Menu Chiudi

Fisioterapia e dintorni….molti dintorni… (di Sandro Cortini, FT, LM)

Ricevi già la nostra newsletter? Se non la ricevi e sei interessata/o ai contenuti del Blog, registrati, utilizzando il box presente qui a fianco. Sarai così sempre periodicamente aggiornata/o su quanto viene pubblicato.

 SANDRO CORTINIFisioterapista e Dottore Magistrale in Scienze Riabilitative

Prendo spunto da un documento ufficiale dell’Associazione Italiana Fisioterapisti (AIFI), il “Protocollo nazionale d’intesa AIFI-FIMMG”, siglato già da diverse Regioni, ma non ancora a livello propriamente nazionale, per alcune considerazioni sulla figura del Fisioterapista, sui suoi spazi professionali e soprattutto sul contesto attuale nel quale la nostra categoria si va muovendo.

Il Protocollo che lo riguarda, definisce e attribuisce al Fisioterapista alcune aree di interesse specifico, corrispondenti, di fatto, a singole concrete sue specializzazioni, conseguite con percorsi formativi ad hoc di varia qualità e natura (per lo più corsistica privata, data la totale insufficienza professionalizzante della Laurea Magistrale di classe e la esigua esistenza di Master o di Perfezionamenti accademici di decente livello), o attraverso laboriosa pratica professionale; competenze cosiddette “avanzate”, che consentirebbero di dare risposte più qualificate e mirate alle problematiche dell’utenza.

           Aree di Interesse Professionale Specifico

ORTOPEDICO TRAUMATOLOGICA

DISORDINI MUSCOLOSCHELETRICI

NEUROLOGICA

FLEBOLINFOLOGICA

CARDIOLOGICA

RESPIRATORIA

UROGINECOLOGICA

SPORTIVA

GERIATRICA

Le aree sono 12 e vanno di fatto a definire la quasi totalità degli ambiti di intervento fisioterapico e riabilitativo specifico.

Su queste aree si distribuiscono i bisogni dell’utenza, con largo incremento, per ragioni demografico-epidemiologiche, dell’area geriatrica e larga prevalenza di domanda collegata ai disordini muscolo-scheletrici.

Nell’ultimo decennio si è però assistito ad una costante e progressiva erosione dello spazio operativo generale del Fisioterapista e, in misura proporzionale, di alcuni degli spazi specifici citati, da parte di quelle che potremmo benevolmente definire “professioni concorrenti”.

Parte di queste professioni concorrenti hanno una legittimazione giuridica più o meno forte (Professioni sanitarie riconosciute dal Ministero della Salute, Operatori di interesse sanitario, Arti ausiliarie delle professioni sanitarie) (Ministero della Salute – Elenco Professioni) e agiscono su quelle zone di sovrammissione professionale che, nella costruzione dei profili professionali, non si è saputo o voluto chiaramente delimitare, definendo in maniera puntuale le “competenze esclusive” di ciascun professionista; altre intervengono invece al di fuori del quadro normativo esistente, con un abuso di funzioni, e conseguentemente con effetti importanti sul piano dell’appropriatezza da un lato e, in misura minore, sul piano occupazionale dall’altro.

A questo si aggiunge il numericamente indefinibile spazio occupato in “concorrenza” da alcune pratiche classificate come Medicine non Convenzionali [FNOMCeO, (Linee guida della federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri su medicine e pratiche non convenzionali – Terni 18 maggio 2002) e la consistente pletora degli “abusivi” veri e propri, intesi come quei soggetti che agiscono sulla persona in totale assenza di riconoscimento normativo e definizione formale delle funzioni.

Conviene dunque ricordare cosa dice il profilo professionale del Fisioterapista: “… Il fisioterapista è l’operatore sanitario, in possesso del diploma universitario abilitante, che svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori, e di quelle viscerali conseguenti a eventi patologici, a varia eziologia, congenita od acquisita… [D.M.741/94]”.

Sono chiari quindi i campi di intervento di questa figura professionale, che nasce istituzionalmente con il D.P.R. 128/1969 come “Terapista della Riabilitazione” e diviene, circa 25 anni dopo, nel 1994, “Fisioterapista”, con un percorso abbastanza tortuoso sia dal punto di vista accademico che da quello concettuale, dovendo superare le rigidità del sistema medicocentrico, poco propenso a valorizzare adeguatamente le professioni sanitarie complementari, e contemporaneamente definire in maniera più precisa la propria identità professionale.

Recita ancora il profilo: …pratica autonomamente attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive utilizzando terapie fisiche, manuali, massoterapiche e occupazionali…”.

Ergo, il quotidiano agire del Fisioterapista è fatto di Esercizio Terapeutico riguardante lo specifico motorio, di Terapia Fisica, di Terapia Manuale, di Massoterapia e, più marginalmente, data la presenza di uno specifico percorso di formazione professionale, la Terapia Occupazionale.

Procedure ed azioni che si tenderebbe a considerare esclusive, riservate cioè a chi ha titolarità per esercitarle, soggetti “abilitati” o resi “equipollenti”/”equivalenti” dalle norme/provvedimenti, nazionali e regionali, che si sono succeduti nel tempo, norme/provvedimenti purtroppo sempre soggetti a libere interpretazioni, data la loro generale ambiguità di fondo, con il risultato di rendere ancor oggi non semplice definire in maniera puntuale il “chi fa cosa”.

Nella pratica quotidiana delle attività libero-professionali, ma anche in regimi di lavoro dipendente pubblico o privato-convenzionato, si registrano quindi numerose “sovrammissioni”, da non confondere con legittimi interventi di altri professionisti complementari di area riabilitativa e non, alcune giustificabili, almeno, dal fatto di essere “Professione sanitaria – Operatore di interesse sanitario – Arte ausiliaria delle professioni sanitarie”, che di fatto allargano impropriamente l’area delle loro competenze, altre invece non trovano altra interpretazione se non la occupazione illecita di uno spazio professionale altrui.

Preciso che questi concreti riscontri non entrano nel merito dei contenuti tecnici delle singole “professioni concorrenti”, ma ne considerano la legittimità/opportunità in relazione allo specifico professionale del Fisoterapista.

1. Area Ortopedico-Traumatologica

Si inseriscono Massofisioterapisti, Massaggiatori Capi Bagnini, Laureati in Scienze Motorie, Osteopati.

2. Area Disordini Muscolo-Scheletrici

Si inseriscono Massofisioterapisti, Massaggiatori Capi Bagnini, Laureati in Scienze Motorie, Osteopati, Chiropratici, Posturologi (Kinesiologi), Operatori Shiatsu, Operatori Olistici, Pranoterapeuti, Naturopati.

3. Area Neurologica

Si inseriscono Massofisioterapisti.

4. Area Reumatologica

Si inseriscono Massofisioterapisti, Laureati in Scienze Motorie, Osteopati.

5. Area Flebo-linfologica

Si inseriscono Massofisioterapisti, Massaggiatori Capi Bagnini, Osteopati, Estetisti.

6. Area Cardiologica

Si inseriscono Infermieri, Laureati in Scienze Motorie.

7. Area Respiratoria

Si inseriscono Infermieri.

8. Area Oncologica

Si inseriscono Osteopati.

9. Area Uroginecologica

Si inseriscono Ostetriche, Infermieri, Osteopati.

10. Area Sportiva

Si inseriscono Massofisioterapisti, Massaggiatori Capi Bagnini, Laureati in Scienze Motorie, Osteopati.

11. Area Geriatrica

Si inseriscono Massofisioterapisti, Laureati in Scienze Motorie, Osteopati, Infermieri, Operatori Socio Sanitari.

12. Area Pediatrica – Età Evolutiva

Si inseriscono Osteopati, Laureati Scienze Motorie, Kinesiologi, Posturologi.

Riepilogando:

Infermieri

Ostetriche

Professioni Sanitarie che si sovrappongono allargando l’area delle proprie competenze.

Massofisioterapisti

Massaggiatori Capi Bagnini

Operatori Socio Sanitari

Operatori di interesse sanitario-Arti ausiliarie delle professioni sanitarie che si sovrappongono uscendo dall’area delle proprie competenze.

Laureati in Scienze Motorie

Posturologi (Kinesiologi)

Professioni non sanitarie che si sovrappongono senza titolarità.

Osteopati

Chiropratici

Professioni non riconosciute e non normate che si sovrappongono in numerose aree.

Operatori Shiatsu

Operatori Olistici

Pranoterapeuti

Naturopati

Professioni non riconosciute e non normate che si sovrappongono in numerose aree.

Estetisti

Professione “terza” che si sovrappone.

Il Ministero della Salute stima il numero dei Fisioterapisti attivi in circa 65.000 unità (1 x 935 abitanti), i 2/3 delle quali operano in regime di libera-professione, in un sistema sanitario che orienta largamente all’offerta privata, generalmente “out of pocket”, ovvero a carico del cittadino.

Le riflessioni che si possono trarre non riguardano quindi, come taluni sottolineano, le questioni di difensivo posizionamento occupazionale in un potenziale “mercato” che di fatto assorbe già ampiamente i sovrannumerari, ma il ben più rilevante problema del tipo di risposta data ai bisogni espressi dalla popolazione e il problema della appropriatezza “tecnica”, nonchè formale, della medesima, requisito non sempre rispettato.

In un sistema ordinato, ogni professionista dovrebbe avere certezza della propria sfera d’azione, coscienza delle proprie competenze e dei propri limiti ed essere in questo tutelato dalle norme dello Stato, il quale invece ha fornito e fornisce pessimi esempi di intervento: dalle ricorrenti misure di tipo sanatoriale, alla tolleranza di illusori percorsi formativi; dalla produzione di norme spesso in contraddizione tra loro, alla logica “cerchiobottistica”, intesa come tendenza a non prendere mai una posizione netta, a mantenersi in precario equilibrio, senza compiere una scelta precisa, prendendo partito ora dall’una ora dall’altra parte, che anima la discussione sulle norme stesse; dalla caparbietà con cui si difende l’indifendibile, alla inosservanza delle norme che esso stesso si è dato, con il risultato evidente di generare, particolarmente nell’utenza ma anche negli addetti ai lavori, una percepibile mancanza di punti di riferimento e avvalorando la certezza che molti soggetti possano fare più o meno le stesse cose, in un pericoloso processo di omogeneizzazione senza pagar pegno.

Detto ciò, mi sforzo di esprimere il massimo rispetto per ognuna delle professioni citate che si “sovrammettono” al Fisioterapista, professioni riconosciute o non riconosciute, ciascuna delle quali, in contesti diversi esprime correttamente la propria identità, cultura e dignità e che semplicemente dovrebbero essere indirizzate, organizzate o costruite, in altre parole “inderogabilmente circoscritte”, in modo da funzionare in modo complementare e sinergico, mettendo sempre al centro la persona e non lottando, spesso in feroce concorrenza, per la conquista di un territorio abbastanza virtuale.

Le responsabilità di questo stato di cose sono da ascrivere a molteplici fattori: ai legislatori, estensori di leggi e norme puntualmente contravvenute, agli interessi lobbistici di alcune categorie sanitarie, alla conflittualità mai sopita tra le stesse categorie professionali, alle paludi ministeriali, alla anacronistica formulazione dei percorsi di formazione universitaria che dovrebbero certificare o riconoscere le competenze, al cospicuo “business” dei venditori di competenze più o meno fasulle, tutti soggetti portatori di propri interessi, cui giova mantenere questi livelli di indeterminazione.

Di corretti e trasparenti servizi all’utente finale interessa a nessuno.

Postato l’11 marzo 2017