false partite IVA. Se così fosse per l'”Infermiere di famiglia e di comunità”, perchè non potrebbe esserlo, in prospettiva, anche per il “Fisioterapista di famiglia e di comunità”?

Dr. Romualdo Carini – Responsabile Blog

Da una recente analisi dei dati demografici del territorio nazionale, emerge la necessità, in relazione all’aumentare delle patologie croniche e al progressivo invecchiamento della popolazione, di una “riorganizzazione” del sistema sanitario sul Territorio, con il fine di rispondere, concretamente, alle nuove esigenze.

In particolare ci riferiamo a quegli interventi di ordine Riabilitativo, Fisioterapia in primis, che inevitabilmente avrebbero, a nostro avviso, una ricaduta positiva nel Ssn e soprattutto nei confronti di tutte quelle persone (pazienti) che ne hanno bisogno, valorizzando non soltanto il ruolo del Fisioterapista ma, soprattutto, ponendo il paziente al centro dell’interesse dei servizi socio-sanitari.

Con il Fisioterapista di famiglia e/o di quartiere, si assisterebbe, ad un nuovo modello di assistenza dove il professionista della Riabilitazione, interfacciandosi con il MMG, con lo specialista, con l’infermiere, si potrebbe recare a domicilio del paziente per effettuare le cure fisioterapiche del caso.

Tutto ciò porterebbe anche alla riduzione delle ospedalizzazioni, alla riduzione delle liste di attesa, alla tempestività delle cure fisioterapiche, con una ricaduta positiva determinata dal risparmio per il Ssn e da una migliore sinergia tra le figure preposte alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione in questo “nuovo” modello organizzativo territoriale.

E queste non sarebbero che alcune delle ricadute positive di questo progetto a cui crediamo molto e che potrebbe essere attuabile proprio in virtù del D.L. n°158 convertito successivamente dall’art. 1 comma 1 della L. 289, ove viene specificato che: «le regioni  definiscono  l’organizzazione  dei  servizi  territoriali  di  assistenza primaria  promuovendo  l’integrazione  con  il  sociale,  anche  con  riferimento all’assistenza  domiciliare  e  i  servizi  ospedalieri,  al  fine  di  migliorare  il  livello  di efficienza e di capacità di presa in carico dei cittadini, secondo modalità operative che prevedono forme organizzative mono professionali, denominate “aggregazioni funzionali territoriali”,  che  condividono,  in  forma  strutturata,  obiettivi  e  percorsi  assistenziali, strumenti  di  valutazione  della  qualità  assistenziale,  linee  guida,  audit  e  strumenti analoghi, nonché forme organizzative multi professionali, denominate “unita complesse di  cure  primarie”,  che  erogano,  in  coerenza  con  la  programmazione  regionale, prestazioni assistenziali tramite il coordinamento e l’integrazione dei medici, delle altre professionalità convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, degli infermieri, delle professionalità ostetrica, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e del sociale a rilevanza sanitaria».

Ruolo fondamentale, in tale progetto, lo assume l’équipe territoriale, dove la inter-professionalità (M.M.G. – Medico specialista – Fisioterapista – Infermiere, ecc..) assicurerebbe un sostegno mirato, per gli interventi di prevenzione cura e riabilitazione.

Ci rendiamo disponibili, Signor Direttore, verso i nostri amministratori e politici Provinciali, Regionali e Nazionali, nell’essere partecipi, con i dati elaborati dai nostri consulenti, nel presentare un progetto che possa tenere conto dell’importanza di un riassetto organizzativo del Ssn. senza tralasciare l’importanza delle cure Riabilitative alle soglie del 2020.

*Dirigente Nazionale libera professione Sindacato Professionale Italiano Fisioterapisti – Area Riabilitativa (SPIF-AR)

Allegato: DL INFERMIERE FAMIGLIA

 

Postato il 26 maggio 2020