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Una sentenza definibile “storica” conferma le competenze e l’autonomia professionale del Fisioterapista (di Romualdo Carini, Fisioterapista e Giornalista Pubblicista – Responsabile Blog)

Emessa, in data 29 febbraio 2024, dal Tribunale di Udine, una “sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste”, nei confronti di un Collega accusato di “esercizio abusivo di professione medica”. Una sentenza che possiamo senz’altro considerare “storica” per la nostra Professione, perché le affermazioni del Giudice possono essere destinate a fare “scuola”.

Il fatto.

Alcuni Pazienti del Collega citato in giudizio, lamentando varie problematiche di tipo fisico (chi al ginocchio, chi alla schiena, chi al gomito, chi alla spalla….), si erano a lui rivolti (anche per telefono) perché, come Fisioterapista, potesse aiutarli a meglio definire tali situazioni ed eventualmente poi farsene carico, per le specifiche cure fisioterapiche necessarie a risolverle.

Al fine di soddisfare le richieste pervenute, il Collega ha così ritenuto, a seconda dei casi, di suggerire radiografie, di predisporre esercizi adeguati, di invitarli a rivolgersi al medico di base o specialista, consigliando di fare esami approfonditi, di valutare direttamente la problematica lamentata dal paziente, tramite ecografia eseguita personalmente.

Prendiamo in considerazione alcuni stralci della Sentenza in oggetto (che si commentano praticamente da soli) per capirne l’importanza.

La denuncia di “esercizio abusivo di professione medica”

La denuncia presentata a suo carico lo definiva “…..IMPUTATO del delitto…..perché, mediante più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, senza essere in possesso della speciale abilitazione da parte dello Stato…..svolgeva abusivamente la professione medica”. Notare il tono quasi da “Tribunale dell’Inquisizione” di medievale memoria.

I capi d’accusa

.”In particolare svolgeva…..le descritte attività per legge riservate ai medici chirurghi: ….anamnesi, visita con l’utilizzo di un ecografo e diagnosi….visita, prescrizione di un esame radiografico e diagnosi…..visita con l’utilizzo di un ecografo e conseguente diagnosi…..prescrizione di una ecografia….e successiva disamina degli esiti di tale accertamento….diagnosi relativa a dolori….prescrizione di esami radiografici….prescrizione di una risonanza magnetica, disamina dei relativi esiti e conseguente prescrizione di una terapia farmacologica….”

Conclusioni delle parti

Sia il Pubblico Ministero che la difesa dell’imputato, hanno chiesto “assoluzione perché il fatto non sussiste”.

Motivazione

Per quanto riguarda le competenze in generale

Dopo una Premessa, in cui si specifica che, essendo l’imputato un Fisioterapista laureato, “….il processo si incentra sul problema del rapporto fra professione di medico e di fisioterapista”, viene poi aggiunto un rimando a quanto stabilito dal Profilo Professionale del Fisioterapista (D.M. 741/1994). Successivamente il Giudice afferma che “….il Fisioterapista, in quanto professionista sanitario ha una competenza legale ad effettuare sia una visita, sia una anamnesi, sia una diagnosi….non sulla salute in generale o in particolare su una patologia, come il medico, ma limitata alle aree della motricità, della relativa fisiologia e, in caso di patologia, per la conseguente riabilitazione….”.

Per quanto riguarda l’uso dell’ecografo

Per quanto riguarda l’utilizzo dell’ecografo, per il Giudice “….l’ecografo è semplicemente uno strumento, privo di invasività, che può supportare l’accuratezza della visita e delle relative conclusioni…”, però, “….ciò premesso, se si esce dalla fisiologia, la risoluzione dei dubbi diagnostici va rimessa al medico per una appropriata definizione….”.

Per quanto riguarda il rapporto con i medici e l’autonomia professionale

Secondo il Giudice “….Questo non significa che il fisioterapista non possa far accomodare nel suo studio e sottoporre a visita fisioterapica una persona “malata” se non inviata dal medico….”.

….”Se però il suo intervento presuppone la diagnosi precisa di questa malattia o interferisce con la relativa terapia, il fisioterapista non può procedere senza il coinvolgimento del medico….”.

….“Con ciò si esclude che l’accesso al fisioterapista sia sempre frutto dell’invio da parte del medico, ma anche che il fisioterapista si sostituisca al medico….”….”….In questo senso non va estremizzato il principio affermato in giurisprudenza, secondo cui il fisioterapista opera solo sulla base di una ‘preliminare individuazione del problema clinico e del tipo di risposta riabilitativa necessaria, oltre che della verifica dei risultati’, che la normativa statale in materia riabilitativa attribuisce al medico (…omissis…); la visita e la diagnosi fisioterapica possono precedere quella medica, purché restino nell’ambito della relativa competenza e non si sostituiscano a valutazioni riservate ai laureati in medicina….”.

Per quanto riguarda il “reato di diagnosi”

.”Il fisioterapista, munito di precisa formazione in ambito sanitario, non può esimersi dal mettere la stessa al servizio dell’équipe complessiva che deve garantire la migliore cura possibile al paziente e proporre quindi al medico, in caso di sospetta patologia, un approfondimento che ritiene opportuno, anche motivando l’indicazione con una certa ipotesi diagnostica, che costituisce un’opportuna forma di collaborazione interdisciplinare e che spetterà poi al laureato in medicina vagliare, avallare o disconoscere alla luce delle sue più elevate e specifiche conoscenze professionali….”.

.”L’invio al medico con la proposta di alcuni esami (…omissis…) è la riprova, nei nostri casi, che il fisioterapista non si è sostituito al medico, ma ha inteso fornire allo stesso l’ausilio della sua professionalità e specializzazione….”.

…(omissis)…

.”L’argomento esposto vale anche quando il paziente si è poi direttamente rivolto ad una struttura privata, senza impegnativa del medico di medicina generale e con richiesta diretta, poiché anche qui è un medico specialista che effettua l’esame, si assume la responsabilità clinica in ordine alla giustificazione della prestazione e al quesito da risolvere, e rilascia, infine, un referto sulla cui base anche il fisioterapista può programmare il suo intervento (e cioè ‘in riferimento alla diagnosi e alle prescrizioni del medico’ come si esprime il DM 741/1994 recante regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo professionale del fisioterapista)….”.

…(omissis)…

.”Senza dimenticare, come già richiamato in precedenza, che, nell’ambito dell’intervento riservato al fisioterapista, si parla di ‘diagnosi’ nel senso dell’indagine preliminare per una valutazione funzionale e sull’avvio (o meno) di un programma ad esempio riabilitativo….”.

Considerazioni finali

Sarebbero tante e si potrebbe correre il rischio di dover risalire a “fatti” e “misfatti” vissuti o patiti dalla nostra Professione fin dalla sua nascita, ancora prima del 1994, anno in cui venne normativamente istituito il nostro Profilo Professionale dal D.M. 741.

Si ritiene così, a sostanziale ed esauriente commento di questa sentenza, proporre quanto pubblicato dal Collega Gianni Melotti (anche lui “testimone” da una vita dei tanti fatti e misfatti di cui sopra), su Riab.Info, “aperiodico d’informazione per fisioterapisti e professioni sanitarie di area riabilitativa”:

Finalmente la Magistratura sembra interpretare in maniera corretta le Leggi che ci riguardano, ad iniziare dal nostro Profilo.

Si parla di visita, anamnesi e di diagnosi su un singolo distretto corporeo; di accesso diretto al Fisioterapista specificando, come si legge in sentenza, senza passare dal MMG o da uno specialista ed infine, forse il passaggio più importante, un Fisioterapista, se si astiene dalla prescrizione di farmaci, può usare un ecografo per fare una diagnosi fisioterapica ed interfacciarsi con il medico.

Anche la nostra libera professione agli albori ha dovuto sfidare il Sistema, che faceva una gran confusione tra un Ambulatorio, per il quale servono precise autorizzazioni, e uno Studio.

Ormai è storia e quei precursori li conoscono tutti: Mauro Gugliucciello, che aprì il suo Studio senza medico a Udine e Angelo Fabbri che, a Novate Milanese, si liberò del direttore sanitario. Fecero scalpore ma avevano ragione loro.

Anche il pubblico impiego ha avuto i suoi pionieri che, tra forti contrasti e con alterne fortune, hanno ancora una volta dovuto sfidare il Sistema. Tra i tanti si ricordano i Colleghi Claudio Marcolongo, per la riabilitazione uro-ginecologica e Gianni Melotti che, per oltre 20 anni, ha gestito, in autonomia, un Servizio intra ed extra ospedaliero di riabilitazione polmonare dipendendo gerarchicamente da un primario pneumologo.

Si spera che il testimone venga ora brandito dalle nuove leve.

(Mg)”.