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Massofisioterapisti post ’99: precisazioni (di Mauro Giugliucciello, Fisioterapista)

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La mia lettera, pubblicata il 2 luglio su Quotidiano Sanità, era di lettura semplice e spero chiara, senza nessuna vena polemica.

A seguire Qs ha pubblicato un intervento nel quale mi si contestano delle “inesattezze”, ma quali?

Ho affermato che i termini per l’iscrizione agli elenchi speciali si sono chiusi definitivamente il 30 di giugno e mi è stato ricordato che avevo preso posizione contro la richiesta di proroga avanzata dall’Ordine.

Richiesta, questa, cito, che avrebbe permesso “all’Ordine stesso di poter effettuare, con la calma dovuta, una corretta e minuziosa valutazione per l’iscrizione agli elenchi speciali per tutti i richiedenti a prescindere dall’elenco di riferimento”.

Questa sì che è una palese inesattezza. L’Ordine ha tutto il tempo di esaminare compiutamente le domande. Invece la proroga avrebbe lasciata aperta la possibilità di iscrizione e le conseguenti incertezze legate su chi possa legittimamente operare in ambito sanitario. A che scopo?

Probabilmente l’opinione più forte che ho espresso è che, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni TAR e dal Consiglio di Stato, ritengo che la collocazione del massofisioterapista tra gli operatori di interesse sanitario non sia fondata.

Le professioni non nascono nei tribunali e, nella sede competente, e cioè la Conferenza Stato-Regioni, nulla è stato deciso e normato in relazione ad un nuovo operatore di interesse sanitario chiamato massofisioterapista.

E’ certo necessaria chiarezza e proprio questo è il momento idoneo, perché sostenere che il massofisioterapista, con titolo conseguito dopo il 17 marzo 1999, sarebbe retroattivamente, con un viaggio nel tempo, diventato una “professione sanitaria” è un ragionamento “lunare”. Ricordo che la formazione delle professioni sanitarie è esclusivamente universitaria.

Si tratta quindi di una questione di chiarezza nel primario obiettivo di tutela della salute e dell’informazione ai cittadini.

Ad affrontare il tema ci penseranno comunque gli Ordini professionali, che rimetteranno tutti con i piedi per terra.

Postato il 9 luglio 2020