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DIFFIDARE DELLE IMITAZIONI
“Abusivismo in Riabilitazione: la storia di Flora (1)
di Romualdo Carini – Fisioterapista e Giornalista Pubblicista
..ORA…..COME ALLORA?….
Tratto da “Riabilitazione Oggi” – Anno XI – n. 5 – Maggio 1994 – pag. 1
Egregio Direttore, mi chiamo Flora, ho 43 anni, vivo a Trento.
Le scrivo per raccontarle quanto mi é recentemente capitato, in tema di riabilitazione, e che ha trasformato la mia vita in un autentico calvario, segnato da un profondo disagio fisico e psicologico.
Le invio anche un’ampia documentazione riguardante il mio caso, documentazione che le permetterà di ricostruirlo anche nei minimi particolari e che io la autorizzo ad utilizzare, qualora volesse rendere pubbliche, tramite il Periodico da lei diretto, le mie vicende, al fine di denunciare uno stato di cose che ritengo assai diffuso nel vostro settore e che sarebbe ora venisse accuratamente individuato e drasticamente eliminato.
A contorno di tutta la mia “storia”, altri episodi che mi hanno ulteriormente ferita.
Ad esempio nessun medico legale, qui a Trento, pur dandomi ragione, ha voluto rilasciarmi una perizia scritta su quanto mi é accaduto.
Anche un eminente professore di Verona, mi ha fatto capire, tramite la sua segretaria, che se non c’era di mezzo il “morto”, il mio caso era tutto da discutere e poi lui…non aveva tempo.
Mi sono quindi rivolta al Tribunale del Malato, che nel giro di una settimana mi ha permesso di avere una perizia da parte di un medico legale.
Con questa sono andata dal Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Trento, che mi ha presentata ad uno dei più noti Studi Legali della città, che ha accettato di patrocinare la mia causa.
Ho dovuto subìre umiliazioni anche da parte di alcuni medici, che non ritenevano “giusta” la mia denuncia nei confronti di un loro collega, colpevole, secondo loro, solo di avermi indirizzata “in buona fede” ad un “manipolatore” sbagliato.
Oggi mi ritrovo con dolori lancinanti, una invalidità permanente e…dovrei stare zitta?
Ho 43 anni, sono una bella donna e mi ritrovo con spina dorsale a pezzi ed incontinenza neurologica.
Un neurochirurgo austriaco, che recentemente mi ha fatto una visita scrupolosa, mi ha consigliato un intervento per l’asportazione di almeno due ernie, e non so se potrò farmi operare tramite USL, oppure dovrò affrontare io anche questa ulteriore spesa.
La ringrazio per avermi dato la possibilità di presentarle il mio caso, e mi auguro che lei lo possa utilizzare per sensibilizzare “chi di dovere”, perché si provveda a far sì che altre persone non vengano più rovinate da chi si spaccia per ciò che non é, come invece a me è purtroppo capitato.
La saluto cordialmente.
Flora
Questa lettera é giunta nei giorni scorsi in Redazione.
Ad essa era allegata un’ampia documentazione inerente il caso.
Poiché la causa civile intentata dalla Sig.a Flora nei confronti di chi l’ha danneggiata non è ancora passata in giudicato, non ci é consentito citare le persone coinvolte per nome e cognome. Useremo quindi dei nomi di fantasia, tranne che per la protagonista della nostra storia, ma “ogni riferimento a fatti realmente accaduti NON é puramente casuale”.
La “storia” di Flora
I fatti riportati sono stati stralciati dall’Atto di Citazione presentato al Tribunale di Trento dalla Sig.a Flora.
“Nel giugno del 1988 la signora Flora di Trento cadeva accidentalmente nel garage della sua abitazione battendo violentemente il capo. Nei giorni immediatamente seguenti iniziarono a manifestarsi dei preoccupanti disturbi, consistenti in capogiri sempre più frequenti ed in strani sintomi di formicolio al lato sinistro del capo e precisamente dall’orecchio fino al labbro inferiore.
Preoccupata da tali disturbi, il 2 luglio 1988 la signora Flora si recava presso una Casa di Cura e dopo una descrizione sommaria dei sintomi veniva subito dirottata al Reparto Neurologia di un ospedale, dove veniva visitata da una dottoressa, che la tranquillizzava e la dimetteva subito, ipotizzando una sintomatologia da anemia in corso.
Perdurando ed aggravandosi i sopradescritti disturbi, la signora Flora si sottoponeva, in data 27 maggio 1989, ad intervento di isterectomia parziale e successivamente, su consiglio del medico di famiglia, decideva di consultare uno specialista neurologo che spiegasse il permanere del formicolio, dei capogiri e del forte mal di testa.
Nell’agosto del 1989 pertanto la signora si rivolgeva, per una visita neurologica al dott. Vittorio (NdR – nome di fantasia), presso una clinica di Trento.
Dopo gli accertamenti radiografici, il dott. Vittorio diagnosticava alla paziente una sindrome da “colpo di frusta cervicale” e prescriveva un ciclo di manipolazioni, proponendo, per tale terapia il signor Giacomo (NdR – nome di fantasia), quale “esperto manipolatore”, nonché “specialista in Yuroterapia”.
Su indicazione dello specialista neurologo, quindi, la signora Flora si rivolgeva, nel settembre del 1989, al signor Giacomo, sottoponendosi ad una prima manipolazione cervicale, che risultò peraltro molto dolorosa, ed in seguito, dopo circa 20 giorni, ad una seconda seduta, la quale, anziché portarle giovamento, le provocò un ulteriore incremento del dolore ed un rapido e preoccupante peggioramento dei sintomi lamentati, ai quali ben presto si aggiungeva il manifestarsi di dolori al braccio sinistro e alle dita della mano sinistra.
Nelle settimane e nei mesi seguenti, il peggioramento della patologia fu immediato, oltreché rapidamente progressivo e tale da costringere la signora Flora a rivolgersi a numerosi specialisti, peregrinando da un ospedale all’altro e a sottoporsi a svariati accertamenti neurofisiologici, oltre che ad abbandonare la sua professione di assistente geriatrica.
Il calvario della signora Flora si é quindi snodato per tre lunghi anni fra terapie antidolorifiche, Tac alla colonna vertebrale, ricoveri ospedalieri, visite specialistiche, trattamenti fisioterapici, risonanze magnetiche, Commissioni di accertamento dell’invalidità, ecc.
Va sottolineato che solo nel settembre del 1991, in occasione di un ricovero presso l’ospedale di Rovereto, veniva individuata con certezza, da parte di un medico, nelle lesioni provocate dalle manipolazioni del signor Giacomo, la causa principale delle patologie lamentate dalla signora.
La conferma della correttezza di tale conclusione, veniva poi fornita alla paziente dal prof. Giampaolo (NdR – nome di fantasia) di Milano e dal medico legale dott. Tito (NdR – nome di fantasia), che firmava, in data 13 febbraio 1993, una illuminante “relazione di parere medico legale”, nella quale si esprimevano le seguenti conclusioni: la sindrome algica con cefalea e cervicobrachialgia ed ipostenia all’arto superiore sinistro, risulta insorta successivamente alla «terapia manipolativa» attuata dal signor Giacomo nel settembre ’89; evidente la erronea indicazione a tale terapia su un soggetto con rachide sensibilizzato da modesto trauma pregresso ed evidente la imprudenza da parte dell’operatore.
Per tale terapia inappropriata, errata nelle indicazioni anche secondo il parere espresso e pubblicato dallo specialista neurochirurgo prof. Giampaolo, la signora Flora ha subìto un danno alla persona che in sede di invalidità civile è stato valutato 60 punti.
Una quantificazione del danno biologico, inteso come danno alla persona nel suo complesso psico-fisico, può essere espressa in punti 33-35 (valutazione questa che purtroppo non é più attuale a causa dell’ulteriore netto peggioramento delle condizioni di salute intervenuto nell’ultimo anno).
Secondo quanto certificato nella seduta del 25 maggio 1993 dalla Commissione di prima istanza per l’accertamento degli stati di invalidità civile della provincia di Trento, la signora Flora soffre di una riduzione permanente della capacità lavorativa nella misura del 75%”.
Per saperne di più…..Le responsabilità e la qualifica professionale del “manipolatore” (2)….
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