Ordine e Albo Fisioterapisti: aggiornamento 1 a nota informativa (*) (di Angelo Papa – Dottore in Fisioterapia)

 

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Di che cosa si occupa un Ordine

Gli Ordini e relative Federazioni sono organi sussidiari dello Stato, per cui il fine in primis è quello di tutelare gli interessi pubblici, previsti dalle norme e connessi all’esercizio di una professione. Nella fattispecie il primo interesse da garantire è la tutela della Salute individuale e collettiva.

In questa logica sono affidati all’Ordine una serie di obiettivi operativi, che ho raggruppato in cinque macro aree tematiche.

La prima area raggruppa obiettivi che interessano aspetti valoriali. La legge affida all’Ordine il compito di promuoverli e salvaguardarli.

Gli obiettivi valoriali da tutelare e sostenere sono:

l’indipendenza, l’autonomia e la responsabilità delle professioni e dell’esercizio professionale. Questo mandato non si riferisce o quanto meno non si esaurisce nella funzione di svolgere il ruolo di guardiano; piuttosto si chiede all’Ordine di farsi promotore e tutore di quegli strumenti che assicurano l’indipendenza, l’autonomia e la responsabilità professionale, ad esempio favorendo l’istituzione di associazioni tecnico-scientifiche e vigilando sul loro corretto funzionamento;
la qualità tecnico-professionale. Per esempio promuovendo la formazioni di base e post base, verificando la consistenza e presenza di riferimenti sulle buone pratiche, assicurando una vigilanza sugli standard professionali, ecc.;
la valorizzazione della funzione sociale. La valorizzazione sociale può essere perseguita su due piani distinti:
– promozione emotiva dell’immagine del Fisioterapista nell’immaginario collettivo,
– promozione tecnico-scientifica, cioè fare in modo che la Fisioterapia, alias scienza del Fisioterapista, risponda a un bisogno reale della persona che chiede di essere curata;
la salvaguardia dei diritti umani e dei principi etici che devono guidare l’esercizio professionale. Parliamo di principi riportati nei rispettivi Codici Deontologici (uno per ogni professione), che investono il patto generale che tacitamente sottoscriviamo con la persona che si rivolge a noi, anche se il Codice non si limita a questo, ma affronta anche altri aspetti relazionali con soggetti terzi.

La seconda area raggruppa una serie di funzioni specifiche, che concorrono allo sviluppo, alla tutela della salute dei cittadini e alla salvaguardia dell’ambito di esclusivo esercizio della professione. Si tratta di misure che consentono di eliminare, o per lo meno ridurre, la condizione di asimmetria informativa, esistente prima dell’introduzione del sistema degli Ordini.

Misure che tutelano la salute del cittadino, in quanto permettono di distinguere un Fisioterapista vero da uno falso.

Rientrano tra i compiti dell’Ordine:
• svolgere la funzione di verificare se l’esercente la professione sanitarie sia in possesso dei titoli abilitanti all’esercizio professionale;
• curare la tenuta, non solo cartacea, ma anche informatizzata, degli Albi dei professionisti e di specifici Elenchi (per esempio le specializzazioni) laddove previsti dalle norme;
• provvedere alla diffusione informativa, anche a livello telematico, di detti Albi ed Elenchi specifici.

La terza area fa riferimento ad un vincolo stabilito per legge riguardante le Pubbliche Amministrazioni. Il riferimento normativo è dato dal Decreto Legislativo 14 marzo 2013, n. 33, relativo al “diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”. In base a tale vincolo l’Ordine è chiamato a predisporre “un adeguato sistema di informazione sull’attività svolta, per garantire accessibilità e trasparenza alla loro azione”.

La quarta area riguarda funzioni essenziali spettanti in via esclusiva all’Ordine, per cui l’Ordine è chiamato:
• a partecipare alle procedure relative alla programmazione dei fabbisogni dei professionisti, alle attività formative e all’esame di abilitazione all’esercizio professionale;
• a fornire un proprio parere obbligatorio:
– sulla disciplina regolamentare dell’esame di abilitazione all’esercizio professionale,
– sugli altri casi previsti dalle norme vigenti, (come l’adozione di disposizioni regolamentari, ecc.);
• a concorrere con le autorità locali e centrali nello studio e nell’attuazione dei provvedimenti che possano interessare l’Ordine;
• a contribuire con le Istituzioni sanitarie e formative pubbliche e private alla promozione, organizzazione e valutazione delle attività formative e dei processi di aggiornamento per lo sviluppo continuo professionale di tutti gli iscritti agli Albi, promuovendo il mantenimento dei requisiti professionali anche tramite i crediti formativi acquisiti sul territorio nazionale e all’estero.

Tra le funzioni essenziali, anche se non esplicitamente citata nella legge 3 del 2018, ma presente nel testo della legge 24 del 2017, abbiamo anche il diritto per l’Ordine di poter partecipare alla Commissione che definisce l’entità dei premi assicurativi annui che il Fisioterapista deve pagare per la responsabilità civile. Funzione, questa, negata alle Associazioni rappresentative.

Altra conseguenza dell’istituzione dell’Ordine e dei relativi Albi, é rappresentata dall’introduzione, anche per i Fisioterapisti, nel prossimo futuro, del vincolo della tessera sanitaria (cioè l’invio all’Agenzia delle Entrate dei dati relativi alle fatture rilasciate) che sarà esteso.

Tra le funzioni assegnate all’Ordine, esiste una quinta area, quella disciplinare.

La funzione disciplinare/sanzionatoria dell’ordine

La legge 3 del 2018 ci ricorda che tra le funzioni assegnate all’Ordine, abbiamo una quinta area, riferita alla funzione disciplinare, fornendo ulteriori elementi per l’esercizio di questa funzione.

Prima di entrare nel merito di quanto riportato nella legge, è utile comprendere in cosa consiste il “potere disciplinare” dell’Ordine. Questo potere si concretizza nella potestà riconosciuta dalla legge all’Ordine, di comminare sanzioni nei confronti dei propri iscritti. Dato che, tra le possibili sanzioni, abbiamo la sospensione temporanea dall’esercizio professionale o, per fatti gravi, si può arrivare alla radiazione, che priva il sanitario di un diritto soggettivo acquisito con l’esame di abilitazione.

Capirete quanto sia importante per il professionista comprendere, da una parte la delicatezza di questa funzione esercitata da parte dell’Ordine, dall’altra avere chiara coscienza che con l’iscrizione all’Ordine, il professionista è, quindi, assoggettato al controllo disciplinare di tipo ordinistico, oltre alle altre fattispecie di controlli (penale, civile, amministrativo, ecc).

L’oggetto del potere disciplinare

Questo potere disciplinare è conferito all’Ordine professionale con l’obiettivo e la priorità di garantire l’interesse generale e pubblico, in termini di corretto esercizio della professione, e soltanto di riflesso rientra, tra gli obiettivi, anche l’interesse degli iscritti attraverso la vigilanza sull’osservanza delle regole deontologiche poste a tutela del decoro e della dignità della categoria. L’oggetto del potere disciplinare, individuato dall’art. 38 del Regolamento (DPR 221/50), è rappresentato dai sanitari colpevoli di abusi o mancanze nell’esercizio della professione o, comunque, di fatti disdicevoli per il decoro professionale.

Se le fattispecie di “abusi o mancanze nell’esercizio professionale” sono più facilmente individuabili quando possono formare oggetto di procedimenti penali e/o civili paralleli, incappiamo in maggiori difficoltà interpretative per i “fatti disdicevoli al decoro professionale”.

Il legislatore deontologico, attraverso la redazione del “Codice di deontologia”, ha in qualche modo assolto la funzione di tipizzare i comportamenti rilevanti sotto l’aspetto deontologico. Si tratta, tuttavia, di un’elencazione esemplificativa di canoni generali, che non esaurisce la tipologia delle condotte possibili, ma la cui violazione è fonte di responsabilità disciplinare.

Le “obbligazioni di ruolo”

Per cui un sanitario da una parte è tenuto all’osservanza delle leggi dello Stato e, eventualmente, delle regole comportamentali e organizzative fissate dall’Ente da cui dipende, per il raggiungimento dei fini istituzionali. Dall’altra, con l’iscrizione all’Albo il sanitario determina la propria soggezione alla potestà speciale di supremazia dell’Ordine, con il conseguente dovere di osservare le norme deontologiche dettate nell’interesse generale e poste anche a tutela della dignità e del decoro della categoria professionale.

Tutti questi vincoli li potremmo denominare come “obbligazioni di ruolo”. Si tratta di una etichetta da me coniata, non presente in letteratura, e sta a indicare che l’esercizio di una professione sanitaria non si esaurisce nei contenuti della legge 42/1999 (profilo/ordinamento di studi/codice deontologico), ma è in relazione con tutta una serie di fonti normative/di regolamentazioni sopra, pari e sotto ordinate.

L’armonia e il conflitto di sistemi

I problemi emergono se due o più sistemi (per esempio regolamentazione extra ordine rispetto alla regolamentazione ordinistica) presentano regole non armonizzate tra loro. In questo caso il sanitario ha il dovere di informare l’Ordine di tale dissidio, allo scopo di tutelare i propri diritti, ma anche quelli del cittadino.

In linea generale, in attesa della soluzione del contrasto, il sanitario ha il dovere di continuare a prestare la propria attività professionale. Rimane, tuttavia, il richiamo deontologico a non subire “passivamente” imposizioni esterne contrarie all’etica professionale, quando sussistano “gravi violazioni” dei diritti e dei valori umani delle persone assistite o violazioni di particolare gravità per la dignità, la libertà e l’indipendenza professionale, tali da compromettere la possibilità di “operare secondo scienza e coscienza”.

Esiste nel merito una tentazione di considerare l’indipendenza in senso assoluto, in realtà, questa indipendenza, deve rispondere alla necessità concreta di essere in condizione di fare la cosa giusta nell’interesse esclusivo della persona assistita nel momento specifico. L’indipendenza, quindi, non andrebbe intesa come “rendita di ruolo”, non posso avere paletti, piuttosto si tratta di un’assunzione di responsabilità rispetto al caso specifico.

Altro aspetto da tenere presente è di non equivocare sulla portata delle licenze. Se la norma deontologica potrebbe, entro certi limiti, consentire al sanitario di violare disposizioni vigenti nell’ambito lavorativo in cui presta la propria attività, questo non esclude che il sanitario possa al contempo essere comunque oggetto di un specifica sanzione amministrativa e/o penale. In questo caso alla sanzione amministrativa e/o penale non corrisponde una sanzione disciplinare.

I gradi di giudizio

Rispetto un procedimento sanzionatorio avverso, il professionista può ricorrere a livello di Commissione Centrale ed eventualmente è possibile dare un seguito a un terzo livello di giudizio presso la Cassazione in caso di presunta violazione della legge .

La legge 3 del 2018

Tornando nel merito della norma, sul piano disciplinare (sanzionatorio) vengono affidate alla Federazione e ai singoli Ordini le funzioni di :

· vigilare sugli iscritti agli Albi, in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività professionale (cioè come libero professionista o come dipendente), compresa quella societaria;

· irrogare sanzioni disciplinari secondo una graduazione correlata alla volontarietà della condotta, alla gravità e alla reiterazione dell’illecito, tenendo conto degli obblighi a carico degli iscritti, derivanti dalla normativa nazionale e regionale vigente e dalle disposizioni contenute nei contratti e nelle convenzioni nazionali di lavoro.

Nell’esercizio della funzione disciplinare, a garanzia del diritto di difesa, dell’autonomia e della terzietà del giudizio disciplinare, la legge separa la funzione istruttoria da quella giudicante.

A tal fine, in ogni Regione sono costituiti uffici istruttori di Albo, composti da un numero compreso tra cinque e undici iscritti sorteggiati tra i componenti delle Commissioni disciplinari di Albo della corrispettiva professione, garantendo la rappresentanza di tutti gli Ordini, e un rappresentante estraneo alla professione nominato dal Ministro della salute.

Gli uffici istruttori, sulla base di esposti o su richiesta del Presidente della competente Commissione Disciplinare o d’ufficio, compiono gli atti preordinati all’instaurazione del procedimento disciplinare, sottoponendo all’organo giudicante la documentazione acquisita e le motivazioni per il proscioglimento o per l’apertura del procedimento disciplinare, formulando in questo caso il profilo di addebito. I componenti degli uffici istruttori non possono partecipare ai procedimenti relativi agli iscritti al proprio Albo di appartenenza.

(*) Ordine e Albo Fisioterapisti: nota informativa

Postato il 5 aprile 2018