Ordine e Albo Fisioterapisti: aggiornamento 2 a note informative (*) (di Angelo Papa – Dottore in Fisioterapia)

 

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Nelle precedenti comunicazioni, abbiamo trattato delle funzioni degli Ordini e della Federazione Nazionale; ora analizziamo l’art. 2 del Decreto Legislativo del Capo provvisorio dello Stato del 13 settembre 1946, n. 233, come modificato dall’art. 4 della legge 3 del 2018, combinato con il relativo Decreto Attuativo del 15 marzo 2018. Questo articolo ci fornisce una descrizione degli Organi che governano Ordine provinciale o inter-provinciale.

Per alleggerire la presentazione, si è preferito scorporare e destinare a una futura comunicazione altri due punti contenuti nell’art. 2:

– l’organizzazione della Federazione Nazionale degli Ordini;

– le regole elettorali per la selezione dei componenti di tali organismi, da analizzare in maniera combinata con il relativo Decreto Ministeriale Attuativo del 15 marzo 2018.

 

 

Quali sono gli Organi che governano un Ordine?

La Legge prevede per ciascun Ordine tre Organi di base, più un quarto presente quando l’Ordine non è mono professionale:

Il Presidente (che ha la rappresentanza legale dell’Ordine)

Il Consiglio Direttivo (vero organo di governo dell’Ordine)

Il Collegio dei Revisori (organo unico per l’intero Ordine)

Le Commissioni di Albo (esistenti in quegli Ordini che rappresentano al proprio interno più professioni distinte e nel nostro caso ne abbiamo ben 19), che entrano nel merito di aspetti peculiari di ciascuna professione, come ad esempio la stesura del Codice Deontologico, che è distinto per singola professione).

Gli Organi dell’Ordine vanno rinnovati ogni quattro anni.

 

La composizione dei vari Organi dell’Ordine

La Legge n. 3 del 2018 fornisce uno standard di base per definire la composizione dei Consigli Direttivi e delle Commissioni d’Albo, rapportando il numero dei membri al numero degli iscritti.

 

La composizione del Consiglio Direttivo

La Legge 3/2018, come detto, ci  fornisce uno standard generale per la composizione del Consiglio Direttivo, composizione correlata al numero di iscritti, per cui parliamo di:

7 componenti se gli iscritti all’Ordine non superano il numero di 500;

9 componenti se gli iscritti all’Ordine non superano il numero di 1.500;

15 componenti se gli iscritti all’Ordine superano il numero di 1.500.

 

Le cose di complicano nel caso di Ordini come quello dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica (TSRM) e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione (PSTRP), costituiti da più professioni.

La Legge 3 del 2018 prevede un Decreto Ministeriale ad hoc per la definizione della composizione di questi Organismi in quegli Ordini con più professioni.

In questo caso il numero dei componenti non sarà definito solo sulla base del numero di iscritti, come prevede la norma generale, ma viene introdotto anche un criterio di rappresentatività collegato al numero delle professioni presenti nell’Ordine.

NOTE A MARGINE

Considerato lo standard generale e il fatto che si assicura la rappresentatività per tutte le professioni, se prevediamo Consigli Direttivi con almeno 19 componenti, in assenza dello specifico Decreto Attuativo possiamo ipotizzare solo dei potenziali possibili scenari:

• la selezione dei componenti del Consiglio Direttivo includendo un rappresentante per albo;

• la ridefinizione della consistenza territoriale di ciascun Ordine in base alla numerosità minima degli iscritti (ad esempio almeno 1.500);

l’adozione di un sistema di voto interno al Consiglio che tenga conto del peso di ciascun eletto (cioé il numero dei professionisti rappresentati).

 

La composizione della Commissione d’Albo

Anche per le Commissioni di Albo la Legge indica uno standard ben preciso, definito in base al numero di iscritti:

5 componenti se gli iscritti all’Albo non superano il numero di 1.500;

7 componenti se gli iscritti all’Albo non superano il numero di 3.000;

9 componenti se gli iscritti all’Albo superano il numero di 3.000.

NOTE A MARGINE

Riguardo questo Organo abbiamo un altro elemento di criticità, dato dalla numerosità di appartenenti a ciascuna professione. Alcune professioni hanno una consistenza compatibile con un sistema aggregante su base provinciale, altre professioni, meno numerose, possono sostenere un’aggregazione su base regionale.

Per cui è possibile che si debba pensare a un sistema ordinistico in cui siano compresenti due modelli di aggregazione in parallelo tra loro. In altri termini l’Ordine territoriale capoluogo di Regione potrebbe avere una valenza provinciale o interprovinciale per alcune professioni (le più numerose) e una valenza regionale per le altre professioni.

Questa impostazione richiederebbe, solo per i Consigli Direttivi degli Ordini del capoluogo di Regione, una composizione a 19 membri (uno per ciascuna professione, mentre per gli altri Ordini non capoluogo di regione con soli 6 Albi (se il riferimento è di almeno 10.000 iscritti a livello nazionale) si potrebbero prevedere Consigli Direttivi composti dai 6 ai 9 membri .

Ricapitolando possiamo presumere che il Ministero, nella stesura del Decreto Attuativo, avrà il difficile compito di definire:

– un meccanismo di selezione dei membri dei Consigli Direttivi, che coniughi la necessità di assicurare la rappresentatività per tutte le professioni con il rispetto del criterio di numerosità di ciascuna professione;

– l’ articolazione delle Commissioni d’Albo su due modelli distinti, prevedendo:

• per le professioni più numerose Commissioni d’Albo organizzate su base provinciale (o interprovinciale);

per le professioni meno numerose Commissioni d’Albo organizzate su base regionale;

– come conciliare e rendere compatibile delle Commissioni d’Albo costituite su base regionale con un sistema di Ordini su base provinciale (o interprovinciale);

– in maniera efficace ed efficiente i rapporti tra Ordini provinciali, Ordini di capoluogo di Regione, Federazioni regionali degli Ordini e rispettive Commissioni d’Albo.

Rispetto al terzo punto, legato alla necessità di armonizzare le strutture ordinistiche organizzate su base provinciale (o interprovinciale) con delle Commissioni d’Albo organizzate su base regionale, probabilmente il Ministero dovrà scegliere tra due possibili soluzioni organizzative tra loro alternative.

Nel prima ipotesi si prevede che gli Ordini capoluogo di Regione assumano una doppia competenza territoriale:

– regionale per le professioni meno numerose aggregate in Commissioni d’Albo regionali;

– provinciale per le professioni più numerose aggregate in Commissioni d’Albo provinciali.

In questo caso le Commissioni d’Albo regionali interagiscono solo con l’Ordine capoluogo di regione. Il rischio di conflitti l’abbiamo tra l’Ordine capoluogo di regione e gli altri presenti Ordini nella stessa Regione e riguarda l’esercizio della competenza territoriale rispetto gli aspetti che hanno pertinenza anche e non esclusivamente per le professioni sanitarie meno numerose.

Nella seconda ipotesi, l’Ordine capoluogo di regione mantiene solo una competenza provinciale (o interprovinciale), mentre le Commissioni d’Albo organizzate su base regionale dovrebbero avere una doppia interazione:

  • strutturale con l’Ordine del capoluogo di regione (gli iscritti alle Commissioni su base regionale partecipano anche sul piano amministrativo alla vita di detto Ordine, votando per esempio la definizione del Consiglio Direttivo);

  • funzionale con gli altri Ordini provinciali presenti nella Regione (con cui affrontare di comune accordo aspetti specifici, che hanno ricadute anche sulle professioni poco numerose e rientranti nei limiti della sfera territoriale di un Ordine diverso da quello capoluogo di Regione.

Il Collegio dei Revisori

Il Collegio dei Revisori é composto da un Presidente, iscritto nel Registro dei Revisori legali e da tre Membri, di cui uno supplente, eletti tra gli iscritti agli Albi.

Nel caso di Ordini con più Albi, fermo restando il numero dei componenti, lo Statuto dell’Ordine dovrà contenere misure atte a garantire la rappresentanza delle diverse professioni.

NOTE A MARGINE

Questo è un altro aspetto da tenere in considerazione, “garantire la rappresentanza delle diverse professioni”, anche se non deve trovare necessariamente soluzione immediata (abbiamo tempo fino all’inizio del 2020 per dare una risposta). Se fosse per me, provvederei all’elezione dei primi due Membri con modalità elettive plenarie, cioè come Ordine. Invece per il supplente adotterei un’elezione per Albo, in modo da avere un eletto per professione da coinvolgere nelle attività di controllo dedicata agli atti di pertinenza delle rispettive Commissioni. E’ probabile che si adotti una misura diversa, ma esiste anche il rischio che si lasci il criterio di rappresentatività come criterio inapplicato.

 

Postato il 15 maggio 2018