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Il Mucchio selvaggio – “Quelli che…il Mucchio” di Carlo Perfetti, già Direttore Scuola per Terapisti della Riabilitazione

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..Il Mucchio selvaggio

mucchi selvaggi erano le discariche incontrollate

in cui si scaricava di tutto: rifiuti urbani, rifiuti industriali,

scorie tossiche, rifiuti ospedalieri…”

(S. Vassalli)

Tratto da “Riabilitazione Oggi” – Anno XXIII – n.1 – Gennaio 2006

Caro Direttore,

da tempo il”mucchio selvaggio” si sta impegnando per cercar di far capire ai lettori della Rivista, che ormai non esiste più la riabilitazione tout court, ma esistono, sia sul piano pratico che su quello delle teorizzazione, due discipline, che convivono, impropriamente a mio modo di vedere, sotto lo stesso tetto: una è la fisioterapia, che raccoglie un maggior numero di cultori, l’altra è rappresentata da quella che può ancora essere denominata riabilitazione, in attesa di un termine migliore e più specifico.

Gli operatori delle due branche convivono e si trovano quasi sempre accomunati nello stesso ambito lavorativo ed anche in quello della formazione, dando spesso origine a situazioni paradossali, che rischiano di creare conflitti e che sicuramente determinano contesti poco comprensibili sia per chi deve apprendere (che si trova di fronte docenti che parlano lingue diverse) sia, soprattutto, per i pazienti, che si trovano a vivere una sorta di approccio terapeutico schizofrenico, venendo trattati in maniera diversa, spesso molto diversa, a seconda della appartenenza culturale del terapista al quale vengono di volta in volta affidati ed in occasione dei non infrequenti cambiamenti di mano.

Non è raro però che, oltre ai giovani studenti ed ai pazienti, si possano trovare in difficoltà anche gli addetti ai lavori, spesso anche quelli abbastanza smaliziati, soprattutto quando accade che prendano parte a manifestazioni definite riabilitative e si trovano invece di fronte ad elettroterapie, stiramenti, molle, pesi, tossine e via dicendo..

E tutto questo continua ad accadere nonostante i continui avvertimenti della nostra Rubrica, perché in tanti non leggono la Rivista e in tanti non leggono il “Mucchio selvaggio”.

In realtà, quelli che il “Mucchio” non lo leggono o lo leggono senza la opportuna accuratezza devono rendersi conto che rischiano di grosso….

Appare significativo, a questo proposito, quanto accaduto alla dottoressa Pantè, una delle componenti del nostro Gruppo, coordinatrice della attività didattica presso il Centro Studi di Riabilitazione Neurocognitiva di Santorso, che è stata recentemente invitata a presentare una relazione ad un importante congresso dedicato al tema della spasticità, recentemente organizzato a Roma col patrocinio della SIMFER .

Nonostante l’impegno degli organizzatori (anche loro, però, rei di non leggere o di non leggere con attenzione la nostra Rubrica) il congresso ha preso una piega non molto simpatica, con il prevalere della impostazione fisioterapica ed il conseguente ritorno ai toni da agonismo circense, tanto che la nostra coordinatrice, assai esperta, perché da diversi lustri calca i palcoscenici della riabilitazione, è tornata a casa piuttosto demoralizzata nei confronti dello stato attuale delle scienze del recupero e delle sue “magnifiche sorti”, tutt’altro che”progressive”.

Ma non è di questa esperienza che volevo parlare ai lettori; il fatto è che, dopo qualche giorno, lei non ci crederà caro Direttore, la dottoressa Pantè si è vista arrivare una e –mail di scuse da parte di uno dei moderatori, che ritengo possa essere pubblicata in quanto presenta spunti per valide discussioni proprio sul tema dello stato attuale della consistenza culturale degli operatori che si occupano, o dovrebbero occuparsi, del recupero.

Lo scrivente, che può essere definito un “fisiatra illuminato”, si è detto d’accordo sulla eventualità di una pubblicazione, anzi ha in qualche modo l’ha ispirata lui stesso, nella speranza, appunto, che le sue impressioni sgradevoli servano almeno per dare origine ad una utile discussione.

EccoLe il testo della lettera.

Franca Pantè ti chiedo scusa,

perchè la riabilitazione a Roma si riduce a volte ad avere aspetti da arena (non casuale la scelta del Colosseo come logo dei convegni della Sapienza).

Per non aver potuto difendere, appunto nell’arena, le buone ragioni della riabilitazione cognitiva, compito per il quale forse ero stato chiamato come moderatore, salvo poi togliermi la parola al momento opportuno.

Perchè nell’arena erano presenti frammenti della storia della riabilitazione, ma presentati come se fossero il futuro.

Perchè esercizi di ginnastica venivano fatti passare come riabilitazione dell’emiplegico nel tripudio generale.

Perchè un ex presidente della SIMFER non perde occasione di sparare sulla teoria cognitiva, salvo propugnare, sempre nell’accordo di molti (non di tutti), l’uso esclusivo del rinforzo muscolare e quello occasionale delle stimolazioni elettriche nella riabilitazione del paziente emiplegico (il tema era: la spasticità) con la scusa dell’EBM.

Perchè dell’EBM, che è una cosa seria, con enormi implicazioni e complicazioni metodologiche in campo riabilitativo, viene fatto l’uso che si fa dei numeri o della neutralità scientifica: il babau, lo spauracchio che serve a giustificare qualsiasi scelta, dalla superiorità della razza alla politica economica italiana.

Perchè nessuno ha invitato un neurofisiologo, nessuno tranne te ha parlato di Funzioni Cerebrali Superiori, nessuno (tranne te) ha citato von Monakov, Varela ed Edelman.

Nè ha parlato di Funzione e di Cervelletto.

Poi non so, perchè me ne sono andato.

Ed anche di questo ti chiedo scusa, ma non ne potevo più.

Ennio Spadini

Il moderatore si scusa di non aver potuto condurre il proprio compito in parte perchè non è stato messo in condizione di farlo, in parte perché il convegno ha assunto connotazioni culturali tali da rendere assai poco significativo qualsiasi tentativo di correzione di rotta.

Proviamo un po’ ad analizzare questi motivi, come sono stati elencati dal collega fisiatra.

La sua prima osservazione è che nella “arena” erano presenti “frammenti di storia della riabilitazione” spacciati come aperture verso il futuro.

E’ ovvio, già da questo primo punto, che il collega fa parte di quelli che il Mucchio non lo leggono, in quanto non si è ancora reso conto che all’interno della fisioterapia non possono per definizione esistere troppe aperture verso il futuro: il repertorio dei mezzi fisici utilizzabili è ormai quasi esaurito, e la ricerca fisioterapica, proprio per definizione, non può basarsi su altro che non sia la individuazione di nuovi mezzi fisici per agire sugli aspetti fisici dell’apparato motorio del malato. Cosa che sta facendo in maniera più che egregia. Basti pensare alla utilizzazione di elastici di colore sempre diverso, di molle di metalli sempre vari, delle sostanze da iniettare nei muscoli, di natura e denominazione sempre diversa, della sempre diversa modalità di erogazione di stiramenti muscolari di diverso tipo. Non si può certo dire che la inventiva da questo punto di vista sia carente o modesta.

Qualche ipercritico potrebbe notare che non è del tutto sicuro, nonostante i frequenti richiami alla obiettività della EBM e alla scientificità delle linee guida, che i mezzi fisici siano il sistema migliore per recuperare la organizzazione motoria alterata dalla lesione, ma questo, ammesso anche che possa sentirsi interessato a problemi di organizzazione motoria, un fisioaddetto (medico o terapista) non lo potrà mai accettare, perchè lo porterebbe al di fuori della sua disciplina.

E’ ingenuo aspettarsi di non trovare tematiche fisioterapiche in un convegno popolato prevalentemente da fisioaddetti.

Ma questo è un errore che possono fare solo quelli che il Mucchio non lo leggono, oppure lo leggono distrattamente.

Un’altra considerazione, piuttosto amara, del collega fisiatra, è che in quella sede congressuale sarebbero stati spacciati come riabilitazione dell’emiplegico alcuni esercizi di ginnastica…

Perché meravigliarsi??’ E perché meravigliarsi se questo è avvenuto tra il tripudio generale dei fisioaddetti???

E’ evidente che questi operatori ritengono che l’esercizio terapeutico sia caratterizzato da una relazione immediata tra ingresso ed uscite, e che l’unica uscita valida sia rappresentata dall’aumento della forza muscolare attivata come risposta a determinate stimolazioni fisiche. L’importante per loro è che sia immediata, visibile e possibilmente intensa in quanto a forza espressa dal muscolo. Questo concetto non può non essere considerato uno dei punti di forza della ideologia fisioterapica, che in questa idolatria della forza muscolare può essere ritenuta sovrapponibile a quella ginnica. Ma…attenzione, a quella dei più superficiali tra i ginnasiarchi, ai fautori cioè di una ginnastica deteriore, perché ormai anche i preparatori atletici non credono più di potere risolvere tutti i problemi degli atleti attraverso un rinforzo muscolare. La maggior parte dei cultori della educazione fisica, infatti, ha ormai scoperto il ruolo della immagine motoria, dell’apprendimento, delle informazioni somestesiche e di tanta parte dell’armamentario proprio delle proposte cognitive..

Anche in questo caso è ingenuo meravigliarsi del tripudio del popolo dei fisioaddetti di fronte a spettacoli, che sanno più di circo che di ospedale. Ma anche questo errore lo possono commettere solo quelli che il “Mucchio” non lo leggono oppure lo leggono con poca attenzione…..

La terza notazione è quella che rattrista di più il mancato moderatore. Il collega appare dolorosamente meravigliato perchè un ex presidente della SIMFER (hai detto niente….!) spara a zero contro la proposta cognitiva esaltando il rinforzo muscolare e la elettroterapia…

E cosa avrebbe dovuto fare ???

Esaltare il ricorso ai processi cognitivi, al linguaggio, agli apparati di previsione, alla riabilitazione come apprendimento…..? o magari anche sostenere che alla base della riabilitazione, intesa come disciplina scientifica che studia il recupero, ci stia tanto impegno di studio, di ricerca da svolgere in palestra e tanta creatività????

Non diciamo eresie…Cosa c’entra lo studio… e la palestra e la ricerca creativa, cosa c’entrano con la fisioterapia attuale??? E’ ben noto che questa ha come numi tutelari l’EBM e le Linee Guida, per cui è del tutto inutile lo studio e il ragionamento. C’e chi ha già studiato e ragionato per i fisioaddetti, il loro sapere é condensato tutto nelle Linee Guida e nell’EBM. Un bidello sveglio e un PC corredato di “pub-med”, valgono molto più di tanta inventiva e di tanta puntigliosità sperimentale e permettono di non perdere tanto tempo sui libri.

Anche in questo caso c’e da domandarsi il perchè di tanta meraviglia per situazioni che qualunque attento lettore della Rivista e di questa Rubrica, non avrebbe avuto alcuna difficoltà a comprendere, ma evidentemente il collega fa parte di quelli che il Mucchio non lo leggono, oppure…..

Questo vale anche per le ultime contestazioni rivolte dal Nostro alla levatura culturale delle relazioni.

A suo modo di vedere i relatori avrebbero la colpa di non aver mai citato, ad esempio, v.Monakov, Varela e neppure Edelman.

Ma perché avrebbero dovuto parlarne???

V. Monakov ha “inventato” cento anni fa la diaschisi. Se avesse aspettato le Linee Guida o l’EBM, la diaschisi, con grande sodisfazione dei fisioaddetti, sarebbe ancora confinata nel regno dei sogni. Il grande studioso avrebbe quindi rappresentato in quel contesto un pessimo esempio, certo da non seguire per i fisioaddetti, meglio quindi, ammesso anche che si conosca la sua opera, non citarlo…

Varela nei suoi, purtroppo, ultimi studi, ha teorizzato la rilevanza di una disciplina chiamata neurofenomenologia per la comprensione del sistema nervoso centrale … Ma se lo immagina, Direttore, l’ex Presidente della SIMFER alle prese con questa parolaccia, e soprattutto di fronte a quello che significa? E di fronte alla possibilità di tenerne conto all’interno della loro visione delle scienze del recupero??? Si tenga conto poi che Varela aveva teorizzato un approccio di questo tipo proprio per cercare le correlazioni tra osservazione in terza e in prima persona, linguaggio ermetico per la maggioranza dei nostri FisioAddetti. Che senso avrebbe avuto citare l’autore di cose di questo tipo?

Per non parlare poi della assoluta inopportunità di citare Edelman. Questo autore, peraltro insieme a tanti altri, in questi ultimi tempi ha teorizzato la opportunità di uno studio della coscienza dal punto di vista neurofisiologico. E sopratutto sulla possibilità/necessità per i neuroscienziati di occuparsi anche di coscienza e di esperienza cosciente. Già, ma il caro collega dovrebbe pensare che Edelman e i suoi collaboratori si rivolgevano a neuroscienziati… e cosa c’entra la fisioterapia con le neuroscienze???

E’ logico e naturale che, a questo punto, di fronte a tante aspettative deluse al collega, fisiatra illuminato, non è rimasto altro da fare che abbandonare il congresso.

Lui dice che “ non ne poteva più”.

E’ stata tutta una questione di aspettative e quelle del collega erano state senz’altro mal elaborate.

E tutto questo perchè il collega, pur essendo erudito, colto ed anche culturalmente ben predisposto, fa parte di quelli che il Mucchio selvaggio non lo leggono o forse lo leggono, ma senza la dovuta attenzione.

 

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Postato il 16 gennaio 2021