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Osteopata: professione sanitaria……”per grazia ricevuta?” (di Romualdo Carini, Fisioterapista e Giornalista Pubblicista – Responsabile Blog)

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ROMUALDO CARINI – Fisioterapista e Giornalista Pubblicista, Responsabile Blog

La “legalità” è (o dovrebbe essere) uguale per tutti?

“Noi non prendiamo lezioni di legalità da nessuno”, tuonava (letteralmente) il nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in occasione di uno dei suoi ultimi comizi prima delle elezioni regionali dello scorso maggio, se ben ricordo a proposito di alcune contestazioni ricevute in Campania. E, a rinforzo aggiungeva: “Siamo una forza politica che ha fatto della legalità il suo faro, come dimostrano tutti i provvedimenti presi dal Governo”.
Parole chiare, impegnative, quasi un aforisma, come dire: “la legalità fa parte del DNA del nostro Partito Democratico e sempre ci ispira e guida nel nostro agire politico e di governo e nessuno può darci lezioni al riguardo, nessuno deve permettersi di contestare questo fatto”.
Bene, nel nostro settore, quello delle Professioni Sanitarie, è in gestazione un “provvedimento”, collegato al DDL 1324 (“Deleghe al Governo in materia di sperimentazione clinica dei medicinali, di enti vigilati dal Ministero della salute, di sicurezza degli alimenti, di sicurezza veterinaria, nonché disposizioni di riordino delle professioni sanitarie, di tutela della salute umana e di benessere animale”), attualmente in discussione presso la Commissione Igiene e Sanità del Senato, che, a mio avviso, può essere ottimamente utilizzato come “cartina di tornasole” (diciamo così) per quell’aforisma. Il provvedimento a cui ci si riferisce, riguarda “l’individuazione della professione sanitaria di osteopata”.
Gli “experts of osteopathy” (non esiste in nessun documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS – il termine osteopata), fino ad oggi abusivi della riabilitazione, chiedono ora a gran voce la patente di professione sanitaria, accampando le loro motivazioni e la vogliono ottenere tramite un emendamento ad hoc che è stato presentato, al momento propizio, nel citato DDL 1324.

Per ora gli è andata però male, perchè la Commissione Bilancio del Senato, chiamata a dare un suo parere di competenza su questo e altri emendamenti, lo ha bocciato, perchè ritenuto economicamente troppo oneroso per le Casse dello Stato, ma questo non significa che l’emendamento non possa d’incanto ricomparire, magari quando il DDL andrà in Aula per l’approvazione dell’Assemblea; consideriamolo al momento “disattivato”, ma sempre lì, nell’ombra, pronto a stranamente (eufemismo) materializzarsi per opera di qualche compiacente appartenente alla Casta.
Una vicenda, questa del riconoscimento dell’osteopata come professione sanitaria, iniziata come rivendicazione di parte, ma diventata ben presto un tormentone che ha incendiato il settore e che ora sta assumendo i contorni di pastrocchio politico in odore di accordo e favoritismo sottobanco.

Sulle barricate si sono però subito ritrovati i Fisioterapisti, con in prima linea l’AIFI (come era accaduto qualche anno fa a proposito del famigerato art. 1-septies, che voleva rendere equipollente il laureato in scienze motorie al fisioterapista), Fisioterapisti che vedono in pratica contrabbandare la loro professionalità in questo riconoscimento, ma anche TUTTE le altre 21 Professioni Sanitarie citate dalla legge 251 e interessate dal DDL 1324, che dovrebbe finalmente istituire i loro Ordini e Albi.

Non voglio entrare nel merito dell’acceso dibattito sulla questione, non voglio esprimermi sulla scientificità o pseudo-scientificità dell’osteopatia, non è mia intenzione discutere della formazione degli “experts of osteopathy”, formazione promossa e certificata da un arcobaleno di scuole o semplici corsi di vario tipo, durata e differenti programmi, né tantomeno prendere in considerazione i titoli di base richiesti per l’accesso a tali scuole e corsi e neppure commentare la Mozione, contro tale riconoscimento, approvata all’unanimità il 14 aprile scorso dalla Giunta della Conferenza Permanente delle Classi di Laurea e delle Lauree Magistrali delle Professioni Sanitarie, ci sarà tempo e spazio per affrontare prossimamente questi aspetti. Mi interessa al momento proporre spunti per una riflessione circa la tanto decantata “legalità” che si vuole utilizzare per approvare quel provvedimento.

Riguardo l’iter da seguire per il riconoscimento dell’osteopata come professione sanitaria, la tanto decantata “legalità” dovrebbe essere rappresentata dall’art. 5 della legge 43/2006, (“Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali”), articolo 5 così intitolato “Individuazione di nuove professioni in ambito sanitario”, articolo che ritengo opportuno riportare integralmente per correttezza espositiva ed interpretativa.

ART. 5
(Individuazione di nuove professioni in ambito sanitario)

1. L’individuazione di nuove professioni sanitarie da ricomprendere in una delle aree di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 10 agosto 2000, n. 251, il cui esercizio deve essere riconosciuto su tutto il territorio nazionale, avviene in sede di recepimento di direttive comunitarie ovvero per iniziativa dello Stato o delle regioni, in considerazione dei fabbisogni connessi agli obiettivi di salute previsti nel Piano sanitario nazionale o nei Piani sanitari regionali, che non trovano rispondenza in professioni già riconosciute.
2. L’individuazione è effettuata, nel rispetto dei princípi fondamentali stabiliti dalla presente legge, mediante uno o più accordi, sanciti in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e recepiti con decreti del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri.
3. L’individuazione è subordinata ad un parere tecnico-scientifico, espresso da apposite commissioni, operanti nell’ambito del Consiglio superiore di sanità, di volta in volta nominate dal Ministero della salute, alle quali partecipano esperti designati dal Ministero della salute e dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e i rappresentanti degli ordini delle professioni di cui all’articolo 1, comma 1, senza oneri a carico della finanza pubblica. A tal fine, la partecipazione alle suddette commissioni non comporta la corresponsione di alcuna indennità o compenso né rimborso spese.
4. Gli accordi di cui al comma 2 individuano il titolo professionale e l’ambito di attività di ciascuna professione.
5. La definizione delle funzioni caratterizzanti le nuove professioni avviene evitando parcellizzazioni e sovrapposizioni con le professioni già riconosciute o con le specializzazioni delle stesse.

Ora, se le parole valgono per quello che dicono, credo si possa affermare come l’articolo in questione preveda una procedura, un percorso, fatto, diciamo così, di “step” (i 5 commi) ben precisi a cui attenersi e al termine dei quali la nuova professione può qualificarsi come “sanitaria”.
Volendo rappresentare in modo figurato e intuitivo tale procedura, la possiamo paragonare ad una addizione, in cui gli step/commi diventano gli addendi e la loro somma determina il risultato finale secondo “legalità” e cioè l’individuazione di una nuova professione in ambito sanitario.
Se si vuole rispettare la “legalità”, a me pare che questo sia il percorso da seguire. Ma si vuole procedere in questo modo anche per l’osteopata?

Due pesi e due misure?

Prendiamo ora in considerazione l’emendamento al DDL 1324 pro-osteopati a cui sopra si faceva cenno, emendamento esplicitamente voluto e sostenuto dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin (NCD) e presentato per ben due volte dall’on. Emilia Grazia De Biasi (Partito Democratico), Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, nonché Relatrice del DDL in oggetto. Emendamento al momento, come detto, “disattivato”, perchè bocciato dalla Commissione Bilancio, ma ancora in essere. Eccolo.

3.0.1 (testo 2)
La Relatrice
Dopo l’articolo 3 , inserire il seguente:

Art. 3 – bis.
(Istituzione e definizione della professione dell’osteopata)

1. È istituita la professione sanitaria di osteopata.
2. L’osteopata è il professionista sanitario che, in possesso di laurea abilitante o titolo equipollente, svolge la propria attività sulla base delle competenze individuate secondo le procedure previste dall’articolo 5, commi 1, 2, 4 e 5 della legge 1 febbraio 2006, n.43.
3. Entro 6 mesi dall’entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dell’Istruzione, università e ricerca, di concerto con il Ministro della Salute è definito l’ordinamento didattico della formazione universitaria in osteopatia.
4. Con successivo Accordo Stato – Regioni sono stabiliti i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti ai fini dell’esercizio della professione sanitaria di cui al comma 1.
5. È istituito senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, presso l’Ordine dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione,l’albo per la professione sanitaria di osteopata.
6. Possono iscriversi all’albo istituito ai sensi del comma 5, i soggetti che hanno conseguito la formazione universitaria in osteopatia di cui al comma 3, e i soggetti in possesso dei titoli ai sensi del comma 4.

Ora, se lo si confronta con quanto stabilito dalla “legalità”, rappresentata dall’art. 5 della legge 43/2006, si può rilevare immediatamente che:

1) Lo step n. 6, il risultato a cui si deve arrivare “addizionando” i precedenti 5 step presenti nell’articolo 5/ della L. 43, cioè l’identificazione della nuova professione sanitaria, nell’emendamento proposto diventa lo step. n. 1!! L’emendamento prevede che quella dell’osteopata sia professione sanitaria…..“a prescindere”!

2) Gli step 1, 2, 4 e 5 previsti dalla “legalità” dell’art. 5 vengono dopo, raccolti nello step. n. 2 dell’emendamento, assumendo inevitabilmente un valore molto relativo, declassati (quella dell’osteopata è professione sanitaria…a prescindere da essi). Passano quindi in secondo piano “i fabbisogni di salute previsti nel Piano Sanitario Nazionale o nei Piani Sanitari Regionali, che non trovano rispondenza in professioni già riconosciute” (comma 1 art. 5/L. 43), e ci si chiede anche a cosa possano servire, a questo punto, gli “accordi sanciti in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, ai sensi….” (comma 2 art. 5/L. 43), che “individuano il titolo professionale e l’ambito di attività di ciascuna professione” (comma 4 art. 5/L. 43) e le eventuali “parcellizzazioni e sovrapposizioni con le professioni già riconosciute o con le specializzazioni delle stesse” (comma 5 art. 5/L. 43).

3) Stranamente (?) poi, dallo step. n. 2 dell’emendamento, che mette insieme gli step n. 1, 2, 4 e 5 previsti dall’art. 5 della L. 43, manca (e non vi si fa cenno da nessuna altra parte) lo step n. 3 previsto invece dalla “legalità”, quello che, vale la pena ricordare, subordina l’individuazione di una nuova professione sanitaria al “parere tecnico-scientifico, espresso da apposite commissioni, operanti nell’ambito del Consiglio Superiore di Sanità, di volta in volta nominate dal Ministero della salute, alle quali partecipano esperti designati dal Ministero della salute e dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e i rappresentanti degli ordini delle professioni di cui all’articolo 1, comma 1…..”.

Credo venga spontaneo chiedersi, a questo punto, PERCHÈ l’individuazione della professione sanitaria dell’osteopata debba godere di una simile deroga alla “legalità”, debba beneficiare di una simile corsia preferenziale.
Secondo alcuni suoi sostenitori (per citare loro affermazioni) perché “l’osteopatia differisce dalle altre professioni sanitarie, che utilizzano le tecniche manuali, come la fisioterapia e la chiropratica, in quanto si basa su un approccio olistico manuale per la cura del paziente nel suo insieme”; oppure perché “la diagnosi osteopatica differisce dalla diagnosi medica, in quanto la prima si occupa semplicemente di diagnosi disfunzionale, che non ha nulla a che vedere con la diagnosi medica di patologia o di malattia dell’organo”; o ancora perché “l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce l’osteopatia come professione sanitaria distinta dalle altre” (e anche sulla veridicità di tali affermazioni c’è molto da discutere).

Bene, ma allora, se queste affermazioni hanno fondamento, non si capisce perché non debbano essere validate dal “parere tecnico-scientifico espresso dalle apposite Commissioni….” appena sopra citate, come prevede la “legalità”.
L’impressione é che si voglia sottrarre l’osteopatia e l’osteopata da questo tipo di validazione, si cerchi di tenerli lontani da confronti scomodi, si preferiscano evitare pareri tecnico-scientifici “istituzionali”, perché (viene maliziosamente da pensar male)…forse rischiosi…(e la tutela della salute del Cittadino dove sta?). L’osteopata deve diventare professione sanitaria “a scatola chiusa”! C’é addirittura chi vorrebbe che l’individuazione della professione sanitaria di osteopata non avvenisse per mezzo del DDL 1324 col citato emendamento (forse con un Decreto Legge allora?), perché “l’osteopatia non svolge il ruolo di sparring partner della Fisioterapia o di una protesi applicabile per creare una super-fisioterapia. L’osteopatia ha una propria identità, una propria autonomia, una propria specificità che vanno rispettate, riconosciute e tutelate”, non farlo “…..significa essere ciechi dinanzi alle regolamentazioni e ai riconoscimenti degli altri Stati”.
D’accordo, tutto nobile e sofferto, ma per questa consacrazione a mio avviso non bastano “l’unicità dell’osteopatia e le regolamentazioni e i riconoscimenti degli altri Stati”, la nostra decantata “legalità” ha stabilito di fare le verifiche del caso autonomamente, vuole “de visu” certificare l’evidenza scientifica e quant’altro…

Un’altra considerazione. Se questa “anomalia procedurale” (eufemismo) dovesse realizzarsi, costituirebbe senz’altro un precedente.
Nello scorso mese di maggio si é svolto a Roma, organizzato dalle loro Associazioni davanti al Ministero della Salute, un sit-in degli odontotecnici, rispettabilissima professione, anch’essa in attesa, a quanto pare addirittura da 87 anni, di un nuovo profilo e del riconoscimento professionale in ambito sanitario. Non si vede perché non dovrebbero anche loro usufruire dell’anomala procedura che si vuole riservare agli osteopati. E questo è solo un esempio.
E costituirebbe anche un precedente pericoloso, se pensiamo ai numerosi “fuori legge”, cioè abusivi, presenti nel nostro settore, pronti ad utilizzare qualsiasi escamotage pur di ottenere un riconoscimento normativo.

Osteopata: professione sanitaria……“per grazia ricevuta”?

Lascio a chi legge, soprattutto se Fisioterapista, valutare (in tutti i sensi, soprattutto politici) questa procedura, esplicitamente voluta, come sopra accennato, dall’on. Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute di quel Governo Renzi “…che ha fatto della legalità il suo faro, come dimostrano tutti i provvedimenti presi dall’Esecutivo…”.
E’ ormai da tempo arcinoto a tutte le 22 Professioni Sanitarie regolamentate, l’occhio di riguardo del Ministro della Salute nei confronti degli “experts of osteopathy”, al fine di far ottenere loro (evidentemente in qualunque modo) la patente di Professione Sanitaria.
In una lettera inviata al 1° Congresso Nazionale del Registro degli Osteopati Italiani (ROI), tenutosi a Roma nel maggio scorso, il Ministro si spendeva per l’istituzione dell’osteopata come professione sanitaria, perchè “l’assenza di un quadro normativo di riferimento ha purtroppo determinato il proliferare di corsi di studio non idonei a formare personale qualificato, con possibili rischi per i pazienti” (e solo per gli osteopati?), per cui l’emendamento proposto vuole “garantire la dovuta dignità professionale ai numerosi operatori ancora costretti ad operare confrontandosi con un assetto normativo incerto”.
Una categoria, quella degli “experts of osteopathy” (stimata in circa 6.000 individui), di “fuori legge”, cioè non regolamentata, che ha sorprendentemente trovato nel Ministro Lorenzin uno sponsor attraverso i cui buoni uffici ottenere ciò che le 22 Professioni Sanitarie (stimate fra i 550/600.000 operatori) già “dentro la legge”, cioè regolamentate da specifiche disposizioni legislative sanitarie, che esercitano le loro attività presso strutture pubbliche e/o private o come liberi professionisti, tenute ad aggiornarsi obbligatoriamente tramite l’Educazione Continua in Medicina (ECM), attendono da 20 anni. “Garantire la dovuta dignità professionale ai numerosi operatori ancora costretti ad operare confrontandosi con un assetto normativo incerto” per loro non vale? Figli di un Dio minore? Non se ne hanno un po’ “le tasche piene”? A che gioco stanno giocando?
Qualche tempo fa Giovanni Maria Flick, ex magistrato, avvocato, docente universitario e già Ministro della Giustizia nel primo Governo Prodi, nonché dal 2008 al 2009 Presidente della Corte Costituzionale, a proposito dei tanti inciuci a cui ci sta abituando la Casta, affermava: “Per chi non è amico le leggi si applicano, per gli amici invece si interpretano e al limite si cambiano”.
“Siamo una forza politica che ha fatto della legalità il suo faro, come dimostrano tutti i provvedimenti presi dal Governo”……Bene! E allora se gli “experts of osteopathy” aspirano a diventare professione sanitaria sono ovviamente liberi di provarci…..ma chi “non ha bisogno di lezioni di legalità” dimostri che lo fanno nel rispetto delle regole!
Staremo a vedere. Nel frattempo meditate Colleghi, meditate…..

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