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Istituita (per grazia ricevuta) la professione sanitaria di osteopata. “La montagna ha partorito un topolino?” (di Romualdo Carini, Fisioterapista – Responsabile Blog)

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“La montagna ha partorito un topolino?” Il Consiglio dei Ministri del 24 giugno scorso ha deciso di “istituire” (dopo che era stata “individuata” dalla legge 3/2018), la professione sanitaria dell’osteopata, istituzione che avverrà tramite prossimo Decreto del Presidente della Repubblica.

Individuazione avvenuta a suo tempo e istituzione avvenuta ora, molto contestate dal settore, per motivi sostanziali e per motivi procedurali.

Motivi sostanziali, perchè l’osteopatia “odora” molto di pseudoscienza (I pericoli dell’osteopatia. Una pseudoscienza che non cura e che non riguarda solo le malattie delle ossa, ma che può provocare seri danni (come dimostra la storia di Andrea Vianello)”“Osteopatia portami via”“L’osteopatia diventa una professione sanitaria in Italia, ma non è un riconoscimento scientifico” Osteopatia e chiropratica: scienza o ciarlataneria?….

Annusando” qua e là:

  • Non esistono studi controllati che dimostrano una reale efficacia dell’osteopatia”.
  • Persino nelle riviste che contemplano studi sulle medicine complementari, non si riesce a raccogliere sufficienti prove della validità dell’osteopatia”.
  • In alcune pratiche previste dall’osteopatia, è stato riscontrato un rischio di sintomi neurologici e ictus”.
  • Questa pratica fino a oggi non ha mai dimostrato la sua reale efficacia. Cosa che – è sempre meglio chiarirlo – non può essere stabilita coi voti nelle riunioni politiche, bensì alla luce di ampi studi che prevedano un controllo”.
  • Tale pratica è stata riconosciuta «complementare» dall’OMS. La definizione di «medicina complementare» è l’eufemismo con cui vengono definite tutte quelle pratiche riconosciute non perché hanno dimostrato di funzionare (da sole o abbinate ai trattamenti standard), ma, visto l’ampio consenso popolare, se ne autorizza l’esercizio, purché i pazienti non vengano spinti ad abbandonare le cure vere e proprie”.
  • Gli osteopati dicono di sentire le vibrazioni del cranio e delle meningi (“vibrazioni” che sentono solo loro)”.
  • Secondo l’osteopatia i disturbi causati dalle anomalie osteo-articolari non si limiterebbero ai dolori o alle contratture muscolari, ma sarebbero estesi praticamente a tutto, dai disturbi intestinali, urinari, nervosi, fino a malattie croniche, questo perché (come sosteneva Andrew Still), le ossa “malposizionate” interrompevano il flusso sanguigno creando “turbolenze” ed anomalie agli altri organi. Sistemare la normale situazione ossea avrebbe ripristinato il flusso sanguigno corretto e quindi migliorato il disturbo”.
  • Un osso “posizionato male” è ovviamente una patologia importante, ma che ha sintomi ben precisi (una frattura, una lussazione, sono molto dolorose) e non sarà certo una manipolazione a sistemare un’alterazione ossea o articolare che provoca disturbi a tutto il corpo, o almeno nessuno lo ha mai dimostrato. Le teorie di base dell’osteopatia non sono mai state confermate scientificamente né sono plausibili.”

Motivi procedurali, per i vergognosi (e di dubbia legittimità) escamotages messi in atto da Politici e loro clienti, per arrivare al risultato.

Infatti, proprio, probabilmente, a causa dei precedenti motivi “sostanziali”, al fine di evitare una più che possibile stroncatura, hanno dovuto modificare, depotenziandolo, l’art. 5 della legge 43/2006, nella parte riguardante “L’individuazione di nuove professioni sanitarie” .

Repetita iuvant”… per chi non è al corrente della “procedura”, adottata al riguardo nel 2018, o per chi se la fosse dimenticata (stralcio tratto da L’osteopata, professione sanitaria “per grazia ricevuta”, i pericoli dell’osteopatia e quel parere….“acquisito” e non “subordinante”…..

L’ostacolo era rappresentato dal comma 3 dell’art. 5, riguardante “L’individuazione di nuove professioni sanitarie”, che così recitava in origine:

3. L’individuazione È SUBORDINATA ad un parere tecnico-scientifico, espresso da apposite Commissioni, operanti nell’ambito del Consiglio Superiore di Sanità, di volta in volta nominate dal Ministero della Salute, alle quali partecipano esperti designati dal Ministero della Salute e dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano e i rappresentanti degli Ordini delle professioni di cui all’articolo 1, comma 1, senza oneri a carico della finanza pubblica. A tal fine, la partecipazione alle suddette Commissioni non comporta la corresponsione di alcuna indennità o compenso né rimborso spese.

Articolo 5, che è stato così “opportunamente” riformulato dalla legge 3/2018:

Modifica dell’articolo 5 della legge 1º febbraio 2006, n. 43

1. L’articolo 5 della legge 1º febbraio 2006, n. 43, e’ sostituito dal seguente:

«Art. 5 (Individuazione e istituzione di nuove professioni sanitarie). – 1. L’individuazione di nuove professioni sanitarie da comprendere in una delle aree di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 10 agosto 2000, n. 251, il cui esercizio deve essere riconosciuto in tutto il territorio nazionale, avviene in sede di recepimento di direttive dell’Unione europea ovvero per iniziativa dello Stato o delle regioni, in considerazione dei fabbisogni connessi agli obiettivi di salute previsti nel Piano sanitario nazionale o nei Piani sanitari regionali, che non trovino rispondenza in professioni già’ riconosciute, ovvero su iniziativa delle associazioni professionali rappresentative di coloro che intendono ottenere tale riconoscimento. A tal fine, le associazioni interessate inviano istanza motivata al Ministero della salute, che si pronuncia entro i successivi sei mesi e, in caso di valutazione positiva, attiva la procedura di cui al comma 2.

2. L’istituzione di nuove professioni sanitarie é effettuata, nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dalla presente legge, PREVIO parere tecnico-scientifico del Consiglio Superiore di Sanità, mediante uno o più’ accordi, sanciti in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e recepiti con decreti del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri.

Opportunamente”, dalla nuova stesura vennero tolti, dalle Commissioni nominate dal Ministero per esprimere un “parere tecnico-scientifico” riguardo nuove professioni sanitarie da istituire, “…i rappresentanti degli Ordini delle professioni di cui all’art. 1, comma 1” della legge 43. Nel caso della professione dell’osteopata, si ebbe così la possibilità di togliere di mezzo i rappresentanti dei Fisioterapisti, che, ovviamente, avrebbero avuto molto da obiettare, riguardo tale individuazione, mentre vennero introdotte le “associazioni rappresentative di coloro che intendevano ottenere tale riconoscimento”….è stato come battere un rigore dopo aver fatto accomodare il portiere avversario a bordo campo.

Altrettanto “opportunamente”, mentre nella versione originale del citato comma 3 dell’art. 5, l’individuazione di una nuova professione sanitaria era SUBORDINATA a detto parere (e, pare, chiaramente, era da intendersi nel senso di VINCOLATA), nella nuova versione il parere è stato, come detto, opportunamente “annacquato” in PREVIO, a semplice “condizione o atto burocratico preliminare indispensabile da effettuare”, normativamente svuotandolo di valore vincolante (anche se ci fu un tentativo, in Aula alla Camera, in fase di approvazione della Legge, di reintrodurre, con un corretto emendamento, tale subordinazione, emendamento naturalmente bocciato). Nell’art. 7 della 3/2018 istitutivo della professione dell’osteopata e del chiropratico quel PREVIO diventa ACQUISITO, ma la sostanza non cambia.

Sembrerebbe che, a proposito dell’invenzione della professione sanitaria di osteopata, ci sia stata una notevole lungimiranza e previdenza; sembrerebbe che chi l’ha decisa si sia, a suo tempo, “opportunamente” premunito (forse perché assalito da qualche dubbio, riguardo la sua scientificità), di tutelare l’obiettivo dal rischio di possibili bocciature istituzionali, così che, quand’anche una stroncatura documentata, fosse arrivata al “pettine” rappresentato dal Consiglio Superiore di Sanità, avrebbe avuto il valore….del due di picche.

Premesso doverosamente, per conoscenza, quanto sopra, perchè ironizzare dicendo che “la montagna ha partorito un topolino” (o si potrebbe anche dire “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”)?

Viene da pensarlo leggendo le competenze, contenute nel PROFILO OSTEOPATA, attribuite ora PER LEGGE a questi novelli professionisti sanitari, Profilo approvato a suo tempo dalla Conferenza Stato – Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano.

L’art. 1 di detto Profilo (Individuazione della figura e del profilo dell’osteopata) recita che L’osteopata è il professionista sanitario, in possesso di laurea triennale universitaria abilitante o titolo equipollente e dell’iscrizione all’albo professionale, che svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie interventi di prevenzione e mantenimento della salute attraverso il trattamento osteopatico di disfunzioni somatiche non riconducibili a patologie, nell’ambito dell’apparato muscoloscheletrico”.

L’art. 2 (Ambiti di attività e competenza) stabilisce che:

L’osteopata, in riferimento alla diagnosi di competenza medica, e all’indicazione al trattamento osteopatico, dopo aver interpretato i dati clinici, riconosce l’indicazione o la controindicazione al trattamento osteopatico ed effettua la valutazione osteopatica attraverso l’osservazione, la palpazione percettiva e i test osteopatici per individuare la presenza di segni clinici delle disfunzioni somatiche del sistema muscoloscheletrico.

L’osteopatia viene spesso presentata e celebrata come la panacea di tutti i mali, pardon di tutte le “disfunzioni somatiche” (?) del corpo umano, ma i termini “cura” o “curare” non compaiono da nessuna parte nel Profilo dell’osteopata.

Si ritrovano a dover fare solo “prevenzione”. Il che credo significhi che possono intervenire solo su un corpo ancora “sano”, che non ha ancora bisogno di cure e per di più su “disfunzioni somatiche” (?) solo muscoloscheletriche e non più viscerali o quant’altro millantato (ho letto di osteopatia nell’Alzheimer); è loro precluso l’intervento su qualsiasi patologia.

Curioso anche “il riferimento alla diagnosi di competenza medica”: ma un medico, ad esempio, in base a quali elementi e valutazioni stabilisce, ASSUMENDOSENE LA RESPONSABILITA’, che un mal di schiena è una “disfunzione somatica” o una “lombalgia da schiacciamento vertebrale”, quindi una patologia? E bisognerà discuterne con la classe medica.

La montagna ha partorito un topolino?”

O forse (viene da pensarlo maliziosamente, si fa peccato ma spesso ci si azzecca), sembrerebbe che chi ha avuto l’incarico di stendere il loro Profilo e relative competenze, accortosi, responsabilmente, del fatto che si tratta di una pratica in forte odore di pseudoscienza, ha voluto correggere, ridimensionare, sterilizzare il “capolavoro” (eufemismo) costruito dalla Politica, attribuendo, a questa strana professione, delle competenze tali da renderla, PER LEGGE, praticamente…”inoffensiva” per la salute delle persone.

Da un sito di osteopatia: “Disfunzione somatica = funzione danneggiata o alterata di componenti collegate al sistema somatico (struttura del corpo): strutture muscoloscheletriche, articolari, miofasciali e gli elementi vascolari, linfatici e nervosi associati…(omissis).……riconosciuta solamente dalla capacità manuale dell’osteopata, perchè sfugge anche ad esami radiodiagnostici….”: una cura inventata per disturbi inventati? L’osteopatia è l’omeopatia della fisioterapia?

Ho letto da qualche parte che alcuni trionfanti osteopati invitano i fisioterapisti a “far buon viso a cattivo gioco”…..sicuri che tocchi a noi?

Il loro Profilo è “tanta roba”, per usare un’espressione diffusa e dai mille significati, su cui ci sarà modo di ragionare al momento opportuno…..

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Postato il 4 luglio 2021