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Ancora in alto mare la “vexata quaestio” dei massofisioterapisti post ’99 (di Gianni Melotti, Fisioterapista e Giornalista Pubblicista)

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GIANNI MELOTTI – Fisioterapista e Giornalista Pubblicista

E’ da parecchio tempo, e più precisamente dal luglio 2014, da quando cioè ho cessato la mia collaborazione con “Riabilitazione Oggi”, che me ne sto a margine delle faccende professionali. Ma, anche se ho “staccato la spina” e non mi occupo più a tempo pieno, come ho fatto per quindici anni, di nostre faccende in discussione nelle Commissioni e nelle Aule Parlamentari, o degli aspetti giurisprudenziali ai vari gradi di giudizio, ogni tanto getto l’occhio sui problemi di casa nostra e non mi pare che si siano fatti grandi passi in avanti, anzi.

Infatti, se su alcune questioni siamo in piena bonaccia, su altre siamo a rischio arretramento.

Non sta ovviamente a me individuarne le cause, ma penso che una sana e pressante politica “lobbistica”, con una miglior visibilità di quella che ha oggi la nostra professione di Fisioterapisti, farebbe sicuramente bene anche all’Associazione di categoria.

Ma credo che non basti un mio “sveglia” al riguardo, cosa che, fra l’altro, tempo addietro ho fatto, a scuotere il torpore di una certa parte. Non mi resta, quindi, che attendere con fiducia i prossimi rinnovi delle cariche.

Ecco perché, è con un indiscutibile malcelato stupore che scopro come la faccenda dei “nuovi Massofisioterapisti post ’99”, ad oggi solo operatori di interesse sanitario, figura, questa, non istituita da nessun accordo in Conferenza Stato-Regioni e che, curiosamente, pretende di sopravvivere con i riferimenti normativi dei vecchi Massofisioterapisti, che oggi sono praticamente tutti Fisioterapisti, non sia ancora stata risolta.

Sono stupito della cosa e non credo di svelare nessun segreto se, curiosando nel mio “data base mentale”, tiro fuori quello che andavano discutendo, ai tempi, le parti in causa. Tempi in cui la soluzione, di questa “vexata quaestio”, sembrava proprio a porta di mano.

Il tutto ruotava sostanzialmente intorno a due date: un riconoscimento dei corsi fino al 2006, fermandoli con l’emanazione dell’articolo 4 quater della Legge 3 febbraio 2006, n. 27, che ha sancito che tutti le professioni sanitarie devono avere una formazione universitaria, o arrivare fino al 2010, data nella quale è stato abrogato il profilo professionale del Massofisioterapista del 1976.

Anche i più critici sembravano acconsentire, “obtorto collo”, a chiudere con il pregresso, cessare la formazione e lasciare “ad esaurimento” eventuali esclusi anche da questa soluzione. Insomma una lungimiranza che avrebbe salvato capre e cavoli e avrebbe risolto finalmente la questione.

Invece no. Sono passati anni e la situazione si è ulteriormente complicata ed ha finito per interessare sempre più persone, che rischiano di andare a sbattere se non se ne viene a capo.

Per far luce su cosa possa essere successo in questi anni e a chiarirmi le probabili cause di questo vero stallo, mi è stato di aiuto un inciso, contenuto in un articolo presente sul sito della Federazione Nazionale dei Collegi dei Massofisioterapisti, a firma del suo Presidente Donato Cavalluzzo il quale, nell’augurare agli associati un buon 2017, si lascia sfuggire che: La collaborazione con l’Associazione Italiana Fisioterapisti (AIFI) è ormai finita da tempo, causa il cambio ai loro vertici dirigenziali. E’ quindi con le nostre sole forze che ci troveremo ad affrontare i prossimi mesi, visto che le altre associazioni di massofisioterapisti proseguono distanti e con proposte o impraticabili o discutibili (a volte anche francamente sospette).”

Me l’ero perso, ma lo sospettavo.