Massofisioterapisti pre e post ’99: è bene precisare (da Riab.Info – Agenzia media stampa)

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Nel baillamme di questi giorni e data per certa l’approvazione della Legge di Stabilità 2019 con quel sorprendente comma 283-bis, che suona come il classico “tana, liberi tutti”, vogliamo sperare che chi dovrà poi stendere il decreto sui cosiddetti “elenchi speciali”, per operatori dalla dubbia qualifica, abbia almeno le idee chiare.

Vanno, infatti, distinti i Massofisioterapisti post 1999, visto che ci sono 4 sentenze del Consiglio di Stato, del 12 dicembre circa, che dicono che dal 1 gennaio 1996 non si potevano prorogare i loro corsi.

Gli altri, i Massofisioterapisti pre 1999, quelli veri e considerati tali, sia biennali che triennali, hanno potuto convertire il titolo nell’unica figura oggi riconosciuta e cioè quella di fisioterapista (art. 4 commi 1 e 2 legge 42/99), il resto sono balle. Il vero problema sono quelli che (non solo massofisioterapisti, ma anche tecnici di laboratorio e altri) non hanno convertito il loro titolo, valido e abilitante, in equivalente nel 2011. Dopo l’art. 4 quater della legge 27 del 2006, infatti, si accede alle professioni sanitarie solo con studi universitari.

Questi professionisti pre 1999, sia dipendenti che autonomi, sono da salvaguardare, perchè veramente a rischio licenziamento. I Sindacati Confederali, in un loro comunicato, contribuiscono ad aumentare la confusione, perchè non hanno capito o non hanno voluto capire la problematica

Quanto al resto, i post ’99, se la prendano e chiedano i danni, come aveva detto loro (*) anche la dr.ssa Ugenti, Direttore Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del SSN, a chi ne ha permesso la formazione anche quando i corsi erano chiusi dal 1996 per il passaggio in Università della formazione.

Il fatto poi che nel 1998 la Bindi abbia prorogato la formazione solo ai ciechi, significa semplicemente che i corsi per tutti gli altri erano chiusi dal 1996. Non neghiamo che sia un bel problema per chi è stato formato, ma crediamo che l’improvvisazione della politica non porti a niente di serio.

Anche il fatto che la giustizia li abbia inseriti tra gli “operatori di interesse sanitario”, con carattere servente ed ausiliario, non riconducibili alle professioni sanitarie, senza nessuna autonomia e ad un livello più basso di quello proprio delle arti ausiliarie delle professioni sanitarie (Consulta 300/2007) e non professione sanitaria ausiliaria, qualifica che tutti sanno é stata abolita dalla legge 42/99, è in dubbio, non essendo questa qualifica stata partorita nelle sedi opportune e cioè nella Conferenza Stato Regioni.

(*) Massofisioterapisti post ’99: “mala tempora currunt…semper”

Postato il 29 dicembre 2018