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Fisioterapia – Guida: Metti la tua salute nelle mani “giuste” – GESTIONE DOMICILIARE DEL PAZIENTE 1 – PENSIERI, PAROLE E CUORE NELL’ASSISTENZA: Al cuore della cura (di Felice Manzotti e Laura Sivieri, Fisioterapisti e Psicologi)

FISIOTERAPIA

GUIDA

METTI LA TUA SALUTE NELLE MANI “GIUSTE”

(Sommario SEZIONI GUIDA in fondo alla pagina)

GESTIONE DOMICILIARE DEL PAZIENTE 1

 

PENSIERI, PAROLE E CUORE NELL’ASSISTENZA

Al cuore della cura

a cura di Felice Manzotti e Laura Sivieri – Fisioterapisti e Psicologi

 

In continuità con il nostro precedente contributo, ”Il contatto corporeo nelle relazioni d’aiuto”, vogliamo qui spendere alcune parole sul come ci piace ancora entusiasmarci, dopo parecchi anni di Professione, circa l’argomento dell’umanizzazione delle cure.

Pensiamo che questa riflessione possa essere condivisa da chi, a vario titolo (operatori, familiari, caregiver), s’interessano del benessere proprio ed altrui, con la certezza del divieto di occuparci unicamente di muscoli, ossa, neuroni quando “SI TRATTA ” e come “ SI TRATTANO” le persone!

La parola cura si credeva derivasse da cuore. Oggi, come altri autori, aggiungiamo accanto un verbo: ACCOMPAGNARE. Curare non è solo fare qualcosa di utile, intervenire, un tecnicismo: è sostare, “so stare fermo” e guardare negli occhi, farsi compagnia, prendere per mano, sospendere il giudizio, prestare attenzione alle emozioni, donare presenza di qualità.

Accompagnare contiene la parola compagno, che significa proprio: “colui che condivide il pane”.

Scrive E.Bianchi: ”Mangiare insieme è il luogo privilegiato per imparare, per ascoltare, per umanizzarsi”. Con chi pranziamo o ceniamo spendiamo anche la parte migliore della nostra vita. Senza dividere “il com-panatico” con allegria, senza relazioni, ci si indebolisce, intristisce, deprime, ci si ammala. E a tavola si parla e si ascolta, s’ingerisce il nutrimento per il fisico e soprattutto il “cibo” per i sentimenti.

Dialogare è dare la precedenza alle parole dell’altro: lasciamo che ci dica tutte le sue paure senza che la nostra incapacità di reggerle lo impedisca e facilitiamolo a trovare anche quelle che non riesce ad esprimere. “ Date parole al dolore: il dolore che non parla bisbiglia al cuore sovraccarico e gli ordina di spezzarsi” suggeriva William Shakespeare quando ancora non si avevano nozioni di psiconeuroendocrinoimmunologia, disciplina che studia l’organismo nella sua interezza, nel suo rapporto con l’ambiente e con la psiche.

Accompagnare è andare oltre il risultato, addirittura oltre la guarigione, perché spesso è il solo, unico e ottimo risultato possibile. Non dovremmo neanche chiedere, a chi è già in difficoltà, di preoccuparsi di farci contenti, mentre cerchiamo di aiutarlo.

Troppo coinvolgenti le parole del dott. P. Vigorelli per non riportarle: “Nella malattia di Alzheimer il ricordo delle emozioni, della piacevolezza di una certa situazione, di una relazione accogliente e non giudicante, persistono a lungo e tendono a connotare gli incontri successivi. Quando accolgo un paziente, due settimane dopo l’incontro precedente, mi accorgo che ha dimenticato molte cose, ma si siede comunque di fronte a me tranquillo e fiducioso. Probabilmente si ricorda che sta per vivere una situazione piacevole che ha già vissuto in precedenza”.

Anche il deterioramento cognitivo lascia delle pause: pare fermarsi davanti allo stop suggerito dalla nostra attitudine ad accogliere più l’essenza dell’altro che le sue performance. Siamo convinti testimoni di quanta soddisfazione e gioia possano elargire molti “ incontri”, in un luogo “terapeutico” dove continuano a dialogare pari dignità, pur nelle disparità neuroanatomiche degli interlocutori.

Certo che una formazione permanente al riguardo è più che necessaria: non si può gestire, elaborare, condividere l’angoscia degli altri, se in qualche modo non si è fatta prima manutenzione alle proprie incertezze. Quanta “stoffa” ci vuole per reggere alla comunicazione del dolore o della frustrazione di figli e figlie che non si vedono più riconoscere dai loro genitori per gravi lacune mnestiche? A loro volta sono chiamati ad una inedita “conoscenza” dei loro cari dove prevarrà la comprensione emotiva rispetto a quella logica, la calma dell’accoglienza rispetto all’impulso della pretesa produttiva.

Come nel contatto corporeo è illusorio distinguere chi tocca da chi viene toccato, così qui, tra operatore, familiare, caregiver ed utente, chi cura da chi viene curato, chi accompagna e l’accompagnato. In questa empatia c’è sempre spazio, per entrambi, per un cambiamento: per nuove cose, per il futuro, anche nella finitudine della vita, perché solo la RELAZIONE è capace di eternità. “Quando non si potesse più far nulla si può sempre trasmettere il bene e sentirsi amati “ (G.Bormolini).

La morte recente di un amico ci ha permesso di condividere una riflessione particolare: più di un accademico si sta occupando dei “doni della morte”: come è possibile “ricevere” dopo il naturale dispiacere per l’assenza di una “presenza”? Eppure siamo d’accordo nell’affermare che qualcosa dentro di noi non sia più come prima. C’è un sentire e un provare emozioni differente, difficile da spiegare a parole, ma che, in qualche modo, è stato in grado di migliorarci. Siamo il risultato soprattutto di esperienze ed incontri che incrociamo, e di quanto di buono, riusciamo ad interiorizzare. A quanti allora dobbiamo un ringraziamento, in uno spazio e in un tempo che non avranno fine. “Nascere non basta. E’ per rinascere che siamo nati. Ogni giorno” (P.Neruda).

Oltre alla vita “biologica”, al vivere quotidiano, al sopravvivere, esiste anche la vita viva: quella che riempie di senso, perché capace di raggiungere il motivo autentico del nostro essere al mondo: la realizzazione dei più autentici desideri.

Cosa si prova in una relazione? Che bello SENTIRE la FIDUCIA, l’accettazione reciproca per quello che si è veramente, per come si può stare bene insieme, in pace. E pace non è solo l’assenza di guerre, che già sarebbe grandissima cosa… o una tregua tra le varie che puntualmente bussano, entrano dalla porta di casa. Pace come espressione di pienezza, di prendere un impegno per la gioia propria e di chi ci sta a cuore. E’ la pace del donatore: non è forse vero che il regalare qualcosa “di cose nostre” o “QUALCOSA DI NOI” non corrisponde contemporaneamente a un bel ricevere? La ricerca conferma: chi è impegnato in una forma qualsiasi di volontariato ha la prospettiva concreta di allungare l’esistenza del 20%.

L’assenza di fiducia negli altri non è compatibile con la vita: da bambini ci vuole qualcuno che ci prenda in braccio, da adolescenti ci vuole un gruppetto che si fidi di noi, da adulti l’altro/a che sposi la nostra compagnia, da anziani che tanti continuino ad amarci anche nelle comorbilità. Incoraggiamoci a vicenda a passare sempre di più dall’io al noi, dalla solita e monotona aria viziata alla brezza gagliarda che si prova solo nella condivisione. Ci sarà sempre bisogno di qualcuno per qualcun altro: per nascere, per rinascere dopo ogni ferita, per sbagliare, per correggersi, per arrabbiarsi, per crescere, per un’ambulanza, per volare, per stupirsi…

Un fantastico esempio ci viene anche dalle piante: in un recente documentario, un botanico mostra un ceppo alto circa 50 centimetri, come risultato del taglio netto inferto alla sua base. L’albero appare, a prima vista morto, per l’ovvia assenza della sintesi clorofilliana non più attivata dalle ramificazioni con il relativo fogliame. Con sorpresa ci svela che sono le radici delle piante vicine a fornire le sostanze necessarie alla sua cura e sussistenza. Straordinario! Ma perché tutta questa attenzione per un misero ceppo? Tutto concorre all’equilibrio dell’ecosistema: ogni creatura del bosco vive grazie ad un interscambio continuo tra le diverse componenti, tutti sono utili agli altri membri. Parimenti per noi, tutti possono trasmetterci linfa vitale, senza esclusioni, all’interno della “foresta dell’umanità”. Siamo capaci di ringraziare i nostri pazienti perché sanno dare e andare oltre la patologia, oltre al deterioramento psicofisico e comportamentale, già con il loro semplice esserci?

Il tempo della cura è solo nel presente: basta rimandi con parenti ed amici, prima che sia il tempo stesso a lasciarci tutti indietro…

La psicologia per noi è la meraviglia di ACCOMPAGNARE verso questa vita vera: dei colloqui con chi è in difficoltà per capire le proprie emozioni, il valore della migliore relazione possibile con se stessi e con gli altri. Il tutto con estrema gentilezza e pazienza, prima di tutto verso noi stessi, altrimenti ci verrebbero dei dubbi, che siano vere, anche quelle rivolte “agli accompagnati”.

Vogliamo esagerare, in conclusione, con una frase che possa ben riassume l’intenzione, di tutti gli “operatori del benessere”, nel lavorare avendo a cuore, il cuore della cura. E’ di E. Fromm, un signore della pedagogia: “Una volta che si è imparato ad amare non si ama più un individuo solo, ma il mondo intero”.

 

Per contatti, colloqui e consulenze anche online:

www.felicemanzottipsicologo.it

psicobrianza@gmail.com

Facebook: Studio Psicologico Associato Manzotti &Sivieri

 

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Sommario Sezioni Guida

PERCHE’ UNA GUIDA – PREMESSA – CHI E’ IL FISIOTERAPISTA – CHI NON E’ FISIOTERAPISTA – CONSENSO INFORMATO – ABUSIVISMO PROFESSIONALE – CURE NON EFFICACI – DIAGNOSI/VALUTAZIONE FISIOTERAPICA – MALASANITA’ E RISARCIMENTO – USURPAZIONE DI TITOLI, ONORI, PUBBLICITA’ INGANNEVOLE – DETRAIBILITA’ SPESE FISIOTERAPICHE – RIMBORSABILITA’ SPESE FISIOTERAPICHE – ASSICURAZIONE – PRIMA DI SCEGLIERE LE MANI “GIUSTE” – COME DENUNCIARE UN ABUSIVO – NEWS, COMUNICATI, EVENTI – DIFFIDARE DELLE IMITAZIONI – GESTIONE DOMICILIARE PAZIENTE 1 – AGGIORNAMENTI GESTIONE DOMICILIARE PAZIENTE 1 – GESTIONE DOMICILIARE PAZIENTE 2 – AGGIORNAMENTI GESTIONE DOMICILIARE PAZIENTE 2 – CONSULENTI E COLLABORATORI – FONTI

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DIFFIDARE DELLE IMITAZIONI

“Vendesi Riabilitazione fresca, produzione propria,

dal produttore al consumatore”

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Ministero delle Imprese e del Made in Italy

CNALCIS
Consiglio Nazionale per la Lotta alla Contraffazione e all’Italian Sounding

“Comprare prodotti falsi non è mai un buon affare”

VALE ANCHE PER LA FISIOTERAPIA!

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