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Osteopatia: “la montagna ha partorito un topolino” (di Romualdo Carini, Fisioterapista e Giornalista Pubblicista – Responsabile Blog)

La recente emanazione del Decreto Interministeriale n. 1563/2023, che riguarda l’ordinamento didattico del Corso di Laurea in Osteopatia, ha provocato, in gran parte della nostra Categoria, sconcerto, rabbia, frustrazione e pessimismo sul futuro della nostra Professione. Timori per un vero e proprio “scippo legalizzato” di nostre competenze. Perplessità e polemiche di cui si è fatta portavoce anche Repubblica con un articolo.

Il “rovescio della medaglia” (chiamiamolo così), però, di questo Decreto, secondo me permette di non vedere poi così tutto nero.

Questo Decreto chiarisce e puntualizza quanto già stabilito dal Profilo dell’osteopata emanato a suo tempo (DPR 131/2021) e permette, a mio giudizio, riguardo tale Professione, di piantare alcuni precisi “paletti”, riconsiderare alcune (tutte da dimostrare scientificamente) sue “panacee”, stoppare equivoci “favoritismi”.

Nel 2021 pubblicai nel Blog, a commento della decisione del Consiglio dei Ministri, di istituire, la professione sanitaria dell’osteopata, questo articolo: Istituita (per grazia ricevuta) la professione sanitaria di osteopata. “La montagna ha partorito un topolino?” Istituzione contestata dal settore per motivi sostanziali e procedurali (si rimanda chi volesse approfondire la questione all’articolo citato).

Ne ripropongo alcuni stralci, prima di fare alcune considerazioni.

“…..L’osteopatia viene spesso presentata e celebrata come la panacea di tutti i mali, pardon di tutte le “disfunzioni somatiche” (?) del corpo umano, ma i termini “cura” o “curare” non compaiono da nessuna parte nel Profilo dell’osteopata.

Si ritrovano a dover fare solo “prevenzione”. Il che credo significhi che possono intervenire solo su un corpo ancora “sano”, che non ha ancora bisogno di cure e per di più su “disfunzioni somatiche” (?) solo muscoloscheletriche e non più viscerali o quant’altro millantato (ho letto di osteopatia nell’Alzheimer); è loro precluso l’intervento su qualsiasi altra patologia…..”

..omissis…..

“La montagna ha partorito un topolino?”

…..O forse (viene da pensarlo maliziosamente, si fa peccato, ma spesso ci si azzecca), sembrerebbe che chi ha avuto l’incarico di stendere il loro Profilo e relative competenze, accortosi, responsabilmente, del fatto che si tratta di una pratica in forte odore di pseudoscienza, ha voluto correggere, ridimensionare, sterilizzare il “capolavoro” (eufemismo) costruito dalla Politica, attribuendo, a questa strana professione, delle competenze tali da renderla, PER LEGGE, praticamente…”inoffensiva” per la salute delle persone…..”.

I paletti

Il sopracitato Decreto Interministeriale, non fa altro che ribadire (e se ne stanno forse tardivamente accorgendo, purtroppo per loro, anche gli osteopati), quanto citato nel precedente stralcio, rinforzando la mia convinzione che, in definitiva, dopo tanto furbescamente e politicamente brigare (la montagna), hanno di fatto ottenuto di far partorire solo un “topolino” (la prevenzione) e per di più rinchiusa “nell’ambito dell’apparato muscoloscheletrico”.

I “paletti” che demarcano i confini tra il nostro ambito di intervento ed il loro, appaiono ben piantati: noi nella RIABILITAZIONE, loro nella PREVENZIONE (vedasi Decreto 1563/2023 art. 1 – punto 1 – lettere b) e c)).

E per prevenzione in medicina, stando al loro Profilo si intende solo quella primaria, mirata ad evitare l’insorgenza di patologie nelle persone sane, cioè “la riduzione o correzione delle possibili cause di tale insorgenza e il potenziamento delle difese e dei fattori che promuovono la salute”.

Il loro Profilo non lo vedo citare altro tipo di prevenzione. Non quindi quella secondaria, che, in medicina, è finalizzata “a raggiungere una diagnosi precoce della patologia, quando è ancora in una fase asintomatica, ma non evita né riduce l’insorgenza della patologia” e loro affermano di intervenire su “disfunzioni somatiche, quindi “sintomi”, la cui presenza la prevenzione secondaria non prevede.

Nè tantomeno penso possa riguardare loro la prevenzione terziaria, finalizzata, in medicina, “a contenere e controllare gli esiti complessi di una patologia”. Prevenzione che “…si occupa quindi di persone già malate, con malattie croniche o irreversibili, con l’obiettivo di limitare la comparsa di recidive, complicanze o di invalidità” e il Profilo dell’osteopata vieta espressamente l’agire su una qualsiasi patologia, non solo muscoloscheletrica.

E sull’eventuale superamento di tali paletti, pende la Spada di Damocle della sentenza n.12312 del TAR del Lazio, che nel rigettare un ricorso presentato da fisioterapisti nei confronti degli osteopati, per presunto rischio di savrapposizione di loro competenze alle nostre, stabilisce però la loro inequivocabile appartenenza al settore della Prevenzione e non a quello della Riabilitazione.

Stop alle “panacee”

…..interventi di prevenzione e mantenimento della salute attraverso il trattamento osteopatico di disfunzioni somatiche non riconducibili a patologie, nell’ambito dell’appartato muscolo scheletrico….”.

C’è da aspettarsi quindi anche uno stop alle tante “panacee” (= rimedio universale, buono per tutti i mali), tutte da dimostrare scientificamente: stop all’osteopatia per il colon irritabile e sintomi correlati, a quella ginecologica e ostetrica, a quella in gravidanza, a quella per il reflusso gastroesofageo, per le cicatrici, per le “disfunzioni somatiche” cardiocircolatorie e polmonari, per i dolori mestruali, a quella neonatologica e pediatrica, a quella per lo sport, a quella in odontoiatria, a quella in ambito oculistico, a quella oncologica, a quella per la disfagia….e chi più ne ha più ne metta.

Anche perché, al di là della “validità scientifica”, appunto da dimostrare, riguardo l’adeguatezza e l’efficacia di tali interventi sulle problematiche precedentemente citate, considerare tali problematiche disfunzioni somatiche e non patologie sembra in molti casi molto azzardato e da documentare, una questione proprio da….. “prendersi con le pinze”.

Stop a equivoci (e interessati?) favoritismi

E probabile stop, di conseguenza, anche a quei compiacenti medici specialisti in tali problematiche, che”convintamente” (eufemismo) indirizzano i loro pazienti a simili operatori sanitari, sicuri, come dicono alcuni di loro, di “metterli in buone mani”.

In futuro dovranno ponderare bene tale decisione, perché potrebbero incorrere in quanto previsto dall’art. 12 della Legge 3/2018, “Esercizio abusivo di una professione”, nella parte in cui si stabilisce che Si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 15.000 a euro 75.000 nei confronti del professionista (nel nostro caso il medico NdA) che ha determinato altri a commettere il reato di cui al primo comma ovvero ha diretto l’attività’ delle persone che sono concorse nel reato medesimo”.

Un “rovescio della medaglia” di questo Decreto in definitiva chiarificatore…..almeno sulla carta.

Perché almeno sulla carta? Perché occorrerà vigilare (almeno questa volta) affinché quanto stabilito dalla legge venga effettivamente rispettato (e il nostro Ordine Professionale si è pubblicamente impegnato al riguardo), onde evitare nuove eventuali furbate, leggasi soprattutto tentativi di sanatorie.

Anche perché lo sconcerto, la rabbia, la frustrazione e il pessimismo, di cui sopra, cominciano a diffondersi anche fra gli osteopati: il “topolino” partorito non sembra poi una così grande “conquista”, come a suo tempo sbandierato da molti cultori di tale pratica.

Malumori che stanno serpeggiando nella categoria e ad esternarsi sui social: “…si spaccia il Decreto come una vittoria per salvare la faccia….”, “…un passo indietro sul valore della categoria che si ritrova su un gradino più basso rispetto al “potere” creato negli anni…”, “…era meglio se questo Decreto non esisteva…”, “…una schifezza di Laurea!…”, “…come si fa ad essere contenti!?!?…”….. perché sostanzialmente (e finalmente!) in sintesi, “…ci ritroviamo a non poter far più quello che facevamo (indisturbati NdA) da tanti anni…”.

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